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Febbre da bitcoin: moneta del futuro o bolla speculativa?

La criptovaluta più famosa del momento è una valuta virtuale che si differenzia da quelle tradizionali in quanto non scaturisce dall’emissione di un debito delle banche centrali ma si estrae dal web tramite complesse procedure informatiche

Tutti pazzi per il bitcoin, l’oggetto (virtuale) più ricercato del momento, protagonista di una corsa al rialzo con pochi precedenti nella storia. L’inizio di un nuovo sistema monetario più equo e funzionale o semplice “fuoco di paglia”? Per cercare di dare una risposta quanto più puntuale e pertinente al quesito, bisogna preliminarmente scindere la questione che riguarda il bitcoin, ovvero quel “bit” che dovrebbe rappresentare un mezzo di scambio al pari del denaro dal più ampio argomento riferito alla tecnologia che lo genera, la cosiddetta blockchain. Si tratta di una innovazione informatica che potrebbe assumere un ruolo dirompente al pari di internet, in grado di riscrivere totalmente il modo in cui vengono gestite le transazioni sul web.

COS’È E COME FUNZIONA. La blockchain (catena a blocchi) è una sorta di “libro mastro” virtuale dove chiunque può aggiungere pubblicamente un ulteriore blocco che si unisce agli altri in modo pubblico e irreversibile, previa l’accettazione di almeno il 50% della comunità virtuale che, democraticamente, ne detiene il presidio. Le sue applicazioni potranno essere molteplici, segnatamente nel campo dei contratti e delle relative transazioni che beneficerebbero di una maggiore sicurezza contro il rischio di frodi e inadempienze. È questa la tecnologia che consente la creazione del famoso bitcoin, una valuta virtuale (nelle intenzioni) che si differenzia da quelle tradizionali in quanto non scaturisce dall’emissione di un debito delle banche centrali ma si estrae dal web tramite complesse procedure informatiche. Il proprietario di un bitcoin è colui che ne detiene la “chiave” crittografata la cui cessione ad altro soggetto sancisce il passaggio della proprietà che avviene pubblicamente e in modo irreversibile. Se, convenzionalmente, una comunità, al pari del denaro, assegna a tale oggetto informatico un certo valore di scambio con le monete tradizionali e laddove vi fossero soggetti disponibili a cedere una certa quantità di beni e/o prestazioni in cambio, nulla osta al fatto che una stringa informatica possa svolgere le tipiche funzioni di una moneta. Ovviamente, finché permarranno le condizioni di cui sopra. Ma il vero quesito è il seguente: il bitcoin sostituirà le monete tradizionali dando vita ad un sistema monetario radicalmente nuovo e maggiormente efficiente in quanto democratico? Chi può dirlo! Forse sì o forse no. Il fatto certo è che tale rivoluzionario sistema comporterebbe enormi rischi se applicato nel nostro attuale sistema economico.

I RISCHI. Bisogna tener presente, infatti, che il “dosaggio” della quantità di moneta in circolazione è fondamentale per mantenere il ciclo economico in un contesto di equilibrio tra i due principali rischi che minacciano la necessaria crescita: inflazione e recessione. Due “mostri” che si combattono, rispettivamente, con la riduzione e l’aumento della massa monetaria in circolazione, in una continua ricerca del giusto punto di equilibrio, che costituisce la tipica funzione delle banche centrali. Queste, con le enormi criticità che, giustamente, vengono loro attribuite, non potrebbero di certo essere sostituite dalle gesta di una “comunità democratica” sparsa sul web. Immaginiamo, per esempio, agli interventi simultanei e coordinati delle banche centrali durante la crisi del 2008 che ha evitato un disastro economico (e sociale!) di proporzioni inimmaginabili. Le possibilità di creare monete simili al bitcoin sono infinite mentre sono “finite” le quantità di beni e servizi acquistabili. Conseguentemente, una produzione incontrollata di detti strumenti di pagamento determinerebbe dirompenti e non più presidiabili effetti inflattivi. In definitiva, la questione è molto più complessa delle semplicistiche e talvolta ridicole argomentazioni a supporto di una rivoluzione che forse ci sarà ma che, per le motivazioni sopra esposte, non è di certo dietro l’angolo. E allora, cosa c’è dietro i quasi ventimila euro di valore di un bitcoin? Semplicemente una irrealistica e irrazionale aspettativa che vi sarà sempre in futuro qualcuno disposto a comprarli ad un prezzo sempre più alto. Tutto questo ha un nome e cognome: “bolla speculativa” che, come sempre, esploderà tra le lacrime degli ultimi arrivati che, svanito il sogno della ricchezza facile e immediata, vedranno come da copione svaniti nel nulla i loro danari. Quelli veri, stavolta

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