Cultura

Le mostre fotografiche da non perdere nel 2018: gli scatti ritrovati di Vivian Maier

Tata di mestiere, fotografa per vocazione. Gli scatti di Vivian Maier raccontano un’epoca, un’America mai in posa e una donna che ha vissuto in punta di piedi con lo sguardo puntato sulla quotidianità

Dal reportage di guerra di McCurry alle campagne pubblicitarie di Oliviero Toscani. Tante le mostre fotografiche che accompagneranno questo 2018. Ed io tra quelle in programma in questi primi giorni dell’anno ho scoperto quella di Vivian Maier. La Mary Poppins con la passione per la fotografia. Nelle sue uscite con i bambini che accudiva non lasciava mai a casa la sua Rolleiflex. E così ha ritratto le città dove ha vissuto – New York e Chicago – a partire dagli anni Cinquanta. Ci sono operai, innamorati che si tengono per mano, anziane signore che sfoggiano buffi cappellini, mendicanti, businessman che si recano a lavoro, e tanti bambini. C’è la vita della metropoli, le luci dei quartieri benestanti, le ombre dei vicoli più poveri. Paradossalmente la vita ufficiale da tata consente alla Maier fotografa di affacciarsi nella realtà quotidiana con quell’aurea di invisibilità che viene percepita in ogni singolo scatto.

UNA FOTOGRAFA RITROVATA. Della doppia vita di tata Vivian non avemmo mai saputo nulla se John Maloof, agente immobiliare ed appassionato di storia, non si fosse trovato in difficoltà mentre stava scrivendo un libro su Chicago. Ad una battuta d’asta si aggiudicò per 380 dollari uno scatolone con dentro parecchia documentazione sulla città, materiale confiscato per il mancato pagamento dell’affitto di un box. Di fatto, il più grande tesoro fotografico nascosto della seconda metà del Novecento: fotografie in bianco e nero e a colori, negativi, stampe e filmini. Era il 2007 e Vivian Maier conduce una vita al limite della povertà in un appartamento di Chicago pagato dai bambini ormai cresciuti di cui si era occupata, una vita che finirà due anni dopo silenziosamente, come era iniziata. Una storia romanzesca che oggi è possibile riscoprire, nella mostra “Vivian Maier. Una fotografa ritrovata”, fino al 18 febbraio, negli spazi espositivi della Fondazione Puglisi Cosentino a Catania. 120 fotografie in bianco e nero, una selezione di immagini a colori e alcuni filmati in super 8, che raccontano un’epoca, una America in movimento, e una donna che ha vissuto in punta di piedi e con lo sguardo puntato sulla quotidianità.

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ICONA DELLA STREET PHOTOGRAPHY. La storia del fortuito ritrovamento del suo materiale fotografico ha contribuito ad aumentare il mistero intorno a questa figura: tata per professione, fotografa per vocazione. Ma la storia personale e l’opera artistica di Vivian Maier sono indissolubilmente legate. Non ci sarebbe stata la fotografa senza la bambinaia, e viceversa. Il suo sguardo è una testimonianza preziosa proprio perché non era quello di una fotografa di professione. Questo rende tutto il suo lavoro genuino e a tratti struggente. Scevro da qualsiasi contaminazione. Vivian Maier fotografava solo per sé stessa. La fotografia per lei era un diario personale che non smetterà mai di realizzare fino all’età di settant’anni. Eppure aveva tutte le carte in regola per diventare una protagonista nel campo della fotografia. Lo si nota nell’uso di linee diagonali, nei giochi di luce, nei contrasti di chiaro e scuro che evidenziano una notevole padronanza del mezzo fotografico. Oggi la tecnologia corre in nostro aiuto e con un semplice click possiamo condividere i nostri scatti. Così davanti a questo talento smisurato e al desiderio di tenere per sé la sua attività di fotografa rimaniamo smarriti e allo stesso tempo affascianti. Forse semplicemente ha voluto conservare così gelosamente quelle immagini perché potessero preservare la sua vita così come lei la stava vivendo. Da sola e col la sua Rolleiflex al collo.

LE ALTRE MOSTRE DEL 2018. La fotografia è una delle espressioni artistiche dell’epoca moderna. I social network sono entrati a gamba tesa nel mercato della fotografia. Non sembrava possibile fino a pochi anni fa, ma in poco tempo ha cambiato le regole di un gioco a cui tutti ora possono partecipare. Se prima era obbligatorio essere un professionista con una reflex da migliaia di euro, oggigiorno tutti possiamo prendere in mano uno smartphone, scattare e condividere con un pubblico di appassionati. Questo più facile e immediato accesso alla fotografia ha permesso però di scoprire o riscoprire i grandi maestri. Vediamo insieme le mostre fotografiche previste per questo nuovo anno.

I GRANDI MAESTRI. 100 anni di fotografia Leica sarà al Complesso del Vittoriano – Ala Brasini di Roma fino al 18 febbraio. La mostra rende omaggio alla prima macchina fotografica provvista di pellicola 35 mm, alla fotografia d’epoca e a tutti gli artisti che hanno utilizzato la Leica dagli anni venti ai giorni d’oggi, celebrando le loro immagini. Oltre 350 opere dei maggiori e più prestigiosi autori, da Henri Cartier-Bresson a Gianni Berengo Gardin, da William Klein a Robert Frank, a Robert Capa a Elliott Erwitt e molti altri, decine di documenti originali, riviste e libri rari, fotografie vintage, macchine fotografiche d’epoca.

