Voci dal Palazzo

Elezioni Politiche 2018. Berlusconi aspetta Strasburgo e ripensa a Marina

Il Cavaliere continua ad attendere la sentenza della Corte per i Diritti dell'Uomo che deciderà se potrà candidarsi alle prossime elezioni ma la vera alternativa è già in casa: lanciare in politica la figlia primogenita

Aspettando la decisione cruciale della Corte europea per i Diritti dell’Uomo e con la spada di Damocle addosso della legge Severino che decreterà la sua candidabilità o incandidabilità alle Elezioni politiche del prossimo anno, Silvio Berlusconi continua a meditare sul possibile “piano B” se Strasburgo dovesse stroncare le sue chance di scendere in campo in prima persona. Il Cavaliere pensa ad Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo, sa che è una possibilità ma sa anche che difficilmente gli alleati (Salvini e Meloni) accetterebbero di fare un passo indietro sull’eurodeputato romano che fu uno dei cinque fondatori di Forza Italia. E allora Berlusconi ripensa alla mossa che da tempo lo intriga come nessun’altra, quella che a suo avviso è l’unica in grado di sparigliare lo scacchiere attuale nella sua coalizione e che metterebbe pressione sugli avversari politici se da Strasburgo dovessero arrivare cattive notizie all’indirizzo di Arcore: il nome è lei, Marina Berlusconi, la figlia del cuore, presidente di Fininvest e Mondadori, donna in carriera che da più parti e da tempo viene ritenuta in rampa di lancio sulla scena politica.

LA PREFERITA DEL CAVALIERE. Berlusconi stravede per Marina e la considera donna in carriera in grado di ripetere i suoi successi in politica, riproponendo il modello di imprenditoria vincente con la quale lui si presentò agli elettori nel 1994. Stranamente di lei si è parlato, con una certa insistenza, sino a un anno fa, poi i rumors stampa su una sua candidatura come leader del centrodestra alla prossime elezioni politiche del 2018 tutto ad un tratto si sono spenti. Silenzio casuale o semmai strategico? Il dilemma non sembra affatto casuale. «Si parla di una mia possibile candidatura ma è un‘ipotesi che non è mai stata presa in considerazione né da me né da mio padre, e che smentisco nel modo più categorico», è l’ultima dichiarazione fatta dalla primogenita dell‘ex premier.

LO SPETTRO DELLE TOGHE. Secondo i bene informati la smentita equivarrebbe in realtà a un “vorrei ma non posso”, perché padre e figlia hanno un comune denominatore che sinora ha stoppato o perlomeno riposto nel congelatore l’ipotesi di una candidatura: la paura di catapultare Fininvest e le imprese di famiglie nel ciclone giudiziario che ha già colpito Silvio Berlusconi nel suo ventennio in politica. Il Cavaliere teme, insomma, che si possano accendere troppi riflettori sulla figlia e che per fermare l’ascesa di colei che può far proseguire anche in politica la dinastia, possa determinarsi una nuova stagione “rovente” all’insegna del braccio di ferro con la magistratura. D’altronde, per la stessa Marina la priorità assoluta è sempre stata Fininvest, proseguire l’impegno alla guida dell’azienda in nome della quale lei e Piersilvio convinsero il padre a disfarsi del Milan, gioiello di famiglia diventato una macchina di debiti. «Il mio lavoro è un altro, tutto il mio impegno è dedicato alle aziende delle quali mi occupo da oltre vent’anni. E poi, lo ribadisco, proprio per il grande rispetto e la concezione stessa che ho della politica ritengo che la leadership in questo campo non si possa trasmettere per investitura o per successione dinastica», evidenzia per adesso Marina Berlusconi. Ma se papà dovesse chiedergli di scendere in campo, siamo certi che Marina direbbe di no?

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