Cultura

Sophia il robot e il sogno della razza ariana

Panoramica sul desiderio istintivo dell’uomo di creare un’entità perfetta che lo aiuti nel lavoro, gli garantisca compagnia e non gli complichi la vita con i sentimenti

La razza umana, unica specie immaginifica sul pianeta, per quanto ne sappiamo, fin da quando ha capito che un meccanismo di qualsiasi tipo poteva rappresentare un valido aiuto per compiere delle operazioni, si è industriato per creare ogni sorta di dispositivo che alleviasse le sue incombenze. Tranquilli non partiremo dalla ruota, ma faremo solo una piccola panoramica su questo concetto, intorno al quale ha finito per svilupparsi il sogno di una macchina autonoma che fosse capace di muoversi da sola. Proprio come il golem, la figura antropomorfa immaginaria della mitologia ebraica e di tanta parte del folklore medievale. La parola ebraica Golem, significa “materia grezza” o “embrione”, indica una massa prima di forma, che la cultura ebraica assimila ad Adamo prima che gli fosse infusa l’anima, e oltretutto nella lingua moderna significa anche “robot”. La figura di Frankenstein, il mondo variegato degli spettacolari automi musicali in movimento, il golem e tutti gli antenati dei robot ci raccontano del desiderio quasi istintivo dell’umano di creare qualcosa che gli allevi le fatiche, e gli ricordi il proprio essere e la creazione divina. E come Dio ha infuso in Adamo il respiro dell’anima, oggi l’uomo sogna di infondere se non proprio quello spirito, almeno una parvenza di essa detta AI, l’intelligenza artificiale.

ANIMA O INTELLIGENZA ARTIFICIALE. Nel mondo che verrà di qui a poco i robot entreranno a far parte della nostra quotidianità. Saranno intelligenti e saranno anche emotivi? Certo se si pensa alla bellissima, lineare e filosofica prosa di un genio della letteratura fantastica come Isaac Asimov, vien da credere che non possano essere altrimenti. Pare a mio avviso che si conservi il gusto di realizzare, pur pensando a robot che debbono soltanto lavorare, delle strutture antropomorfe, che sono sicuramente più accettate dai nostri istinti, con la relativa ricerca di una estensione di sentimenti familiari, e soprattutto gestibili. In questo il grande scrittore di origine russa è veramente un maestro se teniamo presenti le tre leggi della robotica da lui codificate. Il messaggio filosofico, quasi esistenzialista, che l’originale narratore faceva venir fuori dalle proprie pagine, ha dato la stura ad una serie infinita di interrogativi sull’etica e sulla moralità, ma anche a riflessioni che lasciavano spazio a tante paure. Il robot come sostituto nei lavori pesanti e ripetitivi, ma anche come aiutante e compagnia contro la solitudine, e soprattutto essere senziente. Ma torniamo all’immaginazione. Siamo come specie abituati a dare anima anche a degli oggetti inanimati, quindi è presumibile che si tenti di fornire questi aiutanti dalle forme umane, oltre ad una intelligenza artificiale che gli garantirà una efficienza tecnica e operativa, la possibilità di operare delle scelte. Ogni scelta non può che essere letta attraverso le emozioni dal cervello umano, e dette emozioni, che proprio ai robot potrebbero essere attribuite, gli darebbero una parvenza di anima? Saranno, per esempio, i Robot in grado di fare arte?

TRA ARTE E TECNOLOGIA. Qui sovviene un pensiero legato alle ricerche nel campo dell’essenza stessa dell’arte. Non è facile dire cosa sia l’arte, mentre è relativamente più semplice definire l’artista. I robot possono essere artisti, se per essere artisti di intende la realizzazione un manufatto artistico. Già le mani delle macchine sono più sensibili. Proprio alle Molinette di Torino, pochi mesi fa, per la prima volta al mondo un robot chirurgo ha salvato la vita ad una paziente. Grazie alla chirurgia robotica si sperimenta l’esaltazione delle capacità umane, ed esistono già macchine che fanno cose artistiche. Per il momento, come per la chirurgia, supportando un artista umano. È il caso di un artista che fa scrivere versi di sabbia sulla strada ad un robot. C’è anche Shimon, un robot che compone e suona la propria musica, e poi Yuxi Liu ha progettato un robot “inutile”, che non ha nessuna funzione pratica; si limita a camminare sulla spiaggia, guarda il mare e scrive poesie. Con gli inarrestabili progressi scientifici e tecnologici le macchine salteranno presto in una sempre più articolata intelligenza artificiale, che metterà alla prova ogni test di Alan Turing (test che serve per capire se si ragiona con un umano o con una macchina). E non è detto che la loro aumentata capacità di calcolo non possa darci un contributo notevole per la comprensione di cosa sia l’arte, e cosa la stessa l’intelligenza artificiale. Con il linguaggio sono già avanti, ma la cosa che più arrovella le meningi di ricercatori e filosofi, e turba ogni essere umano sulla terra è la possibilità che gli androidi possano avere dei sentimenti. La strada della ricerca tecnologica è imprevedibile, e il logaritmo attraverso il quale un robot scrive poesie presto potrebbe sembrare antiquato. Quando saremo arrivati a tale punto d’evoluzione cosa non potrebbe far innamorare un robot? E come non ci si potrebbe innamorare di un robot?

LA RICERCA DELLA PERFEZIONE. Sophia è il nome della prima donna robot. È così “umana” che l’Arabia Saudita le ha dato la cittadinanza. E lei stessa di recente al Web summit di Lisbona, non ha esitato a definire come inevitabile la possibilità che macchine senzienti soppiantino l’uomo nella maggior parte dei lavori nel prossimo futuro. Probabilmente Sophia viene spesso presentata al pubblico in modo tale da sovrastimare a livello teatrale il suo livello di intelligenza generale.Sarebbe meglio classificarla come chatbot”, con una faccia tridimensionale. Ma nonostante la presentazione eccessiva, la sua visione trasmette a tutti un’esperienza unica. Non avrà una intelligenza “umana”, ma avvicina in modo imperioso al mondo dell’AGI (intelligenza artificiale generale) e ai rivolgimenti cui ci porterà la tecnologia. Proviamo a immaginare un partner che abbia ogni caratteristica caratteriale da noi preferita e anche ogni aspetto fisico da noi visto come fantastico, con in più la possibilità di poter cambiare e mettersi in relazione armonica con ognuna delle umane piccole incoerenze. Accontentare ogni nostro piccolo desiderio. Non è affascinante? Senza dubbio, ma Sophia nasconde comunque un desiderio latente di arrivare ad una sorta di razza ariana; un giocattolo perfetto senza sentimenti. E il rischio sarebbe proprio in una evoluzione che non si possa controllare. Eterni replicanti potranno essere, dunque, solo macchine in grado di fare copie di se stessi o essenze con dei sentimenti che impareranno una sorta di riproduzione che racchiude uno dei segreti della vita? Riusciranno a creare, cioè, la tensione verso l’alto, la capacità di crescere alimentandosi. Riusciranno a ricreare una vita? Alle porte del nuovo anno non ci resta che augurarci Buon Futuro!

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