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Il biotestamento è legge: la politica cede dopo 11 anni di promesse e polemiche

Dopo anni di battaglie, uno stallo durato otto mesi, spaccature e ostruzionismi, il biotestamento è stato approvato dal Senato. La legge sul fine vita tutela il diritto all’interruzione dei trattamenti sanitari ed introduce le disposizioni anticipate di trattamento

Poter decidere del proprio fine vita è la richiesta che per 11 anni ha legato i destini di Piergiorgio Welby, Eluana Englaro e dj Fabo. Oggi quella richiesta è diventata legge. Il testamento biologico ha ottenuto il via libera definitivo dell’aula di Palazzo Madama con 180 sì, 71 contrari e 6 astensioni. Ha dunque retto l’asse tra il centrosinistra Pd-Mdp e il Movimento 5 Stelle da sempre favorevole al provvedimento. Forza Italia ha lasciato libertà di coscienza, mentre è rimasto compatto il fronte del no, con Lega e centristi in prima fila.

L’ITER. La discussione sulle norme in materia di fine vita è stata avviata per la prima volta in Parlamento nel 2013, ma il dibattito fuori dall’aula ha inizio molto prima con Piergiorgio Welby, attivista e co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni, affetto da anni di distrofia muscolare. Mentre la politica è rimasta immobile, fuori dal Parlamento tanti ammalati chiedevano di morire dignitosamente: Giovanni Nuvoli, ex arbitro e agente di commercio di Alghero, affetto da sette anni da Sclerosi laterale amiotrofica; Eluana Englaro la ragazza di Lecco rimasta in stato vegetativo per 17 anni in seguito a un incidente stradale; Lucio Magri, fondatore del ‘Manifesto’, che scelse di morire in Svizzera tramite il suicidio assistito; Walter Piludu, ex presidente della Provincia di Cagliari e malato di Sla e dj Fabo, cieco e tetraplegico dopo un incidente stradale, che ha messo fine alla sue sofferenze in una clinica in Svizzera. Lo scorso 20 aprile la legge è stata approvata dalla Camera ma è rimasta ferma 8 mesi al Senato a causa di forti tensioni all’interno della maggioranza. Ieri l’aula aveva approvato gli otto articoli che compongono la legge senza modifiche rispetto al testo della Camera votato lo scorso 20 aprile.

LA LEGGE IN 8 PUNTI. Ma cosa cambia ora sul fine vita? L’articolo 1 dispone che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato del paziente. Viene garantito il diritto di revocare in qualsiasi momento il consenso prestato, anche quando la revoca comporti l’interruzione del trattamento, comprese la nutrizione e idratazione artificiali. L’articolo 2 vieta ogni forma di accanimento terapeutico. Viene inoltre riconosciuto il diritto del paziente all’abbandono delle terapie ed è espressamente garantita la terapia del dolore fino alla sedazione profonda continuata. L’articolo 3 è relativo a minori e incapaci, in particolare hanno diritto alla valorizzazione delle proprie capacità di comprensione e decisione e quindi devono ricevere informazioni sulle scelte ed essere messi in condizione di esprimere la propria volontà. Nell’articolo 4 si disciplinano le Dat, le disposizioni anticipate di trattamento. Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di una propria futura incapacità di autodeterminarsi può, attraverso disposizioni anticipate di trattamento, esprimere le proprie convinzioni in materia di trattamenti sanitari, indicando una persona di sua fiducia che lo rappresenti nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie. Le Dat possono essere redatte in forma scritta, o anche videoregistrate nel caso il paziente non sia in condizione di scrivere, e vincolano il medico che è tenuto a rispettarne il contenuto. L’articolo 5 è dedicato alla pianificazione condivisa delle cure tra il paziente e il medico. L’articolo 6 stabilisce che quanto previsto dalla legge sul biotestamento si applica anche alle dichiarazioni in merito già presentate e depositate presso i comuni o un notaio. L’articolo 7 riporta la clausola di invarianza finanziaria, mentre l’articolo 8 stabilisce che entro la fine del mese di aprile, a partire dall’anno successivo all’entrata in vigore della legge, il ministero della Salute deve presentare al Parlamento una relazione sull’applicazione della norma.

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