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L’Europa condannata ad altri 5 anni di veleni. Sarà possibile continuare ad utilizzare il glifosato fino al 2022

Il Comitato d’appello dell’UE ha approvato il rinnovo per altri 5 anni del contestato diserbante chimico. Decisivo il voto favorevole della Germania

C’era una volta l’Europa dei valori. Un continente che si ergeva a faro della cultura occidentale, una cultura i cui elementi caratteristici erano rappresentati dal rispetto dei diritti umani, dalla tutela delle libertà individuali, dall’autoconsapevolezza di interpretare un ruolo determinante nel plasmare il futuro geo-politico dell’umanità. Nella celebre metafora dello sgabello immaginata dallo scrittore indiano Parag Khanna nel suo “I tre imperi”, l’Europa era considerata a pieno titolo come la terza gamba, insieme a Cina e Stati Uniti, sulla cui solidità si reggevano gli equilibri geo-politici del mondo come lo conosciamo oggi. Se le armi più efficaci degli altri due imperi sono, rispettivamente, l’enorme flusso di denaro e la potenza militare, il distintivo che dovrebbe brillare sul petto dell’UE è rappresentato dal cosiddetto “Soft Power”. Un potere normativo di cui il vecchio continente si è sempre fatto interprete promuovendo accordi bilaterali o multi-laterali basati sull’equazione: incentivi economici=rispetto dei diritti. Un’aura di rispettabilità che ha sempre avvolto le nostre relazioni internazionali e che ha permesso all’Europa di essere un interlocutore rispettato in tutto il mondo. Le decisioni degli ultimi anni, invece, sembrano andare in netta controtendenza. Dai presupposti su cui dovrebbero basarsi i grandi accordi internazionali come il CETA ed il TTIP, fino alle decisioni interne come l’ultima assunta sull’utilizzo del glifosato, la priorità, riscontrata anche nei toni dei documenti ufficiali prodotti dalle istituzioni europee, sembra essere quella dell’adattamento alle esigenze del grande capitale. Non importa se diritti fondamentali come quello alla salute, alla qualità dei rapporti lavorativi, all’accesso alle risorse primarie sono accantonati, ciò che importa è la crescita, lo sviluppo economico. Quale sia il prezzo da pagare e come venga poi distribuita questa ricchezza così prodotta rappresentano argomenti di poco interesse per l’attuale classe politico-amministrativa.

COS’È IL GLIFOSATO. Il glifosato è un diserbante chimico scoperto già negli anni ’50 dal chimico Henry Martin prima che il suo valore come erbicida venisse rivalutato dall’impresa multinazionale Monsanto che incaricò John E. Franz, chimico di fiducia dell’azienda, affinché perfezionasse il composto per il suo utilizzo estensivo in agricoltura. Fin qui tutto bene, se non fosse che da anni ormai si dibatte sulla potenziale tossicità del composto per la salute umana. Agenzie governative di diversa provenienza si sono divise sui supposti effetti cancerogeni del glifosato sulla salute umana. Se le autorità favorevoli al suo utilizzo accusano le controparti di parere opposto per la poca attendibilità del metodo scientifico adottato per effettuare la valutazione, a parti invertite viene rilanciata l’accusa di pressioni esercitate dalla stessa Monsanto per ottenere risultati favorevoli dalle analisi di laboratorio. Comunque la si pensi, la vicenda che si è consumata nelle ultime ore, in totale sfregio dell’opinione di tanti cittadini europei, più di Un milione 300 mila per la precisione, che si sono espressi negativamente tramite L’ECI (European Citizen Initiative) lanciata lo scorso luglio, rappresenta plasticamente il maggiore peso degli interessi economici sui legittimi dubbi riguardanti il diritto alla salute dei cittadini. C’era una volta l’Europa dei diritti.

IL VOTO DEL COMITATO. Per dovere di cronaca è giusto sottolineare come si sono evolute le dinamiche politiche che hanno condotto al rinnovo dell’utilizzo del glifosato. Bisogna riconoscere al nostro paese la ferma opposizione portata avanti con l’ausilio della Francia all’ipotesi di rinnovo. L’asse Italo-Francese ha mancato davvero di pochissimo l’obiettivo, secondo i meccanismi del voto qualificato, infatti, serviva il 55% degli Stati membri (16 su 28) rappresentante almeno il 65% della popolazione comunitaria per approvare la proposta di rinnovo. Insieme, la popolazione dei 18 paesi che si sono espressi favorevolmente rappresenta il 65,7% del totale dell’Ue. Da ciò si capisce il peso determinante della Germania, fra i paesi più popolosi dell’UE. Tornando all’Italia, bisogna sottolineare come la legislazione in materia, nel nostro paese, sia tra le più restrittive in Europa. L’Italia ha imposto una soglia più bassa del 25% della media europea nelle percentuali di utilizzo di glifosato nelle colture e si è posta l’ambizioso obiettivo di eliminarne completamente l’uso entro il 2020. Per una volta, quello italico è un esempio virtuoso.

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