Economia

Pericolo Derivati per l’Italia

L’utilizzo sconsiderato degli strumenti finanziari definiti col termine di “derivati” rischia di compromettere ulteriormente la situazione già precaria dei conti pubblici italiani

Come se non bastassero gli oltre 2.200 Miliardi di debito pubblico, sulla testa degli Italiani grava il fardello dei contratti derivati, la cui esposizione complessiva supera attualmente i 32 Miliardi. Evidentemente, una diffusa e non ancora del tutto dissolta opacità concettuale che pervade l’argomento “derivati” ha sin qui impedito una chiara consapevolezza sulla gravità delle vicende che ruotano intorno a questi strumenti, già definiti dal mitico Warren Buffet “armi di distruzione di massa”.

COSA SONO I DERIVATI. In premessa, al fine di comprendere la natura e le reali implicazioni connesse al loro utilizzo, è necessario evidenziare che il derivato, come una sorta di Giano bifronte, può essere parimenti utilizzato sia come strumento di copertura che con intento speculativo. In tal senso, sembrerebbe scontato immaginare che l’utilizzo dei derivati da parte del Tesoro sia stato improntato al perseguimento di obiettivi di contenimento dei rischi e giammai in chiave speculativa. Paradossalmente, invece, è accaduto l’esatto contrario. Per intenderci, abbiamo acquistato gli ombrelli che, oltre a non aprirsi quando è giunto l’acquazzone, hanno addirittura essi stessi rischiato di farci annegare. Fuori metafora, con la sottoscrizione di un derivato sui tassi di interesse due controparti sostanzialmente “scommettono” sul futuro andamento dei tassi medesimi, con lo scopo di assumere un rischio inverso ad un altro già preesistente nelle rispettive sfere giuridiche, al fine di annullarlo o ridurne gli effetti. E la coesistenza o meno di un rischio di segno opposto, rispetto a quello assunto con il derivato, assume dunque valenza dirimente nella classificazione (copertura/speculazione) del contratto.

L’UTILIZZO “SCONCERTANTE” DEI DERIVATI. Pertanto, se i derivati in portafoglio al Tesoro fossero stati di “copertura”, durante la drammatica crisi del 2011 che ha visto schizzare verso l’alto i tassi del debito Italiano, essi avrebbero dovuto produrre un risultato opposto e quindi positivo, tale da annullare o ridurre i danni intervenuti. Si è invece in seguito appreso che, proprio nel pieno della citata crisi, in forza delle scellerate condizioni contrattuali sottoscritte, il Tesoro si è visto costretto a dover pagare alle controparti oltre 3 Miliardi di Euro in un colpo solo. Ciò è stato definito “sconcertante” dalla Corte dei Conti in una successiva e recente indagine a cui, in perfetto stile Italiano, è seguito uno squallido rimpallo di responsabilità tra dirigenti del Tesoro e Politici. In ogni caso, le giustificazioni da tutti fornite ruotano intorno alla imprevedibilità di una crisi di inusitata violenza che ha inaspettatamente determinato una possente impennata di spread e tassi. Ma, a ben vedere, se ben si interpreta la natura di tali strumenti, quelle stesse giustificazioni appaiono invece delle dichiarazioni gravemente auto-accusatorie in quanto confermano il fatto che le attività in derivati del Tesoro Italiano, ben lungi dal perseguire obiettivi di protezione, venivano condotte in modo speculativo. La vera questione è dunque questa: può considerarsi lecito e di buon senso effettuare speculazioni finanziarie con i soldi dei cittadini? È questo il quesito a cui dovrebbero rispondere i dirigenti del tesoro e i ministri che si sono succeduti. Il resto serve soltanto a fare la solita confusione utile soltanto ad offuscare le reali responsabilità.

Tags
Close