HENRI CARTIER-BRESSON FOTOGRAFO. «Per me, la macchina fotografica è come un block notes, uno strumento a supporto dell’intuito e della spontaneità». Era questa la filosofia che caratterizzava gli scatti di Henri Cartier-Bresson in mostra fino al 25 febbraio alla Galleria d’Arte Moderna di Palermo. Una occasione per immergersi nel mondo del grande Maestro per scoprire il carico di ricchezza di ogni sua immagine, testimonianza di un uomo consapevole, dal lucido pensiero, verso la realtà storica e sociologica.

MEMORIA DI NACHTWEY. A Palazzo Reale di Milano duecento immagini propongono un’ampia selezione dei reportage più significativi di James Nachtwey, fotografo americano considerato l’erede di Robert Capa. Fino al 4 marzo l’esposizione raccoglie gli scatti con cui Nachtwey racconta la crudezza della guerra, la violenza del terrorismo, lo sguardo vuoto della disperazione. Curata da Roberto Koch e dallo stesso James Nachtwey, “Memoria” rappresenta una produzione originale e la più grande retrospettiva mai concepita del lavoro del famoso reporter.

OLIVIERO TOSCANI. Più di cinquant’anni di magnifici fallimenti è il titolo della mostra che dal prossimo 20 gennaio, e fino al 31 marzo, al Castello di Otranto raccoglierà gli scatti più celebri di Oliviero Toscani, fotografo pubblicitario tra i più discussi e controversi dello scenario artistico contemporaneo, noto per i linguaggi provocatori ma dal forte impatto emotivo che hanno contraddistinto le sue serie fotografiche. Oltre cento fotografie che celebrano la carriera di uno dei maestri della fotografia contemporanea e che mettono in evidenza la forza comunicativa delle sue immagini: dal Bacio tra prete e suora del 1991 a No-Anorexia del 2007. Presenti in mostra anche i lavori realizzati per il mondo della moda, dalle celebri fotografie di Donna Jordan fino a quelle di Monica Bellucci, oltre ai ritratti di Mick Jagger, Lou Reed, Federico Fellini e Carmelo Bene. Saranno inoltre esposte alcune fotografie di Razza Umana, progetto sulle diverse morfologie e condizioni umane che dal 2007 Oliviero Toscani porta avanti realizzando ritratti nelle strade e nelle piazze di tutto il mondo, per rappresentare espressioni, caratteristiche fisiche, somatiche, sociali e culturali dell’umanità.

CINECITTÀ – FATTI E PERSONAGGI TRA IL CINEMA E LA CRONACA. In una grande mostra fotografica, fino al 7 maggio negli Studi di Cinecittà, il cinema italiano racconta 80 anni di storia e cronaca del Paese attraverso le immagini dei grandi Archivi di Istituto Luce Cinecittà e ANSA. È un racconto in più di 150 immagini e filmati che ripercorrono 80 anni di storia d’Italia intrecciando divi e capolavori con vita quotidiana, sogni e grandi eventi di cronaca. Dai telefoni bianchi ai kolossal di Ben Hur, dal Neorealismo alla Dolce Vita, e ancora le risate all’italiana con Vittorio Gassman, Don Camillo e Peppone, Alberto Sordi, fino al cinema “d’autore” da Bellocchio ad Amelio e Nanni Moretti. L’esposizione racconta l’Italia che cambia, lo star system che cresce. Insomma, la magia del cinema italiano.

ICONS DI MCCURRY. La mostra dedicata a Steve McCurry verrà ospitata dal 3 febbraio al 3 giugno all’interno delle Scuderie del Castello Visconteo di Pavia. L’ampia retrospettiva, a cura di Biba Giacchetti, includerà 100 scatti realizzati dall’iconico fotografo americano durante 40 anni di carriera artistica. Il percorso espositivo permetterà ai visitatori di compiere un viaggio simbolico attraverso i luoghi immortalati da McCurry: dall’India all’Afghanistan, dal Giappone a Cuba, dal Brasile al Pakistan. Tra le fotografie anche il leggendario ritratto di Sharbat Gula, la ragazza afghana fotografata da McCurry nel campo profughi di Peshawar in Pakistan, diventato una delle immagini più celebri della fotografia mondiale.

ROBERT DOISNEAU: LE TEMPS RETROUVÉ. Senigallia ospiterà a palazzo del Duca dal 29 marzo al 2 settembre la retrospettiva dedicata al celebre fotografo francese, pioniere della fotografia di strada e del reportage, che ha profondamente influenzato la cultura contemporanea fino a diventarne lui stesso simbolo. La mostra racconta il lavoro di Robert Doisneau attraverso cinquanta dei suoi scatti più iconici, scatti che al tempo stesso forniscono uno spaccato della sua vasta produzione e delle sue tematiche: i bambini, la strada, i luoghi pubblici, la quotidianità del vivere, ma anche i grandi protagonisti della cultura della metà del XX secolo, accanto alle botteghe artigiane, le periferie e la campagna.

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