Salute

Calvizie e alopecia: perché cadono i capelli?

Ne perdiamo fino a cento al giorno ed è normale, lo dice la scienza. Ma quando i capelli rimpianti diventano molti di più bisogna rintracciarne le cause. Lo stress c’entra qualcosa?

Li trovate sul cuscino, nella spazzola, nello scarico della doccia. Nascosti sotto il divano o in bella mostra sulla scrivania. La perdita di capelli è qualcosa con cui tutti abbiamo a che fare, purtroppo. Ma potete stare tranquilli perché viene considerato normale perdere fino a cento capelli al giorno. Ma quando la perdita aumenta notevolmente, fino ad arrivare a dieci volte tanto rispetto alle normali condizioni, potete cominciare a preoccuparvi. Stando a diverse ricerche scientifiche la caduta di capelli può essere scatenata anche dallo stress. Ufficialmente è conosciuto come Telogen Effluvium: un evento improvviso stressante può alterare l’equilibrio naturale di alcuni follicoli dei capelli così da causarne poi la morte e quindi la caduta.

CADUTA DA STRESS. La maggior parte delle ricerche scientifiche concorda sul fatto che a causare la caduta in massa dei capelli, in situazioni di grandi stress, siano alcuni tipi di ormoni e neurotrasmettitori. Uno dei più probabili colpevoli è il cortisolo, un ormone prodotto dalle ghiandole surrenali in seguito a un aumento dell’adrenocorticotropo, un ormone associato allo stress. Le cause principali sono da rintracciare in tutte quelle situazioni di stress fisico che vanno ad “interagire” con la crescita del follicolo: gravidanza, sospensione o cambiamento di un contraccettivo orale, intervento chirurgico, dieta severa con calo ponderale, malattie importanti. Ma anche lo stress psicologico (abbandono, lutto, matrimonio, problemi affettivi o familiari, esami) riesce ad influisce sul normale ciclo di crescita e caduta dei capelli. A differenza di quanto siamo portati ad immaginare, i capelli non cadono immediatamente nei giorni in cui si è più stressati, ma a distanza di circa tre mesi. Per questo motivo non è semplice mettere in relazione la caduta dei capelli con la causa che l’ha scatenata. Ma la perdita è solo momentanea, in breve tempo i capelli ricresceranno fino al recupero della normale densità.

ALOPECIA. Ma lo stress non è l’unica causa della caduta di capelli. Ce ne sono diverse e possono portare all’alopecia, una progressiva diminuzione della qualità e della quantità di capelli o la loro scomparsa. Il termine deriva da greco alópex (volpe) e vuole indicare un tipo di perdita di capelli a chiazze, come quella della volpe in primavera. I fattori scatenanti delle varie forme di alopecia non sono ancora completamente chiari, ma studi e ricerche hanno permesso di identificare, oltre allo stress, cause genetiche nel caso in cui si tratti di alopecia androgenetica, cause ormonali quando è coinvolta la tiroide o ci siano disfunzioni relativi all’ipofisi o al testosterone, cause nutrizionali quando viene a mancare il giusto apporto proteico e vitaminico, cause chimico-farmacologiche quando forti cure chimico-farmacologiche come la chemioterapia, cure per insufficienza cardiaca, oltre ad antidepressivi contribuiscono alla perdita dei capelli.

