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Disastro Milan: Il diavolo può essere redento?

Solo un punto contro le neo-promosse Hellas Verona e Benevento per la squadra di Rino Gattuso. Quella in corso si candida ad essere l’ennesima stagione tra alti (pochi) e bassi (molti) per i rossoneri

Doveva essere la svolta. Il cambio di proprietà, 11 nuovi acquisti, budget finalmente da Milan, i tifosi rossoneri sono stati inebriati dai fasti imperiali del passato fin dai primi giorni della nuova era del Diavolo. La campana del destino pareva avesse suonato i rintocchi della riscossa. “Sweet dreams are made of this…” cantava qualcuno. In effetti, quelli dei tifosi rossoneri sono rimasti soltanto sogni, e nemmeno tanto dolci, almeno per il momento.

PALINGENESI ROSSONERA. Cambiare tutto per non cambiare nulla. Il vecchio adagio si cuce perfettamente sul petto della società di Li Yonghong, l’estenuante passaggio proprietario tra la holding della famiglia Berlusconi ed i nuovi proprietari asiatici aveva consegnato alla storia del calcio una società rinnovata fin dalle fondamenta. Nuova dirigenza, nuovo team, nuovi metodi gestionali ma vecchi risultati. Milan impantanato nell’ennesima stagione sportiva fatta da tantissime delusioni e quasi nessun acuto. Forse la peggiore, finora, dall’anno dell’ultimo scudetto conquistato ormai 7 anni fa. Il duo Fassone-Mirabelli non ha ancora convinto, tanti acquisti e tanti soldi spesi per un rendimento abbondantemente sotto le aspettative. La guida tecnica ed atletica è stata fin dall’inizio confusa, si è faticato a trovare la quadra per i nuovi innesti acquistati a giugno. Basti pensare a quante formazioni differenti ha schierato l’ex allenatore Montella prima dell’arrivo di Gattuso. Il Milan è una squadra che corre poco in uno sport dove i valori fisici fanno sempre più la differenza. Statistiche alla mano è tra le ultime posizioni in serie A per km macinati in campo. Una gestione delle risorse fisiche approssimata e simboleggiata dalla sostituzione della direzione atletica a stagione in corso, un vero unicum per una società così importante come il Milan. Il volto del neo-allenatore Gattuso dopo la pesante sconfitta subita per opera dell’Hellas si presentava come un mosaico di amarezza e preoccupazione ai microfoni della stampa. Alla domanda, legittima e opportuna, sulla possibile resurrezione del Milan dei primi anni duemila, Gattuso, che proprio di quell’epopea fu protagonista, ha nicchiato spendendo qualche parola di circostanza. Potrà mai tornare il Milan degli Inzaghi e dei Maldini? Potrà mai tornare il grande Milan? Una domanda cruda, ma onesta. Da quello che si è visto in questi ultimi anni e dal gap accumulato con le grandi del campionato come Napoli e Juventus la risposta parrebbe più negativa che positiva. Nel frattempo i tifosi del Diavolo navigano nel mare in tempesta dei vari casi Donnarumma, delle figuracce sportive e delle incertezze societarie, tra livore e sangue amaro i sogni di un grande ritorno dei colori rossoneri nel panorama del calcio internazionale rischiano di colare a picco, in fondo agli abissi.

POCA PERSONALITÀ E MANCANZA DI FINALIZZATORI. Il Milan di oggi non ha tenuta mentale. Ogni volta che va sotto difficilmente riesce a recuperare o vincere la partita. Prima ancora che con le gambe, le battaglie sportive si vincono con la testa. Concentrazione, capacità di reazione, nervi saldi anche di fronte alla pressione, ingredienti fondamentali per il successo nel calcio moderno. Ingredienti che mancano alla formula del Milan di Gattuso. Testa e gambe, le priorità su cui “ringhio” dovrà insistere maggiormente in queste settimane. E poi la mancanza di un finalizzatore, la vera grande lacuna del mercato rossonero di quest’estate. L’attacco del Milan è asfittico, non segna o lo fa poco, mancano le sinergie tra gli interpreti del reparto e tra il reparto stesso ed il centrocampo. Impossibile pensare di tirare 30 volte verso la porta avversaria, come accaduto a Verona, senza segnare un solo goal contro una neo-promossa. Atalanta ed Inter sono alle porte, per evitare di ingigantire ulteriormente quello che già appare come un enorme disastro sportivo, Rino Gattuso dovrà ingegnarsi per trovare il giusto grimaldello per aprire la serratura del successo prima che la neve dell’inverno si posi sulle spoglie di quella che, una volta, era dipinta come la regina del calcio italiano in Europa e nel mondo.

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