Cultura

In our head, forever: addio a Dolores O’Riordan

La cantante e leader dei Cranberries è morta all’età di 46 anni. Una voce generazionale e unica che lascia un vuoto immenso in un panorama musicale con sempre meno qualità e artisti costruiti in serie come in una catena di montaggio

“In your head” ripeteva Dolores quasi ossessivamente nella sua “Zombie”, il pezzo probabilmente più famoso della carriera dei The Cranberries, band da oltre 40 milioni di album venduti nel mondo e vera e propria icona di quel periodo così roseo per la storia del rock che sono stati gli anni ’90. Oggi però, nelle nostre teste, l’unico pensiero è rivolto a lei e alla sua prematura scomparsa. Oggi gli Zombie, pensando alle emozioni regalateci dalle sue canzoni, siamo solamente noi.

UNA VOCE UNICA. La carriera di Dolores inizia nel 1990, quando sostituisce Niall Quinn, cantante di una semisconosciuta band di Limerick, Irlanda, i “The Cranberry Saw Us”, che col suo ingresso cambieranno il nome in un più semplice “The Cranberries”, iniziando a scrivere una pagina completamente nuova della storia del Rock. Dolores infatti ha una voce così particolare e mai sentita prima che i Cranberries passano, nel giro di poco tempo, da piccolo gruppo da pub di provincia a band di supporto dei Suede in un tour mondiale che li consacrerà come rivelazione a livello planetario. Le canzoni che Dolores canta e scrive, riescono ad abbracciare un ventaglio molto vasto di emozioni: la sua voce unica è in grado di essere cattiva e lanciare un messaggio di denuncia come in “Zombie”, pezzo che parla della mai risolta situazione di tensione in Irlanda del Nord, e dolce e melodiosa come in un’altra super hit dei Cranberries, “Just My Immagination”, canzone d’amore che divenne nota in tutto il mondo al pari di “Linger”, inserita nel film di Adam Sandler “Cambia la tua vita con un click”, dove il singolo era la cosiddetta canzone della coppia che si era formata nella pellicola. E chissà quante altre coppie nel mondo avranno acceso la loro scintilla con in sottofondo la voce di Dolores …

UNA GRANDE TRA I GRANDI. Talmente unica è stata la voce di Dolores O’Riordan da meritarsi di essere ascoltata al fianco di quella di un colosso della musica: Luciano Pavarotti. La cantante dei Cranberries fu infatti protagonista dell’evento benefico “Pavarotti & Friends” duettando col leggendario tenore modenese: i due eseguirono una struggente, bellissima e inimitabile versione dell’“Ave Maria”, che ad ascoltarla oggi in questo momento così triste, fa venire ancor di più le lacrime agli occhi. Altri grandi con cui la O’Riordan ha collaborato sono stati Bono Vox degli U2, irlandese come lei, e l’attore e regista Mel Gibson, del cui film “The Passion” fu compositrice della colonna sonora, inaugurando la sua carriera da solista. In Italia, oltre che con Pavarotti, Dolores ha lavorato con Zucchero e, recentemente, con Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, con cui canta “Senza fiato”, brano inserito nella soundtrack della pellicola cinematografica “Cemento Armato” e che riscuote, ancora oggi, grande successo.

PER SEMPRE. Irlandese e cattolica credente, Dolores ha avuto l’onore personale di incontrare tre differenti papi e di cantare per due di loro: grande estimatrice di Papa Giovanni Paolo II, si esibì ai concerti di Natale del Vaticano nel 2001 e 2002 e, undici anni dopo, tornò ad esibirsi di fronte al neoeletto pontefice Francesco presso l’Auditorium della Conciliazione. Oggi che la sua vita è finita, possiamo cercare di elaborare il dolore della morte di un’artista di tale caratura solo in un modo: sperando che la voce di quell’angelo nato in Irlanda si sia potuta unire ai cori angelici di cui sicuramente Dolores è destinata a far parte per l’eternità. A noi restano le sue canzoni, le sue poesie. Un’altra voce generazionale che se ne va, troppo presto. Gli anni ’90 hanno dato molto alla storia del Rock, ma come molte belle esperienze sono stati effimeri, e delle grandi firme nate in quegli anni, oggi ci restano in molti casi solamente dolci ricordi. Dolores O’Riordan è solo l’ultima di una lista di icone del decennio che ci hanno lasciato troppo presto: dalla voce cupa ed enigmatica di Layne Staley degli Alice in Chains a quella calda e sognante di Scott Weiland degli Stone Temple Pilots, passando per quella graffiante e sofferente di Kurt Cobain dei Nirvana fino a giungere a quella melodiosa e virtuosa di Chris Cornell. Un coro di voci, tutte uniche, alle quali oggi, purtroppo o per fortuna, si affianca quella di un angelo venuto dall’Irlanda. Per sempre Dolores, forever in our heads.

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