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Fondi Europei: L’Italia lascia per strada centinaia di milioni di Euro

Un recente report della Commissione evidenzia la difficoltà dei paesi dell’Unione a spendere le risorse incanalate nei programmi di finanziamento strutturale 2014-2020. In questa speciale classifica l’Italia, purtroppo, si conferma agli ultimi posti

Ci si lamenta spesso che le istituzioni pubbliche versino in uno stato di grave difficoltà economica. Tra il taglio dei trasferimenti statali e regionali ed una gestione spesso poco oculata dei conti pubblici, soprattutto gli enti locali sperimentano una situazione di paralisi amministrativa provocata dalla cronica mancanza di risorse economiche. Ecco perché bisognerebbe specializzarsi e formarsi nell’intercettazione dei finanziamenti europei che rappresentano forse uno dei pochi rubinetti rimasti aperti per gli enti pubblici ai fini dell’investimento sulla valorizzazione dei territori e del tessuto socio-economico.

IL PARADOSSO ITALIA. Non sorprenderà sapere che il nostro paese è il secondo per quantità di fondi strutturali ricevuti da Bruxelles così come non sorprenderà sapere che il nostro paese è anche il sestultimo per capacità di spesa dei suddetti fondi. Nei 6 anni che vanno dal 2014 al 2020 l’Italia può contare su quasi 74 miliardi di euro di fondi strutturali europei, un’enormità di denaro pubblico. Si può solo lontanamente immaginare cosa si potrebbe fare con una simile cifra, sicuramente più di una manovra finanziaria. Di questi soldi, di quest’enormità di denaro, l’Italia è riuscita a spenderne, finora, soltanto il 3%. Un quadro assolutamente desolante se si pensa ai tanti problemi che affliggono il nostro paese e se si guarda alle medie europee che, seppur altrettanto basse, risultano essere il doppio del dato italiano. Quello dei fondi strutturali è un settore dove l’UE continua ad investire in maniera massiccia, rimpolpando i budget dei vari programmi di anno in anno. E allora perché perdere questa opportunità di sviluppo? Perché questo inutile masochismo? Spesso si tratta di semplice incompetenza. La burocrazia italiana, ipertrofica e restia al concetto di “lifelong learning”, non ha semplicemente gli strumenti cognitivi per saper leggere ed interpretare i bandi di finanziamento, spesso pubblicati solo in lingua inglese o altra lingua straniera, né gli enti locali hanno spesso i fondi per affidarsi a consulenze esterne. L’Italia resta al palo dunque, a causa, spesso, della pigrizia della propria classe amministrativa dirigente.

LE OPPORTUNITÀ EUROPEE. E dire che esistono davvero un’infinità di opportunità di finanziamento che vengono dall’UE. I canali sono due, quello diretto gestito direttamente dalla Commissione tramite apposite agenzie come l’EACEA, quello indiretto gestito invece da ministeri o enti locali, generalmente le regioni. L’EACEA gestisce programmi come l’Erasmus+, uno dei programmi di maggiore successo finora che ha creato una vera e propria generazione di cittadini europei, incentrato sulla mobilità di studenti, docenti o lavoratori e sulle partnership strategiche fra settori produttivi o i nuovi programmi “Europa per i Cittadini”, nato per combattere l’euroscetticismo e diffondere conoscenza sul funzionamento dell’UE, e “Europa Creativa”, nato per sostenere l’industria culturale. Tra i fondi indiretti è possibile trovare i piani di sviluppo rurale volti a sostenere il comparto agricolo e turistico, o i FESR, i fondi europei di sviluppo regionale volti a ridurre i gap produttivi e competitivi tra regioni europee. In mezzo un oceano di opportunità con i programmi “LIFE”, sulla protezione e valorizzazione degli ambienti naturali, il programma “COSME”, per le piccole e medie imprese, ed il programma “Horizon 2020” sullo sviluppo tecnologico.

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