Cultura

A Paestum la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico sul sentiero degli Argonauti

Tra il parco archeologico di Paestum, il Museo e la Basilica si è svolta la ventesima edizione di una manifestazione che, tra i valori del passato, tecnologia virtuale e puntando anche sui giovani, tende alla tutela e alla valorizzazione del nostro patrimonio archeologico, turistico e culturale

Che il nostro paese sia un territorio ricco di località piene di storia, di cultura e di bellezza è un dato ormai assodato. La Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, che si è tenuta a Paestum dal 26 al 29 ottobre, è uno dei contenitori che custodisce e mette in mostra queste ricchezze, ed è un appuntamento di grande interesse per archeologi, operatori turistici e studiosi di ogni parte del mondo. La manifestazione, ideata e diretta da Ugo Picarelli, quest’anno festeggiava il ventesimo compleanno ed è un punto di riferimento oltre che per gli operatori del settore, anche per la comunità scientifica internazionale, visto gli innumerevoli momenti di confronto e di approfondimento sui temi della custodia e della valorizzazione del patrimonio culturale. Mentre nei primi anni erano pochi gli stand dedicati ai paesi esteri, quest’anno a Paestum erano presenti una trentina di nazioni. Il tutto in una location decisamente suggestiva, quella dei templi di Paestum, area a gestione autonoma, e in un comune, quello di Capaccio- Paestum, che ha visto crescere la cultura di impresa tra gli operatori turistici e la consapevolezza di ognuno di essere in un posto speciale.

Il salone espositivo. Parecchi degli spazi, tra i più di cento espositori, avevano un carattere di accoglienza, quasi da salotto. Luoghi ampi e arredati con tavoli, o con divani e sedute particolari, spesso sistemati di fronte a foto giganti retroilluminate, o a grandi video quasi cinematografici, per garantire una immersione totale nelle atmosfere che tendevano a illustrare. Il programma della quattro giorni espositiva è stato più che denso. Tra le varie sedi (il Museo archeologico, la Basilica e il padiglione all’interno del parco Archeologico) sono state molte le conferenze, gli incontri con gli autori, diverse le esperienze interattive e innumerevoli i meeting tra addetti ai lavori. L’organizzazione ha anche pensato a una serie di laboratori e di workshop di orientamento e formazione per i ragazzi, e per loro anche degli spazi dedicati per l’esperienza virtuale dei giochi elettronici. Archeo Virtual è una sezione del salone espositivo in cui erano in mostra progetti di Archeologia del videogame, videogiochi nei musei, e suggestioni video ludiche. Tutte esperienze del mondo digitale che servono ad avvicinare, avvincere e soprattutto trasportare un messaggio vivo alle nuove generazioni. E tra le altre cose affascinanti vanno annoverate le innumerevoli botteghe artigianali ricreate per fare scoprire ai visitatori le bellezze della lavorazione dell’ambra nella preistoria. Spazi dove alcuni archeo-tecnici hanno ricostruito gli utensili e le dinamiche operative dell’età del bronzo. E poi la lavorazione dei metalli preziosi con artigiani che riportano in vita tecniche antichissime come la granulazione e la fusione nell’osso di seppia. E poi ancora la ceramica, con la possibilità, oltre a venire a conoscenza di diversi stili decorativi, di realizzare un manufatto attraverso l’esperienza del tornio, altro fantastico oggetto della tecnologia antica, che pare già girasse più di tremila anni orsono nel bacino dell’Ur. Poco più in là sempre archeologi sperimentali hanno proposto le antiche strategie per produrre oggetti, utensili, e armi di bronzo, e la forgiatura e del ferro. E ancora laboratori sulla lavorazione della pelle, dove si poteva lanciare uno sguardo sul lungo cammino delle scarpe che hanno accompagnato il percorso dell’uomo. Un uomo che rimane il centro anche dell’analisi archeologica, grazie alle ricostruzioni della vita quotidiana in tutti i suoi aspetti, a partire dall’uomo preistorico fino ai greci e i romani, schiere di gladiatori, tribù della seconda età del ferro. Ricostruzioni che sicuramente possono incantare le nuove generazioni e accostarle in maniera naturale anche attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie. In uno dei padiglioni ad esempio si poteva sfruttare una maschera con la realtà virtuale, per realizzare una realistica immersione virtuale all’interno di grotte o sul fondo marino per un percorso di archeologia subacquea. In un altro si proponeva agli insegnanti di sfruttare i tanti siti di grotte naturali per proporre agli studenti una offerta didattica che, con una solida base scientifica, ma con un approccio ludico e interattivo sappia parlare il linguaggio dei ragazzi, unendo gli aspetti culturali a quelli ricreativi.

