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Italia e debito. L’Europa bacchetta il nostro paese sui conti pubblici

Il vicepresidente della commissione Europea Jyrki Katainen ha parlato delle finanze pubbliche italiane con un intervento improprio nei toni ma parzialmente condivisibile nei contenuti

C’è un limite a tutto. I toni con cui si è espresso il vicepresidente della commissione UE, Jyrki Katainen, nell’affermare che «tutti possono vedere dai numeri che la situazione italiana non migliora» e «gli italiani dovrebbero sapere qual è il vero stato delle cose», non sono accettabili. E non sono neanche opportuni. Considerato che giungono proprio nel momento in cui si cominciano a concretizzare chiari segnali di ripresa per l’Italia. I dati economici che indicano un netto miglioramento dei conti del Bel Paese sono chiari e incontrovertibili: migliorano crescita e occupazione e si riduce il deficit. Resta il nodo del debito, principale bersaglio di Katainen, che, secondo le previsioni del Governo, dovrebbe comunque cominciare a ridursi sin dai prossimi mesi.

ALL’ITALIA SERVE UN’EUROPA DELLA CRESCITA. A tal proposito, non aiutano le citate esternazioni di Katainen e neanche i continui richiami al rigore di Bilancio che da anni giungono all’Italia da politici e tecnocrati Europei a cui sfugge, evidentemente, che l’indicatore (deficit/Pil) utilizzato è rappresentato dal rapporto tra due grandezze tra di loro interdipendenti. Concentrarsi soltanto sul numeratore (deficit), senza considerare gli effetti sul denominatore (crescita economica) significa mettere in atto misure recessive che, in definitiva, produrranno effetti diametralmente opposti rispetto a quelli perseguiti. Per contro, la tanto ricercata flessibilità, da molti additata come la principale causa delle cattive condizioni della nostra economia, costituisce un elemento necessario ma di certo non sufficiente. Ciò che, evidentemente, non è ancora sufficientemente chiaro, è che i lacci e lacciuoli imposti da questa unione europea, evidentemente da rivisitare profondamente, acuiscono i problemi economici dell’Italia ma non devono e non possono esserne ritenuti la causa.

IL FALSO MITO DI UN’EUROPA MATRIGNA. L’imponente mole del nostro Debito è da ascriversi alle malsane scelte clientelari dei nostri politici (almeno) degli ultimi trent’anni, all’altissimo livello di corruzione che trasversalmente pervade sia il pubblico che il privato, dall’imponente livello di evasione fiscale, dagli sprechi e dai granitici quanto ingiusti privilegi delle tante lobby esistenti. Finché continueremo a prendercela solo con l’Europa e con l’Euro, tutt’altro che incolpevoli, beninteso, nessuna ripresa e nessun miglioramento economico potrà ritenersi strutturale e pertanto sostenibile. Secondo un recente rapporto del team di economisti guidato da Mario Baldassarri, senza il quantitative easing, ovvero i poderosi acquisti di titoli di stato italiani ad opera di Mario Draghi, le nostre attuali condizioni economiche sarebbero ben diverse: il debito/Pil, si troverebbe a livelli prossimi al 160% (130% attualmente), per poi salire fino al 178% nel 2020 e il deficit-Pil sarebbe oggi al 6,6% contro l’attuale 2,3%. La ripresa in atto, dunque, è figlia di stimoli economici eccezionali, senza precedenti nella storia, di cui bisogna approfittare (come ha di recente affermato lo stesso Draghi) per costruire le condizioni necessarie ad un rafforzamento strutturale che possa metterci al riparo da in auspicabili attacchi dai mercati finanziari che è lecito attendersi quando la benevola assistenza di Mario Draghi, fatalmente, dovrà abbandonarci. E in quel momento, se “l’oscurantismo etico” di cui l’Italia è vittima, madre di ogni nostro male, non verrà efficacemente combattuto saranno guai davvero seri. In definitiva, i modi di Katainen sono ben censurabili ma i contenuti, in tutta onestà, non lo sono del tutto.

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