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G7 Pari Opportunità: donne ed economia

Nel 2017 l’Italia ha ancora tanti passi da percorrere per equilibrare la bilancia tra donne e uomini nei vari aspetti che caratterizzano il mondo dell’economia

Glass Ceiling, soffitto di cristallo, un termine anglosassone che ai più non dirà praticamente nulla. Per chi si occupa da anni dei temi legati alle disparità di genere, al contrario, questa espressione fotografa in maniera precisa le difficoltà incontrate dalle donne, per esempio, nel raggiungere i ruoli di maggiore responsabilità all’interno di un’azienda o ad ottenere parità salariale rispetto alle controparti maschili. Da sotto il soffitto di cristallo, le donne in Italia intravedono, sfocato, quel successo professionale che molte di esse meriterebbero ma che non riescono a raggiungere a causa delle disparità di genere.

LA LEGGE GOLFO-MOSCA E LA CORNICE LEGISLATIVA. Nel settore economico, come in quello politico-amministrativo, la prima risposta data dalle istituzioni è stata di natura legislativa. A partire dal 2011, con la c.d. legge Golfo-Mosca, si è riusciti ad introdurre l’obbligo di rappresentanza di genere femminile nei board delle più importanti aziende private o a partecipazione pubblica. In entrambi i settori, la presenza femminile negli organi collegiali è passata rispettivamente dal 6% al 33,6% e dal 17,5% al 30,9%. Un ulteriore passaggio legislativo è invece intervenuto sul delicato tema della conciliazione tra lavoro e maternità. Tra le misure attuative del c.d. “Jobs Act” ne sono rientrate alcune che rendono più flessibili i congedi parentali. L’Italia è intervenuta anche sul c.d. “Welfare Aziendale” fornendo incentivi alle aziende che implementano soluzioni per conciliare vita e lavoro, a tale proposito è stata la legge Madia ha introdurre nuove forme di lavoro autonomo, anche dal proprio domicilio, i c.d. “Smart Works”. Le donne in Italia, anche se in misura ridotta, sono anche imprenditrici (il 16% del totale), è per questo che si è intervenuti per garantire loro un accesso agevolato al credito e, a tale fine, il Governo italiano ha stipulato con l’associazione di categoria delle banche un protocollo d’intesa.

IL MONDO DEL LAVORO DECLINATO AL FEMMINILE. Le note più dolenti arrivano dalle statistiche inerenti l’accesso al mondo del lavoro e la possibilità di farvi carriera per le persone di sesso femminile. In Italia il tasso di occupazione femminile, benché sia il più alto dal 1977, si ferma ad un modesto 48,9%, circa 20 punti in meno rispetto alla controparte maschile. Ciò conferma, ancora una volta, che per sfondare il soffitto di cristallo urge un cambiamento culturale anche in ambito lavorativo. Nell’immaginario comune, una donna in maternità viene ancora vista come un problema piuttosto che come una risorsa per il datore di lavoro mentre si pensa ai posti di maggiore responsabilità all’interno di aziende pubbliche e private esclusivamente attraverso un prisma maschile. Lo conferma l’esistenza di un chiaro divario retributivo esistente tra uomini e donne. Non bisogna infatti fermarsi alla superficie dei numeri che indicano un divario intorno al 6% tra le due categorie di genere, concorrono alla formazione del salario anche i premi, gli straordinari, il raggiungimento degli obiettivi, quegli elementi accessori di cui gli uomini fanno incetta molto più delle donne e che pesano sulle differenze salariali nette che si calcolano alla fine di un anno lavorativo. Nell’ultimo rapporto dell’Ilo, che raggruppa i sindacati internazionali, si sottolinea come questo gap influirà sui livelli pensionistici a venire. Sfondare il soffitto di cristallo è difficile, ma il nostro paese deve rimboccarsi le maniche e continuare a portare avanti una sfida il cui superamento è pienamente alla sua portata.

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