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Elezioni politiche 2018. Si vota il 4 marzo: chi sarà il nuovo premier?

In Italia, nonostante non sia una Repubblica presidenziale, le campagne elettorali nazionali sono fortemente incentrate sulle figure dei leader politici candidati alla presidenza del Consiglio. E le elezioni politiche non fanno eccezione. Ecco chi sono gli aspiranti premier

La campagna elettorale è ufficialmente iniziata. Ieri il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato il decreto per lo scioglimento delle Camere mettendo fine alla XVII legislatura. Si andrà al voto il prossimo 4 marzo. Poco più di tre mesi per dirottare le preferenze degli italiani sempre più disaffezionati alla politica nei vari schieramenti che si sfidano per conquistare la maggioranza dei seggi alla Camera e al Senato. Ci proveranno gli aspiranti candidati alla presidenza del Consiglio Matteo Renzi, Paolo Gentiloni, Luigi Di Maio, Matteo Salvini, Pietro Grasso.

RENZI L’EX ROTTAMATORE. Tutto cominciò con un discorso parlamentare in cui un giovane e sfrontato toscano voleva rottamare tutte le vecchie liturgie della politica. Arrivato al governo a febbraio 2014 scalzando Enrico Letta, Renzi ha lasciato Palazzo Chigi dopo la sonora sconfitta al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. Rieletto segretario Dem a maggio scorso, è arrivato alla campagna elettorale da candidato senza primarie, come prevede lo Statuto, e senza lasciarsi intimorire da fratture, scissioni e possibili riscosse della sinistra. «Continuare l’opera che abbiamo avviato» è il timido messaggio lanciato dall’ex premier. Aver tenuto in piedi la baracca, proprio nel momento in cui l’Italia usciva a fatica dalla recessione, è stata la più grande vittoria di Renzi. Contemporaneamente, però, la sua azione di governo ha attirato sul Pd una impopolarità senza precedenti, come testimoniano i sondaggi che lo danno sotto al livello di guardia raggiunto da Bersani cinque anni fa.

DI MAIO, IL NUOVO CHE AVANZA. Luigi Di Maio, 31 anni, vicepresidente della Camera dei deputati, è l’unico esordiente alle elezioni politiche 2018. Cinque anni fa Luigi Di Maio era uno dei tanti sconosciuti catapultati in Parlamento dall’exploit del Movimento 5 Stelle. L’ascesa è stata rapida. A settembre scorso ha vinto le primarie online per diventare non solo il prossimo candidato alla presidenza del Consiglio ma anche guida del partito fondato da Beppe Grillo. Ma ce la farà a convincere gli italiani a fare il salto nel buio a Cinquestelle? Bersagliato per aver inanellato una gaffe dietro l’altra, il leader del M5S avrebbe bisogno di un impossibile 51%. Ma a quasi un terzo degli italiani sembra un voto possibilissimo almeno per spaventare i concorrenti, e questo basta per tenerli in alto nei sondaggi.

SALVINI, IL POLITICO DEL POPOLO. Quarantaquattro anni, parlamentare europeo, Matteo Salvini è stato eletto tre volte consecutive a Strasburgo, due volte alla Camera. Ha salvato una Lega che stava morendo sommersa degli scandali e dal nepotismo, le ha cambiato faccia trasformandola da movimento secessionista in movimento nazionalista. È riuscito a tenere in piedi, negli anni di letargo di Berlusconi, di un simulacro di centrodestra negli anni del letargo di Silvio, facendogli trovare ora pronta al suo risveglio un’attrezzatura politica che va molto di moda: contro gli immigrati, contro gli stranieri, contro le tasse. E ora che il Cavaliere è tornato in sella Salvini sembra scavalcarlo nei sondaggi. In caso di vittoria, sarà chi ottiene più voti a indicare il premier.

GENTILONI, L’UOMO CHIAVE DEL PD. Il premier in carica è riuscito però in un piccolo miracolo: ha trasformato un governo ombra nell’unica certezza politica esistente da qui fino al prossimo governo in carne ed ossa, il che equivale a dire da qui a chissà quando. Quando ha varcato il portone del Palazzo lo definirono una sbiadita “fotocopia” ma è riuscito ad assestare due colpi non di poco conto: il reddito di inclusione, prima misura universale per i poveri, e il biotestamento. L’unica stecca di fine legislatura è stato lo ius soli. Ma è lui l’uomo chiave del Pd, utilizzabile per tutto, da un governo di larghe intese a un governo d’emergenza, in caso di risultato elettorale non utilizzabile.

GRASSO, UN LEADER DA TESTARE. Una vita da magistrato, è passato alla politica dopo la pensione. Nei cinque anni al Senato Pietro Grasso si è visto poco, ha preferito lavorare dietro le quinte, fino al gesto clamoroso e inatteso di dimettersi dal gruppo del Pd. E adesso si ritrova candidato premier di Liberi e Uguali, una nuova formazione che riunisce la sinistra più di sinistra del Pd: Mdp, Si e Possibile. Ma sarà possibile farsi notare al di fuori dell’infinita guerra intestina della sinistra. Bisogna però dire che al momento di questa capacità di espansione non si vede traccia.

BERLUSCONI E L’USATO GARANTITO. Eterno protagonista della politica italiana. A 24 anni dalla sua discesa in campo il Cavaliere si ritrova ancora a guidare il centrodestra e la sua Forza Italia alle elezioni per il Parlamento, per la settima volta consecutiva. Vittorioso alla prima candidatura, nel 1994, e poi nel 2001 e 2008, ha dimostrato di essere l’unico leader capace di unire e trascinare l’elettorato più conservatore. A 81 anni Berlusconi, archiviate le più complicate vicende giudiziarie, è a capo di uno schieramento guidato da Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia. Ma i numeri hanno confermato la necessità vitale di un’alleanza con la Lega Nord di Matteo Salvini. I sondaggi dicono che gli azzurri e le camicie verdi possono ottenere anche un terzo dei voti, ma ovviamente solo se si presentano insieme. Resta il problema della ineleggibilità del Cavaliere in virtù della legge Severino per la condanna in via definitiva in Cassazione nel 2013 per frode fiscale. Berlusconi non ha le carte in regola per salire a Palazzo Chigi ma vuole comunque scegliere il premier in caso di successo.

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