Voci dal Palazzo

Elezioni 2018. D’Alema incorona Grasso e punta sulla sconfitta “smacchia Renzi”

Il registra politico di Mdp ha detto no all'abbraccio mortale col segretario del Pd e adesso punta sul presidente del Senato che può portare il listone della sinistra al 15%. Ecco la strategia per decretare la fine del renzismo

Ma per quale motivo il Partito Democratico ed Mdp non si mettono d’accordo e si condannano reciprocamente a una sconfitta praticamente preannunciata nei confronti del centrodestra e dei Cinque Stelle? È la domanda che dalle latitudini democratiche sino a quelle più sinistre si chiedono in questi giorni gli elettori del centrosinistra, quelli che stanno con Renzi e quelli che vorrebbero smacchiarlo. Il nodo del contendere, è del tutto evidente, è proprio Matteo Renzi e il suo volersi candidare ad ogni costo alla presidenza del Consiglio dei Ministri e l’autoproclamarsi leader a prescindere da tutto il resto, senza guardare ad annessioni o divisioni. E allora il punto di vista che fa ancora più riflettere è quello della sinistra, che si è arroccata sul rifiuto di qualsiasi ipotesi di accordo con il Pd e ha detto di no anche al “pompiere” Piero Fassino, ben sapendo che tale rifiuto equivarrà in partenza ad isolare l’intero centrosinistra dalla lotta per il successo alle Politiche del prossimo anno. Il Paese viene, insomma, consegnato a Berlusconi o Grillo, il concetto è scolasticamente chiaro a chiunque. Vano si è rivelato pure il tentativo di Romano Prodi, che per qualche giorno ha accarezzato l’idea di diventare l’uomo della riappacificazione e sul quale addirittura si è immaginato potesse convergere un’intera area politica anti-Berlusconiana e anti-Grillo. Alla fine ognuno per la sua strada e vissero divisi e contenti, è la sintesi finale del teatrino delle consultazioni di questi giorni, con Renzi candidato del Partito Democratico che chiama all’adunata il suo popolo alla Leopolda e il tandem Bersani-D’Alema che va per la propria strada intensificando il pressing su Piero Grasso.

IL RUOLO DI GRASSO. Il presidente del Senato è il prescelto per portare avanti la strategia politica di Massimo D’Alema, regista della sinistra che vuole contro-rottamare Renzi. I numeri sono destinati a sorridere ad altri e la vittoria se la giocheranno, come detto e ridetto, i pentastellati e l’armata del Cavaliere, e allora la partita nella partita sarà quella della resa dei conti tra i probabili sconfitti. Il Pd che dal 40% delle Europee scende al 25% e non avrà nemmeno la sinistra avrà poche chance di ribaltare il quadro attuale, così come la sinistra non avrà la bacchetta magica per fare numeri strabilianti. Ma D’Alema sa che Grasso può rappresentare la figura giusta per fare terra bruciata attorno a Renzi. Pietro Grasso quindi potrebbe essere il leader di un listone di sinistra alle prossime elezioni, con alcuni sondaggi che arrivano ad ipotizzare anche un clamoroso 15% che l’ex magistrato sarebbe poi capace di raccogliere alle urne. Grasso anche da solo riuscirebbe, sempre in base ai primi sondaggi (prudenza è d’obbligo), ad ottenere il 5% dei voti. Se poi si sommano anche le percentuali che porterebbero in dote i vari piccoli partiti dell’orbita di sinistra ecco che si potrebbe intanto sfondare senza troppe difficoltà il muro della doppia cifra.Con un risultato del genere il listone di sinistra avrebbe un peso politico non marginale.

IL TRADIMENTO DEGLI ELETTORI PD. E la vera “minaccia” per Renzi è il gradimento che oggi Grasso incasserebbe negli elettori del Pd: una “forchetta” tra il 60% e il 65% che potrebbe aprire anche nuovi scenari. Una parte degli elettori del Pd, che non si ritiene di sinistra radicale ma neppure si identifica nel renzismo moderato, potrebbe decidere di traghettare il proprio consenso e votare per Grasso. Uno scenario apocalittico che fa tremare i polsi a Renzi, perché evidentemente significherebbe un tracollo del Pd ma è la strategia di D’Alema. L’alleanza tra Renzi e Bersani, in sostanza, secondo D’Alema sarebbe diventata un abbraccio mortale in grado di annacquare nuovamente il peso politico della sinistra in favore dell’egemonia renziana.

LA STRATEGIA DI D’ALEMA. All’abbraccio mortale, D’Alema preferisce la prospettiva di una sconfitta alle elezioni in una tornata di voto che non decreterà presumibilmente una condizione di governabilità perché comunque Grillo e Berlusconi raggiungeranno nessuno dei due il 40%, non avranno i numeri per fare un governo e non si metteranno mai insieme. Dall’altra parte, con un Pd sconfitto e la sinistra di Grasso che uscirebbe dalle urne con un risultato importante, D’Alema sa che si materializzerebbe per forza di cose l’ecatombe politica di Renzi e della sua leadership nel Pd e in un centrosinistra. Ecco perché la sconfitta di oggi può diventare la ripartenza decontaminata dal renzismo per il domani: perdere andando ognuno per la propria strada è la via maestra per smacchiare l’ingombrante Matteo. Il diretto interessato lo avrà capito?

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