Italia

Italia: Allarme povertà!

Pubblicati i dati Eurostat che incoronano il nostro paese come quello con più poveri in assoluto nell’Unione Europea

Dieci milioni e 500 mila. È difficile afferrare la disperazione che si cela dietro questo numero, apparentemente freddo ed inespressivo. Dietro ai numeri, alle statistiche, si celano storie, drammi personali, fallimenti di chi non ha avuto dalla vita una seconda possibilità. Nel nostro paese si continuano a snocciolare numeri, sempre e soltanto numeri, su quanto sia forte la ripresa economica, su quanto stia crescendo il PIL. L’Italia è tornata a produrre ricchezza, ad essere competitiva, vanno ripetendo, ma qualcuno dell’attuale governo si è mai chiesto come viene distribuita questa ricchezza? Guardando i numeri, i maledetti numeri, parrebbe di no.

UN TRISTE PRIMATO. Il campanello d’allarme lo aveva già lanciato l’Istat con recenti rilevazioni che avevano confermato quanto il numero di poveri in Italia, assoluti o relativi (a rischio povertà), fosse addirittura triplicato. Dal 2007 al 2013 i poveri assoluti sono aumentati da 2,1 milioni a 4,4 milioni. I poveri relativi hanno toccato quota 6,5 milioni. Tendenze già note alla classe politica da parecchi anni e suffragati anche dalle recenti rilevazioni Europee dell’Eurostat, l’istituto statistico europeo. In Italia chi ha di più continua ad ammassare ricchezza mentre chi ha di meno o chi si trova in una situazione di fragilità economica sprofonda nel baratro della povertà o dell’isolamento sociale. Uno Stato che non si preoccupa di ridurre le diseguaglianze e di tendere una mano a chi è rimasto indietro, non è degno di questo nome. Non possono certamente bastare le misure “una tantum”, peraltro rivolte a fasce di reddito escluse dalla categoria dei poveri assoluti o relativi. Né può bastare il cosiddetto “reddito d’inclusione” varato dal governo Gentiloni, più simile alla “social card” berlusconiana che alla proposta avanzata dal Movimento 5 Stelle inerente al reddito di cittadinanza. Come si può pensare che un contributo miserevole che va da 187 a 485 euro, esteso a soli 1,8 milioni di persone, possa costituire una valida soluzione al problema? Ci si nasconde dietro lo spauracchio del lavoro per non affrontare con serietà il problema. Il lavoro, sempre più precario e con sempre minori tutele. È il reddito che fa la differenza. È il reddito che ti pone all’interno o all’esterno di una comunità sociale. È sulla creazione di un reddito, vincolata certamente alla ricerca di un lavoro, che bisogna incentrare nuovi interventi legislativi.

I CRITERI EUROSTAT. Per identificare la platea oggetto delle rilevazioni, l’istituto Europeo di statistica ha costruito un paniere di indicatori in cui ha fatto rientrare: un pasto proteico ogni due giorni, vestiti nuovi per sostituire quelli inutilizzabili, un’auto, due paia di scarpe, una settimana di vacanze all’anno, una connessione a internet, un‘uscita al mese con gli amici. Eventi consueti nella vita di ognuno di noi che diventano lussi irraggiungibili per le persone considerate “in stato di deprivazione”.

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