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In Siria continua la macelleria sociale sulla pelle dei civili

A 6 anni dallo scoppio della guerra civile sangue e morte sono la realtà nel paese del Vicino Oriente

Che nel 2017 la pacifica quotidianità di centinaia di migliaia di persone sia sacrificata sull’altare degli interessi geo-politici delle grandi potenze è inaccettabile. In Siria, dove dal 2011 infuria una sanguinosissima guerra civile, l’inerzia delle istituzioni internazionali, dovuta agli interessi confliggenti di USA e Russia tra gli altri, ha determinato un bagno di sangue di cui la società siriana, specialmente tantissimi minori, ha fatto le spese.

SANGUE E MORTE. Il mondo occidentale sta vivendo una contemporaneità difficile, dal tramonto del welfare state alle crescenti diseguaglianze sociali passando per la rinascita degli estremismi politici, le sfide da affrontare sono tante e complesse. Qualunque dei mali della civilissima Europa impallidirebbe, tuttavia, di fronte ai racconti, crudi e terrorizzanti, che continuano a filtrare dalla Siria. Una macelleria, non c’è altro termine italiano più adatto per descrivere la situazione socio-politica del paese, una macelleria che opera a pieno ritmo di fronte agli occhi indifferenti del mondo. Una macelleria che inghiotte tutti, senza distinzioni tra vecchi e bambini, miliziani e governativi, volontari ed estremisti. Fratello contro fratello. Si chiama guerra civile, il più sporco dei conflitti. È iniziato tutto con le primavere arabe che avrebbero dovuto rappresentare un refolo di aria fresca in una zona del mondo dominata dagli autoritarismi. Il refolo si è trasformato in uragano, ha devastato interi paesi, come la Libia, ad esempio, sostituendo al sordido autoritarismo un caos totale, una nebulosa densa di rancori, fondamentalismi, appetiti, cinismo. Spesso sotto la regia o a causa dell’incapacità delle potenze occidentali. Abbiamo creduto che la democrazia potesse migliorare la vita di queste persone, il tentativo di introdurla in questi contesti o l’avallo fornito a chi, in loco, si era proposto per abbattere i regimi personalistici dei vari Gheddafi ed Assad ha causato più disastri che altro. Ci ritroviamo nelle mani una polveriera che minaccia di esplodere da un momento all’altro. Una devastazione i cui frutti mefitici cominciano già a vedersi, dall’ignobile tratta di esseri umani che filtra attraverso i nostri confini al traffico di armi e droga, veri protagonisti in questi contesti bui dove la speranza giace spenta nei cuori delle persone coinvolte.

L’ASSEDIO ALLA GHOUTA. In Siria, le armi dovrebbero tacere il prima possibile ed in tempi recenti, finalmente, la diplomazia internazionale si è attivata in tal senso. Ma si continua ancora a combattere, si continua a sparare, si continua a bombardare, si continua ad uccidere. La Ghouta era una delle aree agricole più fertili nei sobborghi di Damasco, oggi è diventata un campo di battaglia su cui crescono i frutti marcescenti e sanguinosi della guerra che si combatte in Siria. In questo che è diventato un girone dantesco, non rimane nulla che sia scontato. L’alzarsi la mattina per andare a scuola è scandito dal boato assordante dei bombardamenti invece che dallo squillo di una sveglia. Il diritto a potersi alimentare e bere per sopravvivere è garantito soltanto a chi dispone dei soldi necessari per approvvigionarsi al mercato nero. 15 euro per un chilo di zucchero, tanto vale una vita umana a Ghouta. Possiamo soltanto lontanamente immaginare il terrore e la disperazione di una madre che vede i propri bambini morire tra le sue braccia a causa della denutrizione, divorati lentamente da quel mostro informe che chiamiamo fame. Una sorte atroce, che non si augura nemmeno al peggior nemico. Un destino, quello a cui è stata condannata la Siria, che, purtroppo, ci lascia indifferenti. La civilissima Europa, una delle più importanti potenze globali, non può permettere questa sistematica violazione dei diritti umani, questi ignobili crimini contro l’umanità. La civilissima Europa deve spalancare i propri occhi trasognati e guardare in faccia la realtà, e con lei è bene che si spalanchino, una volta per tutte, anche gli occhi del mondo.

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