Mondo

Il mondo che cambia: le sfide del 2018

Mentre accogliamo il nuovo anno ci chiediamo quali saranno nel nuovo anno le sfide principali per l'Italia e l’Europa e quali scenari internazionali si profilano all'orizzonte. Ecco cosa ci aspetta

Quello che si è appena concluso è stato un anno pieno di tensioni internazionali segnato da importanti eventi politici come il negoziato sulla Brexit, l’insediamento di Trump alla Casa Bianca e la crisi in Catalogna. E per l’Italia è stato anche l’anno del G7, del governo Gentiloni e della mancata qualificazione ai mondiali di calcio. Ma lasciandoci alle spalle successi e delusioni, in questo primo giorno del 2018 è d’obbligo fare una lista dei buoni propositi. Per l’Italia senza dubbio è quello di riuscire a formare un governo che sia sufficientemente stabile. Sciolte le Camere, gli italiani si preparano a due mesi di intensa campagna elettorale prima di andare alle urne il 4 marzo.

SCACCHIERE MONDIALE. Elezioni in vista anche in Russia e Usa. Le presidenziali in Russia sono quasi una formalità perché la rielezione di Vladimir Putin a un quarto mandato appare scontata e il voto di Midterm negli Stati Uniti, il 6 novembre, viene visto come un referendum su Trump, con i democratici all’opposizione che cercano di conquistare il controllo di almeno un ramo del Congresso. Vladimir Putin, ha sollecitato una “cooperazione pragmatica” tra Stati Uniti e Russia nel messaggio di auguri di Buon Anno inviato al presidente americano. Stando a quanto si legge nel comunicato del Cremlino Putin ha auspicato «un dialogo costruttivo russo-americano per rafforzare la stabilità strategica nel mondo». E mentre si delineano nuovi scenari internazionali, Trump dopo lo storico taglio delle tasse con cui ha chiuso il suo primo anno alla Casa Bianca ha le idee chiare sulla politica interna: continuare sulla strada delle riforme con le nuove norme sull’immigrazione e sulla sanità e con un innovativo piano per l’ammodernamento delle infrastrutture.

UNA FINESTRA SULL’ORIENTE. Nel flipper mondiale c’è poi la pallina impazzita Kim Jong-un. Nel suo messaggio di inizio anno è tornato a minacciare gli Stati Uniti agitando lo spettro di un conflitto atomico: «Il pulsante nucleare è sempre sulla mia scrivania». Ma ha anche detto che quelle armi non saranno usate a meno che il suo Paese non sia minacciato da un’aggressione. Quindi l’avvertimento al nemico giurato, Donald Trump: «L’intera area degli Stati Uniti continentali è sotto il raggio d’azione nucleare. Nel 2017 abbiamo raggiunto l’obiettivo di completare la nostra forza nucleare nel 2017 – ha affermato Kim nel discorso trasmesso in diretta tv – Noi abbiamo bisogno di produrre testate nucleari e missili balistici ed accelerare il loro dispiegamento». Se i toni sono stati forti nei confronti di Washington, il leader di Pyongyang si è mostrato conciliante con Seul: «I Giochi invernali che si terranno in Corea del Sud saranno una grande opportunità per il Paese. Speriamo sinceramente che siano un successo e sono pronto a intraprendere diversi passi, compreso l’invio di una delegazione».

LO SCENARIO EUROPEO. E se il mondo trema davanti alle minacce della Corea del Nord, l’Europa vacilla sulla questione migranti e sulle politiche di sicurezza. Si dovrà trovare un fronte comune per una politica d’immigrazione che metta insieme accoglienza e protezione dei confini. L’incognita resta l’affidabilità della Germania, che deve ancora trovare un assetto di governo dopo il voto di settembre. Solo quando lo avrà trovato si potrà davvero capire se il motore franco-tedesco funziona anche se una Merkel lievemente indebolita. E mentre si intravede uno spiraglio di ripresa economica in tutta l’area euro, anche nel 2018 continuano i negoziati per la fuoriuscita del Regno Unito dall’Unione.

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