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Iscrizioni a scuola, ma tutti gli edifici scolastici sono sicuri?

Il primo criterio ad orientare la scelta dell’istituto scolastico da frequentare dovrebbe essere la sicurezza. Nonostante gli investimenti degli ultimi anni, l’edilizia scolastica registra ancora il 41% degli edifici in zona sismica, ed il 43% di questi è stato costruito prima del 1976. Solo il 12% è stato adeguato successivamente

Hanno preso il via le iscrizioni degli alunni alle classi prime della scuola elementare, media e superiore. C’è tempo fino al 6 febbraio per ultimare la domanda. E se per l’inizio delle primarie e secondarie di primo grado la scelta è spesso guidata dal criterio del territorio di competenza, per il passaggio dalle medie alle superiori l’attività di orientamento parte da lontano. Ci sono portali, pubblicazioni, visite, colloqui e open day per informare ed aiutare nella scelta. Ma il primo e più importante criterio resta la sicurezza. Solo ambienti scolastici a norma con le dovute certificazioni di vulnerabilità sismica dovrebbero orientare la scelta della scuola per i nostri figli.

SCUOLE SICURE? Edifici scolastici a norma, adeguamento sismico e diffusione della cultura della sicurezza devono diventare le parole d’ordine di ogni scuola. Nonostante, in questi ultimi anni, si sia aperta una nuova fase che ha visto la nascita di una Struttura di Missione presso la Presidenza del Consiglio con varie linee di finanziamento ad hoc per l’edilizia scolastica, siamo ancora lontani dal raggiungimento dell’obiettivo sicurezza in circa la metà degli edifici scolastici su scala nazionale. Il 41% degli edifici scolastici (pari a 15.055) si trova in zona sismica 1 e 2, ed il 43% di questi risale a prima del 1976, e cioè a prima dell’entrata in vigore della normativa antisismica, quando tutto era permesso. Solo il 12,3% delle scuole presenti in queste aree risulta progettato o adeguato successivamente alle tecniche di costruzione antisismica. È la fotografia poco confortante che emerge dal XVIII Ecosistema Scuola di Legambiente. La strada da fare resta ancora tanta ed in salita. In quattro anni sono stati finanziati 992 progetti tra interventi per adeguamento sismico e nuovi edifici, di cui solo 532, pari al 3,5% del totale, in aree a rischio elevato. Di questo passo occorreranno decenni per mettere in sicurezza le scuole nelle aree più fragili del Paese.

LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE. Certo è che stando alla sentenza della Corte di Cassazione dell’8 gennaio 2018 moltissime scuole in Italia potrebbero finire sotto sequestro. Sono da chiudere a scopo di prevenzione, in attesa di ristrutturazione o costruzione di nuovi edifici, le scuole che non rispettano gli standard di sicurezza anticrollo in caso di terremoto, anche nel caso in cui lo scostamento dai parametri sia minimo e anche se la struttura si trova in una zona a basso rischio sismico. Ad avviso della Cassazione, infatti, i terremoti non sono soggetti a “prevedibilità” e dunque i sindaci non devono opporsi al sequestro delle scuole a ipotetico rischio crollo per un “minimo scostamento dai parametri” di edificazione emanati nel 2008 e che sorgono su aree non soggette a scosse. I giudici hanno, quindi, accolto il ricorso della Procura di Grosseto – come riporta l’Ansa – nei confronti di Francesco Limatola, sindaco di Roccastrada, indagato per omissione di atti di ufficio per non aver provveduto alla chiusura di un plesso scolastico, frequentato da quasi trecento bambini, «nonostante dal certificato di idoneità statica dell’immobile, redatto il 28 giugno 2013, ne emergesse la non idoneità sismica».

LA CULTURA DELLA SICUREZZA. Per la prima volta si fa rispettare la legge della prevenzione strutturale e questo, almeno si spera, può andare ad innescare una qualche reazione in una Italia in forte ritardo sull’obbligo dell’adeguamento sismico per i 75mila edifici pubblici come scuole, ospedali, caserme, municipi e prefetture. La fragilità dell’edilizia scolastica e la mancanza di manutenzione è venuta alla luce il 31 ottobre del 2002 quando una scossa di magnitudo 6.0 fece crollare il tetto della scuola elementare di San Giuliano di Puglia spezzando 28 vite. L’Italia si riscoprì un paese nuovamente fragile e vulnerabile davanti ai terremoti e così venne emanata l’ordinanza del Presidente del Consiglio del marzo 2003, che introduceva l’obbligo di procedere alle verifiche di vulnerabilità sismica. Obbligo scaduto nel 2013. In quanti edifici scolastici sono state effettuate queste verifiche? Ancora troppo poche. Poi sono arrivati il sisma dell’Aquila e quello di Amatrice a far crescere la consapevolezza di una necessaria cultura antisismica. Informazione, iniziative ed interventi che devono partire dalla scuola. Non si può pensare che in Italia ancora oggi si debba convivere con la paura che basti una scossa per far crollare edifici ed intere città mentre, in Giappone terremoti della stessa entità riescono eventualmente a far saltare il tradizionale rito del sake.

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