Italia

Arresto cardiaco: l’importanza di contrastare la prima causa di morte al mondo

La morte improvvisa per arresto cardiaco continua a mietere milioni di vittime ogni anno

Si dice spesso che il tumore sia il male del nostro tempo, il grande nemico da sconfiggere, la lotta del millennio. Un tema che entrò qualche anno fa anche nella dialettica politica italiana con le incaute dichiarazioni di Silvio Berlusconi, il quale disse, precisamente nel 2010, di essere convinto che avrebbe sconfitto la terribile malattia. In realtà, c’è un nemico ancora più infido, un nemico che non consuma lentamente ed in maniera straziante come il cancro ma che colpisce in maniera improvvisa, imprevedibile, letale nel 98% dei casi. Stiamo parlando dell’arresto cardiaco, la prima causa di morte al mondo.

LA CULTURA DEL PRIMO SOCCORSO. Quando si insiste sulla necessità di divulgare il più possibile la “cultura del primo soccorso”, lo si fa perché fornire, soprattutto ai cittadini non sanitari (i c.d. laici), gli strumenti per supportare le funzioni vitali del prossimo rappresenta una battaglia per il bene più prezioso, la vita. La vita che è l’unica vera ricchezza di questa umanità, la vita che è un fascio di ricordi, sogni, speranze, obiettivi legati insieme da un filo sottile che rischia di spezzarsi in qualsiasi momento. L’arresto cardiaco è viscido come un rettile, spesso si manifesta senza alcun segno premonitore, ti lascia un lasso bassissimo di tempo per reagire, per cercare di costringere il cuore, il tuo cuore, a battere ancora, a tenere in vita quei ricordi, quei sogni, quelle speranze, quegli obiettivi. La percentuale di sopravvivenza in questi casi è drammaticamente bassa, si parla dell’1 o del 2%. Questo perché spesso si è da soli quando quella morsa mortifera si stringe intorno al muscolo cardiaco o perché chi ci sta attorno non ha le nozioni adatte per intervenire tempestivamente. A questo proposito, occorre ricordare che a seguito dell’arresto cardio-respiratorio, il nostro cervello rimane a corto di ossigeno. Dopo soli 5-6 minuti senza ossigeno, il nostro cervello entra nella fase della cosiddetta “morte biologica”, un quadro clinico irreversibile in cui, anche in caso di sopravvivenza, si ha la quasi certezza matematica di restare dei vegetali a vita. Fortunatamente, negli ultimi anni, la sensibilità nei confronti della tematica è andata aumentando e si sono sviluppate normative per obbligare la presenza dei defibrillatori, essenziali macchine salva-vita necessarie a ricalibrare il battito cardiaco, nei luoghi pubblici e nei luoghi ad alta densità demografica. Inoltre, le autorità pubbliche in collaborazione con tante associazioni del terzo settore hanno investito e stanno investendo tantissimo sulla formazione dei cittadini, partendo soprattutto dalle scuole.

LA NORMATIVA ITALIANA. I primi interventi normativi per il contrasto e la prevenzione del fenomeno dell’arresto cardiaco risalgono al lontano 2001. Bisogna però riconoscere che una certa sensibilità istituzionale nei confronti dell’argomento si è concretizzata con il “Decreto Balduzzi” che ha esteso l’obbligo della presenza del defibrillatore anche e soprattutto nei luoghi dello sport. Campi sportivi e sedi di società dilettantistiche sono luoghi ad altissimi densità demografica ed i principali inquilini sono giovani e giovanissimi la cui incolumità va preservata a qualsiasi costo. Dopo una serie di proroghe, l’ultima delle quali scaduta a giugno 2017, ogni struttura sportiva ed ogni società dilettantistica ha l’obbligo di avere a disposizione un apparecchio defibrillatore. Come si accennava pocanzi, non bastano gli interventi normativi. Abbiamo l’estrema urgenza di diffondere la cultura del primo soccorso per dotare i cittadini delle nozioni necessarie a divenire essi stessi presidi a protezione della vita. Fortunatamente anche il panorama italiano si presenta proattivo rispetto al fenomeno. Sono tantissime le associazioni sanitarie o di volontariato che investono il proprio capitale umano ed economico nella formazione al primo soccorso ed al protocollo “BLSD” (Basic Life Support Defibrillation). Il BLSD è un protocollo che insegna ai sanitari ed ai laici le nozioni fondamentali per una corretta valutazione del quadro clinico della vittima e, ove necessario, le modalità di intervento a supporto dell’attività cardiaca e circolatoria, con o senza l’ausilio di un defibrillatore. Con l’inizio del nuovo anno alle porte, l’auspicio è quello che si possa fare sempre di più in un settore che incide in maniera drammatica sulla mortalità degli abitanti del globo.

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