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Gattuso e Montella: Sliding doors in casa Milan

I rossoneri tentano di dare un’ultima, disperata, sterzata alla stagione in corso che già adesso ha assunto i contorni di un fallimento sportivo

Non tutte le storie terminano con un lieto fine. Quella di Vincenzo Montella al Milan sembrava essere una favola, invece si è trasformata in un incubo. La notizia dell’esonero del tecnico campano aleggiava già nell’aria come un cupo fantasma da parecchie settimane. I risultati non esaltanti, per non dire deprimenti, i continui sorrisi sfoggiati dopo ogni sconfitta, quasi con intollerabile sicumera, la querelle del preparatore atletico trascinatasi per oltre un mese ed un progetto tecnico, per utilizzare un eufemismo, a dir poco confuso hanno rappresentato gli elementi di un epilogo già scritto. Mentre i tifosi, tra cui il sottoscritto, si interrogano se il cambio della guida tecnica sia arrivato più o meno tardivamente, il nuovo mister del Milan, quel Rino Gattuso che ha scritto la storia del calcio italiano, è atteso oggi alla sua prima press conference ed al suo primo allenamento con la squadra.

LA PARABOLA DELL’AEROPLANINO. Nel calcio non è mai esistito il passato, men che meno il futuro, soltanto un perenne presente. Chi ama questo sport sa bene che qualsiasi riconoscenza o gratitudine, soprattutto nei confronti degli allenatori, difficilmente dura dall’oggi al domani. Che si tratti di un nuovo trofeo da mettere in bacheca o di una qualificazione strappata all’ultima giornata di campionato, il tifoso è già proiettato col pensiero ai prossimi impegni, consumato da una fame sportiva inestinguibile, entropica. È il calcio, la dura legge del goal, chiamatela come volete ma la logica sportiva del pallone è sempre stata questa, dalla notte dei tempi. D’Altronde basta guardare a quello che è successo a Claudio Ranieri dopo lo storico scudetto vinto con il Leicester per averne una prova lampante. Noi tifosi rossoneri da questa fame sportiva siamo stati letteralmente divorati negli ultimi 7 anni, 7 anni senza titoli degni di questo nome ad eccezione della supercoppa italiana vinta l’anno scorso. Un’eternità per una squadra con una storia come quella del Milan. Da tifoso, tuttavia, credo sia giusto rivolgere un sincero ringraziamento a Vincenzo Montella. L’aeroplanino, quando arrivò al Milan, accettò di prendere una bella gatta da pelare considerata la situazione di enorme incertezza determinata dal cambio di proprietà. Con un collettivo tecnicamente non esaltante è riuscito, dopo tante stagioni, a regalarci emozioni vere. Dalla supercoppa vinta in faccia ai rivali di sempre della Juve nel caldo torrido di Doha alla qualificazione europea agguantata all’ultimo respiro ai danni dei cugini dell’Inter. Inutile negare quanto, per la prima volta dopo tanto tempo, sia stato bello poter guardare ai rivali di sempre con un ghigno malcelato. Peccato che l’idillio sia finito, qualcosa si è inceppato nell’algoritmo montelliano, la sequela ignominiosa di risultati negativi inanellati dal Diavolo non poteva che portare ai saluti definitivi con il tecnico a cui, ancora una volta, è giusto da parte dei tifosi rossoneri tributare un sincero “grazie”.

IL “FRESH START” DI RINO GATTUSO. Per un sipario che cala ce n’è sempre un altro che si solleva. Il palcoscenico calcistico italiano dà il suo bentornato ad un volto storico degli ultimi anni, Rino Gattuso, campione del mondo, mediano vecchio stampo, morditore di caviglie per eccezione. Rino è tornato, anche lui ha accettato, col solito coraggio che lo contraddistingue, di prendere di petto una situazione sportiva estremamente delicata. Avrà l’arduo compito di ritagliare il giusto ruolo ai tanti giocatori acquistati in estate dalla dirigenza, spesso con un criterio poco condivisibile e, probabilmente visti i risultati, soprattutto poco concordato col precedente tecnico. Una creatura non sua da plasmare a sua immagine e somiglianza. Una squadra a cui restituire un’anima sportiva, quella “cazzimma”, per dirla in napoletano, che il Milan di quest’anno non ha mai dimostrato. E Rino è uno che di fame sportiva se ne intende, come ogni buon tifoso rossonero può confermare. L’entusiasmo c’è, è innegabile, quando guardo Gattuso rivedo il Milan dei tempi d’oro che vinceva e convinceva in Italia ed in Europa. Quando guardo Rino rivedo quel goal segnato alla Juventus nell’anno dell’ultimo scudetto, simbolo plastico di quella stagione vincente. Ci sono, però, anche tanti dubbi. Le soluzioni interne non hanno avuto tantissima fortuna nelle ultime stagioni, si veda il percorso di Clarence Seedorf e quello di Pippo Inzaghi. Come loro, Gattuso non può vantare una lunga esperienza in panchina e quel poco che ha maturato negli ultimi anni non lo ha visto alla guida di piazze importanti. Un rischio che la società rossonera ha deciso di assumersi avendo probabilmente considerato come la stagione attuale sia quasi irrimediabilmente compromessa. Bentornato allora Rino, tornerai a ringhiare, questa volta dalla panchina, e sarà uno spettacolo.

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