Il sentiero degli Argonauti. Una esposizione che ha collegato il passato e il futuro, le tecniche primitive e la moderna tecnologia in una maniera abbastanza fluida ed armonica. Tecnologia ed allestimenti anche avveniristici, con la forma classica di video sempre più avvincenti, ma anche con tipologie di comunicazione che affondano nelle radici della memoria collettiva come quella di un cantastorie. “La riviera di Ulisse”, infatti tra le tante idee per incuriosire e dare visibilità a una delle tantissime località italiane ricche di storia, di cultura e panorami da proteggere e valorizzare, è ricorsa ad un giovane attore che recitava in versi un’accattivante filastrocca che parlava del famoso tratto di costa bello al punto da far fermare, come dice la leggenda, anche il mitico viaggiatore, Ulisse. A volersi regolare con il codice della bellezza che appartiene a tanti tratti della costa italiana, dalle coste siciliane, da dove arrivava il Parco archeologico di Naxos-Taormina, alle località mondiali della costa amalfitana, si potrebbe anche trovare una certa giustificazione per i lunghi anni di navigazione del re di Itaca. Quanti sono infatti i tratti di costa dove non si trova una superba esplosione della natura, e di quante vie e quanti percorsi è ricco il paese Italia? Per ogni regione che si attraversa la scelta è variegata e legata ai vari costumi. Quella che si offriva alla BMTA di quest’anno era “Il sentiero degli Argonauti”, una passeggiata dai templi di Paestum fino al mare, ispirata all’antica leggenda secondo la quale gli eroi che accompagnavano Giasone alla ricerca del vello d’oro avrebbero fondato il santuario di Hera alla foce del Sele. Dal decumano maggiore di Paestum, attraversando Porta Marina, e un tratto di pineta dalla flora tipica si giunge all’antica spiaggia di Poseidonia.

Lo stand del Parco Archeologico Naxos-Taormina
Lo stand del Parco Archeologico Naxos-Taormina

Valorizzare il patrimonio archeologico. La maniera di pensare il turismo è decisamente cambiata, e ogni territorio è arrivato alla consapevolezza che l’offerta turistica deve integrare i vari aspetti che lo caratterizzano e il patrimonio archeologico è uno dei volani da sviluppare. La BMTA è sempre più apprezzata a livello internazionale e si rivela come serio momento di scambio interculturale e di riflessione su temi di drammatica attualità come il terrorismo internazionale. In questi giorni il toro di Nimrud, il colosso di cinque metri distrutto dall’ISIS, è stato ricostruito a Firenze dagli specialisti di Nicola Salvioli ed esposto all’UNESCO. Questo è il chiaro segno di quanto può fare la competenza e la straordinaria abilità artigiana e tecnologica dell’Italia. Sulla lunga strada da fare per la tutela e la valorizzazione dei beni archeologici e il loro sviluppo come reali motori per il turismo, la “Borsa” di Paestum è un evento di grande spessore. La sua chiusura è stata un po’ come la chiusura di un forziere magico, per le proposte del turismo culturale e archeologico, che promette visioni incantate e momenti di reale serenità, a contatto con la natura e la storia dell’opera umana. Ma riaprirà l’anno prossimo e potrà solo rivelare nuove sorprese.

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