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H&M: lo slogan meno cool degli ultimi anni

La popolare azienda di abbigliamento svedese è nella bufera per aver pubblicizzato una felpa indossata da un bambino di colore con la scritta “la scimmia più cool della giungla”

La madre degli imbecilli è sempre gravida recita il vecchio adagio ma nella vicenda che ha visto protagonista la nota marca svedese H&M l’idiozia umana tocca vette allucinanti. Razzismo e xenofobia rappresentano due spettri che strisciano ancora sui muri di un’Europa provata dal fenomeno migratorio e dove occorre fare moltissima attenzione ai segnali ed ai simboli che vengono trasmessi agli abitanti del continente. La scelta di marketing, se così è possibile definirla, degli svedesi di H&M oltre ad essere di cattivo gusto rischia di legittimare un ordine di pensiero che occorre scardinare il prima possibile dagli stati che compongono l’Unione Europea.

L’IMMAGINE DELLA DISCORDIA. Nella giornata di ieri è cominciata a circolare sul web l’immagine che avrebbe condotto nell’occhio del ciclone H&M. Un giovanissimo bambino di colore con indosso una felpa di colore verde recante la scritta “la scimmia più cool della giungla”. La questione ha raggiunto in poche ore una dimensione virale e sono stati tantissimi i personaggi dello sport e dello spettacolo che hanno manifestato la loro profonda indignazione per la scelta pubblicitaria del marchio svedese. H&M ha deciso, in maniera più razionale di come ha selezionato la propria strategia pubblicitaria, di ritirare l’immagine incriminata con un doveroso corredo di scuse ai propri clienti e a tutti coloro che si sono sentiti offesi dopo averla vista. Ciò non è comunque bastato per evitare ulteriori danni al brand rispetto a quelli d’immagine già ampiamente accusati dalla marca svedese. Il popolare cantante “The Weekend” ha deciso di cancellare il proprio contratto da testimonial con H&M dopo l’increscioso accaduto ed un fotomontaggio della star dello sport LeBron James che ha “ritoccato” l’immagine incriminata cancellando lo slogan dissennato scelto dall’impresa svedese ed aggiungendo la “GIF” di una corona sul capo del bambino di colore ha totalizzato centinaia di migliaia di “like”.

L’ULTIMO DI UNA SERIE INCRESCIOSA DI EPISODI. Come richiamato all’inizio dell’articolo, lo scivolone di H&M si inserisce in una filiera di episodi di stampo chiaramente o velatamente razzista e non proprio edificanti che hanno attraversato i palcoscenici dell’Europa ma anche di altri continenti. In Italia abbiamo avuto tantissimi esempi, purtroppo, di questa tendenza nel mondo dello sport. Tutti ricordano i cori razzisti al giocatore del Milan Kevin Prince Boateng nel corso di un’amichevole contro la Pro Patria nel gennaio del 2013 poi non terminata dalla squadra rossonera per solidarietà nei confronti del compagno. Stessa sorte ma con epilogo diverso quella toccata all’allora giocatore del Barcellona Dani Alves che nell’aprile del 2014 sbucciò e mangiò una banana lanciatagli dal pubblico in un Barcellona-Villareal di campionato. Sempre nel 2014 furono gli USA ad essere protagonisti della rivolta di Berkeley orchestrata dalla popolazione afroamericana per protestare contro i mezzi brutali che le forze dell’ordine avevano utilizzato negli scorsi mesi specialmente nei confronti di persone di colore. A distanza di decenni dalla parentesi coloniale, il razzismo e la chiusura nei confronti delle differenze rimangono grandi temi da affrontare con coraggio per vincere una battaglia culturale ancora lungi dall’essere terminata.

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