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G7 Pari Opportunità: violenza di genere

A pochi giorni dal 25 novembre, dal vertice di Taormina viene rilanciata la sfida contro la violenza sulle donne

La ministeriale taorminese sulle pari opportunità si avvia alla sua conclusione, salutata dalle immagini superbe di una Taormina insolitamente primaverile nel presentare le sue bellezze naturalistiche e culturali. La città della centauressa si è mostrata, ancora una volta, in tutta la sua bellezza imperiale nonostante gli acciacchi del tempo e, in certi casi, una gestione amministrativa poco oculata abbiano disegnato delle rughe sul suo volto da ninfa. I 7 delegati dei paesi con le economie più avanzate del mondo si sono incontrati per proseguire gli impegni concreti che i loro ben più blasonati capi di stato e di governo avevano assunto all’indomani del vertice di maggio. Sulle pari opportunità ed in particolare sulla violenza di genere si era forse assistito, leggendo tra le righe dei documenti ufficiali, all’assunzione di responsabilità più concreta. Il tema della violenza di genere era stato infatti declinato in una prospettiva multi-dimensionale (legislativa, culturale, sociale) e tra gli impegni concreti, distribuiti tra misure di prevenzione, protezione e repressione, figuravano: la creazione di curriculum didattici sui temi della parità di genere, il monitoraggio dell’attività legislativa dei paesi del G7 in materia di violenza di genere, il finanziamento di campagne di sensibilizzazione, l’aumento dei fondi per l’assistenza alle donne vittime di violenza, l’inasprimento delle misure di repressione per gli aggressori ed i trafficanti di esseri umani in ambito sessuale.

GLI SFORZI DELL’ITALIA. La violenza di genere, purtroppo, è un fenomeno che interessa ancora oggi 7 milioni di persone in Italia. Nel 2013 il parlamento italiano ha licenziato una legge sul femminicidio accompagnata da un piano nazionale anti-violenza finanziato con 40 milioni di euro. Risorse che sono state impiegate per potenziare le rilevazioni statistiche sul fenomeno, per la formazione del personale socio-sanitario nelle singole regioni, per il reinserimento sociale e lavorativo delle donne vittime di violenza, per finanziare progetti didattici nelle scuole, per il potenziamento dei centri anti-violenza. Nel suo piano nazionale anti-violenza 2017-2020, in linea con la struttura già incontrata nei documenti ufficiali del G7 di maggio, sono tre i pilastri che sostengono l’azione in questo settore: prevenzione della violenza attraverso la formazione e la sensibilizzazione, protezione delle vittime attraverso le apposite reti, repressione dei reati di genere. L’Italia affronta, inoltre, un’altra grande sfida contemporanea, il contrasto alla tratta degli esseri umani. Sono ancora in tantissimi, infatti, ad essere sfruttati nel nostro paese già in tenera età, specialmente a sfondo sessuale. Anche in questo ambito, nel febbraio 2016 è stato varato un piano nazionale contro la tratta e lo sfruttamento nell’ambito del quale sono stati finanziati 21 progetti di contrasto e sensibilizzazione per oltre 22 milioni di euro.

UNA SFIDA CULTURALE. La cultura ci salverà. Sembra strano che su un tema così delicato si individui proprio nella risposta culturale piuttosto che nell’aumento delle risorse economiche per combattere il fenomeno la chiave di volta. Certamente tutti gli sforzi fatti finora rappresentano un contributo preziosissimo per contrastare questo odioso fenomeno. Eppure occorre riaffermare un primato della cultura anche in questo ambito così difficile. Ci sono ancora troppe persone che declinano l’amore in termini di possesso. Una relazione è tale quando due anime si compenetrano a vicenda, l’amore si trova in fondo alla malizia di uno sguardo, nel soffice brivido di una mano sfiorata, nella bellezza di un sorriso, candido come la neve. È quando incominciamo a vedere nel partner un oggetto di proprietà, un soggetto da sottomettere alle nostre manie e perversioni che si accende la miccia della violenza. La reificazione delle persone, l’etica malsana del possesso, la facile scorciatoia della violenza rappresentano fenomeni che vanno contrastati alla radice con una risposta culturale. Fanno bene le istituzioni, da questo punto di vista, a mettere in campo ogni sforzo per finanziare progetti di natura didattica e culturale perché questa è l’unica strada per trovare una soluzione strutturale al fenomeno.

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