Politica

Chiamatelo Paolo Nazareno II: così dopo il voto Gentiloni si riprenderà Palazzo Chigi

Il Presidente del Consiglio in carica è l'uomo già scelto da Berlusconi e Renzi per guidare il Paese dopo il probabile nulla di fatto delle elezioni di marzo. Il primo inquilino di Palazzo Chigi spegnerà i riflettori mediatici ed eviterà polemiche per non compromettere le intese sul suo nome

Alle porte del voto per le Politiche, schieramenti e numeri in campo dicono già con estrema chiarezza che dalle urne non uscirà (a meno di cataclismi) una maggioranza di governo e allora lo scenario italiano appare talmente delineato che nemmeno i bookmakers accetterebbero scommesse. Pd e Forza Italia, tra smentite di rito e frecciate di circostanza, si avviano al patto di legislatura che preparerà il ritorno al voto poi in autunno. La campagna elettorale verso le imminenti politiche di marzo si avvia all’approdo politico ampiamente prevedibile di un altro Esecutivo a tempo ancora una volta guidato da Paolo Gentiloni, il Caronte di Montecitorio che sembra essere diventato un saggio bipartisan. Equilibrio e navigata esperienza politica caratterizzano il ‘modus operandi’ di un Presidente del Consiglio che in questa fase storica ha capito più di altri quale sia la migliore strategia, anzi probabilmente l’unica per non affondare e per conquistarsi consensi traversali: quella di mantenere un profilo basso, stare seduto sulla sponda del fiume come i cinesi, aspettando che arrivino le ‘spoglie’ degli avversari.

SCENARIO FAVOREVOLE AL PREMIER. Gentiloni sa che in questo momento tutto gioca a suo favore. Il centrodestra unito (Salvini permettendo) ha i numeri per vincere le elezioni ma in qualsiasi caso non avrà una maggioranza solida per governare perché il primo partito sarà il Movimento Cinque Stelle, che non andrà al governo soltanto per la strategia “masochistica” delle non alleanze, deleteria nel contesto di una legge elettorale fatta su misura per le coalizioni. Il resto sarà una guerra fratricida tra il Pd di Renzi e la sinistra di D’Alema e Bersani con l’agnello sacrificale Grasso. In questo scacchiere si andrà ad un Esecutivo Renzusconi che però non potrà avere come Premier il segretario del Pd e neppure il Cavaliere (per altro forse neppure candidabile se non verrà graziato da Strasburgo). E così, sull’onda di una ripresa economica non esattamente consistente ma in qualche modo comunque in atto, e tenendo anche conto di altri fattori come il calo degli sbarchi sulle nostre coste, ed il recupero d’immagine del Paese sulla scena internazionale, l’asse Renzusconi e il Rosatellum partoriranno il Gentiloni bis. Un altro patto del Nazareno, un altro Esecutivo diretto da Paolo “il freddo”. Con la benedizione di Berlusconi, che già in queste ore non fa mistero di gradire la soluzione, e di Renzi che riconosce a Gentiloni di essersi posto nei suoi confronti con lealtà politica.

LA STRATEGIA VERSO L’INCARICO BIS. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a quel punto, non avrà motivo per dire no a questa soluzione e affiderà l’incarico ad un soggetto garante come Gentiloni, in grado di mediare. Nulla è casuale, d’altronde, già in questo momento ed il mite e moderato Gentiloni sta accuratamente evitando qualsiasi esposizione mediatica o tanto meno di trovarsi al centro di polemiche elettorali, si sta muovendo molto sotto traccia lasciando che i risultati non da buttare via del suo Governo parlino agli elettori e non dividano troppo il centrosinistra e il centrodestra. Paolo Nazareno II, come qualcuno ha già profetizzato, già si prepara al bis che traghetterà l’Italia sino a tutta la prossima estate. Poi, ad ottobre o novembre, si tornerà alle urne. Resta da vedere se di nuovo con il Rosatellum.

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