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Kim Jong-un sulle orme del Führer: l’antidoto per disinnescarlo è Putin

Il dittatore della Corea del Nord continua la sua strategia del terrore e mette nel mirino 15 obiettivi in caso di attacco agli Stati Uniti. La mediazione del presidente russo unica carta possibile per allentare la tensione: «I nordcoreani mangerebbero erba piuttosto che rinunciare al programma nucleare»

Kim Jong-un prosegue senza freni la sua folle strategia a suon di test nucleari e il mondo teme sempre di più che i prossimi anni possano realisticamente essere quelli di uno scenario che fa tremare i polsi soltanto a immaginarlo: la Terza Guerra Mondiale. Il dittatore nord coreano è ormai una scheggia impazzita come lo era in altri tempi Adolf Hitler e, pur in contesti molto diversi, le analogie approdano tutte ad un unico comune denominatore: la logica spietata del potere trascinata ed esasperata sino alle estreme conseguenze. Gli analisi concordano sulla pericolosità di Kim ma si dividono sulla considerazione che sia folle davvero o che la sua possa anche essere una strategia, scriteriata certamente ma non casuale: il giovane leader coreano ha bisogno di mostrarsi forte per ragioni di consenso interno e d’altronde lo dimostrano in modo del tutto evidente le purghe e gli omicidi mirati ordinati da Kim da quando è salito al potere. Un ruolo intransigente, e una posizione di scontro con Washington, serve a Pyongyang come arma negoziale e per fare leva nei confronti di Pechino. Ma la ragione principale del recente innalzamento della tensione tra Nord Corea e Usa sarebbe soprattutto la volontà del regime di sopravvivere al rischio, che per lui rappresenterebbe un incubo, che qualcuno nel suo stesso Paese possa defenestrarlo, ucciderlo o destituirlo.

IL NERVO SCOPERTO DI KIM. E allora Kim vuole andare alla prova di forza, alle soglie del punto di non ritorno per assicurarsi la liquefazione politica e umana delle forme di opposizione nel suo territorio. Il suo nervo scoperto è nel volersi dimostrare forte a qualsiasi costo per scacciare l’insopportabile pensiero che qualcuno possa farlo fuori. Di certo c’è che la Corea del Nord se decidesse di lanciare un attacco nucleare preventivo, avrebbe al momento almeno 15 obiettivi da colpire. Lo stima uno studio condotto da un pool di esperti dell’European Council on Foreign Relations basato su materiale e fonti nordcoreane.In cima all’elenco ci sono le più grandi città americane, Manhattan, la Casa Bianca e il Pentagono e i maggiori centri di Corea del Sud e Giappone, incluse Seul e Tokyo.

I BERSAGLI DI KIM. L’elenco del centro studi è dettagliato e riporta le citazioni di fonte nord coreana: 1) territorio statunitense; 2) le più importanti città americane; 3) Manhattan; 4) la Casa Bianca; 5) il Pentagono; 6) le basi Usa nel Pacifico; 7) Guam, alle Hawaii; 8) portaerei nucleari Usa; 9) siti nel teatro sud coreano; 10) installazioni militari americane in Corea del Sud, Osan, Gunsan, Busan; 11) Pyeongtaek, Jungwon, Degu Gyeryongdae (località sud coreane); 12) Seul; 13) la Casa Blue, la residenza presidenziale del Sud e le “altre agenzie governative reazionarie”; 14) basi americane in Giappone e Okinawa; Yosuka, Misawa, Okinawa (località nipponiche); 15) il territorio giapponese nel suo complesso. Kim Jong-un contemplerebbe l’uso dell’atomica in chiave difensiva ma è la retorica della propaganda che d’altronde ha sempre insistito su questo aspetto anche in altre pagine di storia. Pyongyang potrebbe lanciare i suoi missili dotati di testate atomiche (quando li avrà messi a punto) nel caso tema di subire un attacco identico da parte dei nemici. Sempre in base alle dichiarazioni ufficiali si tratterebbe, come detto, di un’azione preventiva.

IL RUOLO STRATEGICO DI PUTIN. Il dittatore della Corea del Nord è pronto a tutto per difendere la leadership e se dovesse pensare che Washington vuole destituirlo o peggio ancora ucciderlo, punterà alla più eclatante e devastante azione contemplabile nello scenario internazionale. E allora la sensazione è che un solo leader internazionale possa in qualche modo inserirsi nello scontro totale tra Donald Trump e Kim Jong-un, con un ruolo complicato ma non impossibile di mediazione per allentare la tensione: Vladimir Putin. Secondo il presidente russo appare necessario risolvere la questione attraverso una forma di dialogo diretto di tutte le parti interessate, senza dettare condizioni preliminari. Le provocazioni, la pressione e la retorica militare ed offensiva sono una strada verso il nulla e Putin lo sa bene. Il leader del Cremlino ha definito la strada delle sanzioni verso la Corea del Nord del tutto inutile e ha sottolineato già a più riprese come la crisi coreana potrebbe provocare una catastrofe planetaria.

DAL MONDO DELLO ZAR ALLA PROFEZIA DI EINSTEIN. «I nordcoreani mangerebbero erba piuttosto che rinunciare al programma nucleare. È impossibile risolvere il problema della Corea del Nord solo con le sanzioni: non dobbiamo mettere la Corea del Nord all’angolo, bisogna mantenere la lucidità». È la strategia di Putin e appare l’unica percorribile per evitare il peggio. Eloquente come nessun altro concetto appare in questo caso il pensiero di Albert Einstein che diceva: «Non ho idea di quali armi serviranno per combattere la terza Guerra Mondiale, ma la quarta sarà combattuta coi bastoni e con le pietre».

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