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Perché l’hotel San Domenico di Taormina è un patrimonio da difendere

La vicenda del noto albergo di lusso in Sicilia, di recente acquisito dall’immobiliarista Statuto, pone molti quesiti sull’efficacia di certe scelte neoliberali e fissa l’esigenza di perseguire il bene comune attraverso i segni contraddistinti e non negoziabili della bellezza, dell’armonia e del decoro

Il prestigioso e storico Hotel San Domenico di Taormina, ex convento dei Domenicani, resterà chiuso per un lasso di tempo indeterminato, perché saranno avviati lavori di ristrutturazione e, se nessuno si opporrà concretamente, di parziale ampliamento delle strutture. La logica retrostante mirata a modificare anche se parzialmente un bene di rilevante interesse storico monumentale è sempre la stessa, cioè intervenire per fare quadrare i bilanci aziendali, non considerando probabilmente gli effetti negativi, economici ed occupazionali, che potrebbero ricadere sul prestigioso “bene”. Il modello di base è collaudato: agenzie e studi di settore finalizzati a trarre maggiori guadagni da parte degli investitori, hanno incentivato e snellito per esempio, attraverso lo Sportello Unico per Attività Produttive (SUAP), le procedure per la realizzazione dei grandi centri commerciali sparsi a macchia di leopardo con un indiscriminato assalto alle aree di verde agricolo, con livellamento dei salari al ribasso, turni di lavoro stressanti per garantire l’apertura quasi h24, con conseguenze disastrose per le città, e gli abitanti, che vedono giorno dopo giorno chiudere saracinesche di botteghe storiche tradizionali dei centri storici, a favore di negozi standard di multinazionali uguali ed omogeneizzati in ogni parte del mondo.

CRISI ANTROPOLOGICA. La ricerca esasperata di “far quadrare i conti” e una crescita economica che non pone al centro la tutela del patrimonio artistico monumentale e la persona umana in tutte le sue dimensioni e che fa a meno della necessità di ricostruire l’etica del bene comune in campo culturale, economico, politico, sociale, pone in crisi l’organizzazione stessa del tessuto sociale e distrugge irreversibilmente le differenze, l’identità di un luogo, di una città. L’avvio del procedimento per la ristrutturazione e un eventuale parziale ampliamento del monumentale complesso del San Domenico, si prospetta e si identifica con la crisi antropologica della società attuale, che ha un forte impatto sulle famiglie, sulla città, sull’economia e conduce allo smarrimento della propria identità e della propria storia. Il Papa emerito Benedetto XVI, propone una serie di indicazioni che aprono le porte alla speranza e sottolinea che «abbiamo bisogno di una nuova cultura umanistica, frutto dell’armonia di diversi saperi (cfr. CIV n. 30) che sappia realizzare una nuova epistemologia in dia-logos (in una ricerca e in un’analisi fondata e motivata) anche dal lato delle buone pratiche». Ciò sarà possibile ogni qual volta ci sarà il sapiente utilizzo delle risorse del territorio e dei beni culturali, monumentali e la consapevolezza della qualità dei beni e del paesaggio che caratterizza un determinato luogo e ambiente. L’amministrazione comunale, gli uffici preposti alla tutela dei BB.CC.AA. ovviamente dovranno essere garanti dei processi relativi alla trasformabilità dei siti, dei “beni monumentali” e contestualmente dovranno sentire l’esigenza di perseguire il bene comune attraverso i segni contraddistinti e non negoziabili dalla bellezza, dall’armonia e dal decoro.

L'antico chiostro del San Domenico
L’antico chiostro del San Domenico

FASTI D’ALTRI TEMPI. La consapevolezza di un bene architettonico patrimonio dell’umanità di fatto, potrà liberarci dal secolarismo, dal relativismo etico, dall’egoismo, dall’egocentrismo e dall’ideologia economica e burocratizzata. L’ex convento dei frati domenicani costruito alla fine del 1300, trasformato in hotel a 5 stelle alla fine del XIX secolo, è un albergo museo tale da costituire un’unica opera d’arte, con gli arredi, i quadri e le oggettistiche di rilevante interesse storico. Una vicenda quella del San Domenico sotto il profilo storico e dell’identità siciliana, per la quale si paventa una ristrutturazione non sostenibile per le possibili alterazioni del complesso architettonico originario di straordinaria bellezza. Il San Domenico con le sue 90 stanze e 15 suite, a partire dalla fine del secolo XIX ad oggi ha ospitato le eccellenze del mondo scientifico, della letteratura e dello spettacolo, come Guglielmo Marconi, Luigi Pirandello, Thomas Mann, Richard Strauss, Marlene Dietrich, Ingrid Bergman, Audrey Hepburn, oltre ad una infinita lista di reali provenienti da ogni parte del mondo. Il complesso merita un approfondimento ed un monitoraggio a regime per comprendere e orientare gli interventi tali da essere finalizzati precipuamente al recupero e alla manutenzione ordinaria ed alla valorizzazione del sito e per migliorare il contesto architettonico e il centro storico, quest’ultimo luogo privilegiato per eccellenza dove si sviluppa per induzione e per riflessa bellezza del “bene monumentale” tutta l’umanità.

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