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George Weah: È lui il nuovo presidente della Liberia

Il campione rossonero conquista la presidenza con una percentuale schiacciante del 61,5%, sostituirà il premio nobel per la pace Ellen Johnson-Sirleaf, prima donna africana a ricoprire il ruolo di capo di stato

Chi tra i lettori può vantare qualche capello bianco sul capo ricorderà sicuramente l’estro calcistico dirompente del campione liberiano George Weah. Il coast-to-coast che ha portato Weah a segnare uno dei goal più belli della storia della serie A è entrato di diritto tra le reti più iconiche del nostro campionato calcistico più importante. Impossibile, per gli appassionati, non averlo ben fissato nella mente. Weah è l’ultimo interprete, in ordine cronologico, di una generazione di rossoneri impegnati in politica. Sarà stata l’influenza dell’ex presidente Silvio Berlusconi o sarà stata soltanto una coincidenza del destino ma da Ševčenko a K’aladze passando per Rivera la lista dei campioni del Milan che hanno deciso di “scendere in campo”, come il loro ex presidente nel 94’, è davvero lunga.

UNA VITA DA NUMERO UNO. Se c’è qualcosa che si può dire di Weah è che non ha mai mollato, mai, per tutta la sua vita. Una vita iniziata in salita, sulle strade fangose della Liberia, tra le baracche sgangherate di Clara Town. Due i compagni inseparabili della sua adolescenza, la fame e un pallone, ovviamente un pallone. Se si pensa che fino a 21 anni, età in cui, al giorno d’oggi, un giocatore è considerato come avviato alla sua piena maturità, Weah calcava ancora palcoscenici calcistici semi-professionistici appare davvero incredibile la fortuna che quest’uomo è riuscito a costruirsi dal 1988 in poi. Arrivato in Francia da semi-sconosciuto, gli sono bastate poche partite per far intravedere il potenziale pazzesco di cui era dotato. All’apice della sua carriera sembrava davvero che Weah giocasse in un’altra categoria, una categoria soprannaturale, il modo in cui dribblava gli avversari, la potenza atletica con cui sprintava lasciando gli attoniti marcatori sul posto, l’innaturale precisione con cui riusciva a trovare sempre l’angolo giusto alle spalle del portiere, apparivano tutte come doti inarrivabili. Non è certamente un caso il pallone d’oro che gli è stato riconosciuto nel 1995, unico giocatore africano a centrare questo prestigioso risultato. Il suo personale palmarès non è forse all’altezza del suo talento purissimo, per lui soltanto 3 campionati e 5 coppe nazionali, nessun trofeo europeo. Ciò che apprezziamo di Weah non è soltanto la dimensione calcistica ma, soprattutto, quella umana. Giunto in un continente sconosciuto col terrore che la guerra civile scoppiata nel frattempo in Liberia potesse falciare la vita dei suoi cari, Weah ha trovato in fondo al suo cuore le motivazioni per non cedere allo sconforto. Aggrappato alla speranza ed alla sua adamantina forza di volontà, Weah ha portato in campo la voglia di riscatto del suo paese e l’affetto che i suoi cari non gli hanno mai fatto mancare. Attraverso il calcio, Weah ha dato a tanti una grande lezione di vita, sconfiggendo la solitudine, facendo brillare la speranza.

BUONA LA TERZA. Chi pensa a George Weah come un volto nuovo della politica liberiana commette un grave errore. In realtà, per il leone rossonero, era il terzo tentativo per porsi alla guida del suo paese. Weah aveva già provato a proporsi nel 2005 e poi nel 2011 come vice di Winston Tubman ed ha investito gran parte del suo tempo, negli ultimi anni, a formarsi sulle dinamiche politico-amministrative del suo paese. Weah si è confrontato con Joseph Boakai, vice-presidente uscente, in un doppio turno di elezioni presidenziali. È stato infatti necessario ricorrere al ballottaggio per determinare il nuovo presidente della Liberia, considerando che nessuno degli sfidanti aveva sfondato la soglia del 50% (38,4% Weah e il 28,8% Boakai). Al secondo turno, invece, Weah ha prevalso con un plebiscito imponendosi con ben il 65,1% dei voti. Nel suo programma presidenziale il campione rossonero ha promesso investimenti per la creazione di nuovi posti di lavoro e l’istruzione gratuita dall’asilo alle superiori. L’auspicio è che l’esperienza della sua amministrazione sia di successo come quella di altri rossoneri già citati, uno su tutti K’aladze, sindaco di Tbilisi, considerato a capo di una giunta di successo nella capitale georgiana.

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