ALOPECIA AREATA. Il sistema immunitario delle persone con alopecia areata aggredisce per errore i follicoli piliferi causando la perdita dei capelli e dei peli, comprese ciglia e sopracciglia. La causa è una predisposizione genetica, e la malattia insorge soprattutto durante l’infanzia o in giovane età, quando le difese immunitarie hanno uno sconvolgimento. Da sconfessare, dunque, la teoria della natura psicosomatica della malattia: non è lo stress a causare l’alopecia areata, ma è semplicemente l’evento scatenante della malattia nei soggetti predisposti. Tanto che, anche una volta finita la fase di stress, l’alopecia, se non trattata, non scompare. Si tratta, purtroppo, di una patologia non semplice da curare. Di solito, nelle forme acute si usa il cortisone, che attenua la risposta immunitaria. Le forme croniche, invece, sono trattate con immunoterapia topica, un approccio che ‘induce’ un’allergia sulla cute che distoglie le difese immunitarie dall’aggressione ai follicoli. Alcuni studi sembrano tracciare un’origine genetica comune tra alopecia areata e altre malattie autoimmuni (in particolare artrite reumatoide e artropatia psoriasica) e ne suggeriscono il trattamento con i cosiddetti inibitori delle janus chinasi, farmaci (piuttosto costosi) la cui efficacia è tuttavia ancora da dimostrare.

CALVIZIE. L’Alopecia androgenetica (anche conosciuta come calvizie) è una tipologia di perdita di capelli dovuta ad una suscettibilità del follicolo pilifero ad una miniaturizzazione di tipo androgenetico. È la tipologia di calvizie più comune ed interessa il 70% degli uomini e il 40% delle donne. L’uomo tipicamente presenta una recessione dell’attaccatura alle tempie e perdita di capelli al vertice, mentre la donna normalmente ha un diradamento diffuso su tutta la parte alta della testa. Questa condizione è legata a un enzima (5alfa-reduttasi) che trasforma l’ormone testosterone in diidrotestosterone (DHT), un androgeno che danneggia il cuoio capelluto. Endocrinopatie quali la carenza di GH, ipotiroidismo, menopausa, policistosi ovarica, tumori virilizzanti o terapie con androgeni possono causare calvizie.

TERAPIE. Se non si interviene per tempo, l’alopecia androgenetica progredisce inarrestabilmente, con velocità dipendente dalla propria predisposizione. Fortunatamente, però, esistono trattamenti farmacologici che possono arrestarne il decorso. Il minoxidil è una molecola usata per combattere l’alopecia androgenetica sia negli uomini che nelle donne nelle prime fasi della malattia. È un trattamento efficace, anche se il suo effetto si comincia a vedere sei-sette mesi dopo l’inizio della somministrazione. Un’alternativa è la finasteride che inibisce l’enzima responsabile della produzione di DHT, e che ha dato risultati positivi, sebbene come tutti i farmaci porti con sé alcuni effetti collaterali. Ci sono inoltre studi sul ruolo della caffeina nel contrastare l’alopecia androgenetica, ma la sua efficacia è ancora dibattuta tra gli specialisti. Nei casi più difficili si può inoltre ricorrere all’autotrapianto dei capelli, una procedura chirurgica che consiste nel prelevare capelli vitali dalle aree più folte della testa e impiantarli dove ce ne sono meno.

IL TRAPIANTO NON È LA CURA. Il trapianto di capelli è una pratica molto efficace per coprire i danni legati alla caduta dei capelli, ma non è risolutivo. Il primo trapianto di piccole aree di scalpo, con buona densità capillare in aree ormai diradate, fu eseguito dal dermatologo giapponese Shojui Okuda nel 1939. Tanti anni di sperimentazione pratica, nuove proposte chirurgiche e tanto aiuto da parte della tecnologia, hanno portato la tecnica verso livelli di eccellenza. Purtroppo anche nelle condizioni migliori la mera tecnica di copertura chirurgica della calvizie, per quanto all’avanguardia ed efficace, non affronta le vere cause di questa patologia che non hanno mai cessato di agire. Ma può venirci incontro la medicina rigenerativa. Il protocollo prevede la raccolta di un concentrato cellulare che si estrae dal sangue del paziente che, dopo un processo di separazione cellulare di quei principi attivi naturali di Rigenerazione Cellulare, viene iniettato sotto cute direttamente nel cuoio capelluto. Si ha così la possibilità di ottenere un risultato valido, sia dal punto di vista estetico che di quello clinico, ma soprattutto una durata temporale maggiore del semplice trapianto di capelli.

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