Cultura

La dissoluzione dell’arte

Secondo Doestoevkij l’umanità non può vivere senza la bellezza. Ma arte e bellezza oggi coincidono ancora? Nell’ultimo secolo l’arte ha subìto una profonda metamorfosi che ha condizionato anche il modo di farla e percepirla

L’arte non è né contemporanea né antica: l’arte è arte. All’inizio del XX secolo l’arte ha subìto una profonda metamorfosi con effetti che hanno condizionato gli artisti. Concretamente con le avanguardie scompare quasi del tutto l’arte figurativa, accompagnata dalla perdita dalla identità culturale dell’arte e la dissoluzione irreversibile rispetto alle altre forme di espressioni artistiche. L’arte delle avanguardie e contemporanea, spesso si configura anche mediante la composizione di vari materie trasformandosi in allestimenti, per i quali necessita di continue spiegazioni perché non rivelano forme e volumi presenti in natura e dunque disancorati dalla realtà circostante.

Lo status di artista. A partire dagli anni del secondo dopoguerra, è stato cancellato l’albo degli artisti, così che, si è lasciata la libertà diffusa di proclamarsi da quel momento in poi artista. A tutela di tale proclamazione l’UNESCO ha stabilito che gli artisti sono vettori di diversità culturale e artistica, e la loro attività è un importante contributo per lo sviluppo della società per la creazione di legami sociali tra i cittadini, ed essendo anche un lavoro intellettuale, consente al singolo di acquisire “conoscenze e benessere morale”. Lo status di artista, approvato dalla Conferenza Generale dell’UNESCO nel 1980, ha l’obiettivo di “rendere possibile per gli artisti di godere della stima necessaria per il pieno svolgimento del loro lavoro e fornire loro le garanzie economiche a cui hanno diritto in quanto persone attivamente impegnate in attività culturali. Ovviamente l’attività culturale a cui si fa riferimento non ha in sé alcuna direttiva o limiti di accesso al citato status. Alcuni artisti contemporanei in relazione al suddetto principio non hanno neanche sentito la necessità di imparare a disegnare, in quanto sono auto referenziati e proclamati artisti. Se le grandi opere d’arte del passato erano difficile da realizzare, “alcune” delle opere d’arti contemporanee sono difficili da capire; e allora nasce spontanea una domanda ed una risposta a senso unico, nel senso che trattasi di un limite inscritto nella mancata preparazione degli utenti e dei cittadini, in quanto nessun dubbio può essere sollevato nei confronti dell’artista, in quanto Egli è secondo l’UNESCO “vettore di diversità culturale”.

La dissoluzione dell’arte. L’opera d’arte subisce una picconata demolitrice definitiva quando Nietzche a Torino, ormai fuori di sé –in quanto non è possibile utilizzare il termine pazzo- abbracciando un cavallo, dichiara la morte di Dio. Dunque se Dio è morto le opere d’arte sono prive di spiritualità. Da quel momento in poi l’artista si pone in competizione con Dio; la natura creata da Dio ha forme definite, luminose, sorprendenti: «Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano, eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede?». L’artista contemporaneo crea una seconda natura che secondo lui contiene forme e leggi completamente nuove, di natura diversa dal Creato. L’artista è l’unica divinità possibile, egli può trasformare qualunque cosa in arte. Questo pensiero trova piena attuazione in Piero Manzoni. Siccome egli era artista, la sua merda diventa “merda di artista” gelosamente conservata come reliquia nel barattolo con etichetta. Ma la merda di ognuno di noi è uguale a quella di Manzoni, soltanto che non essendo noi artista diventa “merda di non artista”. Dopo Manzoni, le biennali di Venezia hanno raggiunto il massimo della dissoluzione nell’arte. L’intervento di Benedetto XVI con gli artisti avvenuto nella Cappella Sistina qualche anno fa, certamente non è stato casuale, ma Egli ha sentito la necessità di incontrarli e invitarli a sentirsi responsabile della trasmissione della bellezza ed a riflettere sulla lettera che San Giovanni Paolo II rivolse agli artisti di vari credo o confessioni religiose.

La ricerca della bellezza. La bellezza è ciò di cui ha bisogno l’umanità intera, in quanto non è qualcosa di accessorio o di secondario nella ricerca del senso e della felicità, perché l’esperienza del bello avvicina alla realtà. L’umanità citando lo scrittore russo Fedor Doestoevkij (1821-1881) può vivere senza la scienza, può vivere senza pane, ma senza la bellezza non potrebbe più vivere, perché non ci sarebbe più nulla da fare al mondo. Mentre la bellezza è la via verso la trascendenza, verso il mistero ultimo, verso Dio. Prima di congedarsi Benedetto XVI ha lanciato un appello agli artisti: «Non abbiate paura di confrontarvi con la sorgente prima e ultima della bellezza, di dialogare con i credenti, con chi, come voi, si sente pellegrino nel mondo e nella storia verso la bellezza infinita! La fede non toglie nulla al vostro genio, alla vostra arte, anzi incoraggia a varcare la soglia e a contemplare con occhi commossi la meta ultima e definitiva, il sole senza tramonto, che illumina e rende bello».

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