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Giornata della memoria: Julius ed Herman Baruch uccisi dalla loro stessa patria

Campioni di lotta, negli anni '20 portarono lustro e gloria alla Germania. Quella stessa Germania per cui avevano combattuto nella prima guerra mondiale. Quella stessa Germania che li ha uccisi nei campi di concentramento. Quella stessa Germania che li ha dimenticati

Bad Kreuznach è una città di quasi 44 mila abitanti nella Renania. Una cittadina pittoresca e adorabile, ma non al punto da essere una meta turistica importante. Di posti come Bad Kreuznach, infatti, in Germania e in Europa ce ne sono molti altri. Se non fosse per una particolarità: la Gebrüder-Baruch-Straße. Una via un po’ anonima che vista dal satellite presenta solo qualche casetta nello stile classico del luogo e un po’ di verde attorno. Ma tra quelle casupole tranquille, ce n’è una nella quale hanno vissuto due uomini e atleti straordinari: Julius ed Herman Baruch. I fratelli Baruch appunto, in onore dei quali quella viuzza prende il nome. E nel loro ricordo, c’è una lapide che reca incisa la loro storia tragica, una storia che è stata per troppo tempo dimenticata e che oggi, a oltre 70 anni dalla fine delle persecuzioni ai danni degli ebrei, nel giorno della memoria, vale la pena raccontare.

IN TRINCEA. Solomon e Karoline Baruch sono due fruttivendoli ebrei. Non vivono da nababbi, ma conducono un’esistenza dignitosa grazie alla loro attività. Sono genitori di 5 figli: 2 femmine, Emma e Johanna, e 3 maschi, Adolf, Julius e Herman. Questi ultimi partecipano in prima linea al primo conflitto mondiale. Sono solo dei ragazzi: Adolf, il più grande, allo scoppio della guerra ha solo 23 anni, suo fratello Julius uno di meno e il più piccolo, Herman, ne ha appena 20. Nonostante la giovane età, però, i fratelli Baruch si battono valorosamente per il loro paese e rischiano la vita al fronte senza temere la morte, ma sfortunatamente per loro la Germania uscirà sconfitta e devastata dalla prima guerra mondiale, e lo sconvolgimento di un evento tanto segnante porterà all’avvento di un nuovo sistema di governo: il Kaiser Guglielmo II, principale fautore della guerra, abdica. Nel paese segue un periodo di tumulti e scontri tra le diverse forze politiche che si contendono il potere. Tra i comunisti, forti del successo della rivoluzione russa, e i nazionalisti, che godono del consenso dei reduci, alla fine a spuntarla sono i democratici. In Germania viene instaurata una Repubblica, denominata di Weimar dal nome della città in cui è ratificata la costituzione, che nelle intenzioni dovrebbe garantire al paese la necessaria stabilità per venire fuori dalla drammatica situazione post bellica. Dovrebbe, appunto.

I TRIONFI. Quando in una nazione si vive un periodo di crisi, si cerca di trovare un capro espiatorio. È confortante infatti avere qualcuno contro cui prendersela e sfogare tutte le proprie frustrazioni. In Germania il nemico traditore della patria viene identificato nell’ebreo, complici anche alcuni teorici della superiorità della razza bianca tra cui un tale Adolf Hitler, che nel suo delirante “Mein Keimpf” attribuiva agli ebrei la responsabilità della sconfitta nella prima guerra mondiale. I Baruch, manco a dirlo, sono ebrei praticanti, ma nonostante il crescente clima antisemita serpeggiante in terra tedesca, la famiglia gode di un certo prestigio a Bad Kreuznach, anche e soprattutto grazie alle imprese dei fratelli Julius ed Herman. Come abbiamo visto, i due hanno partecipato alla guerra, ma la loro fama, tornati in Renania, non è dovuta tanto alla loro opera bellica, quanto piuttosto ai loro meriti sportivi: i fratelli Baruch, infatti, si sono distinti nella lotta greco-romana, e hanno contribuito allo sviluppo della società di lotta del luogo, l’ASV 03. Un talento naturale quello di Julius ed Herman, che abbinano le loro doti fisiche e atletiche a una disciplina di lavoro ferrea che permette a entrambi di raggiungere risultati eccezionali. Il picco viene raggiunto da entrambi agli europei del 1924 di Neunkirchen, città a meno di 90 km dalla loro Bad Kreuznach, dove Herman trionfa nella categoria dei pesi leggeri, fregiandosi del titolo di campione d’Europa, e Julius, meno fortunato del fratello, arriva secondo nella categoria dei pesi medi. Al ritorno a casa sono accolti come veri e propri eroi dai loro concittadini, che gli riservano un bagno di folla mai visto prima in città, e poco importa che religione professino. I due, ormai divenuti star locali dopo i successi europei, acquistano ulteriore prestigio quando, nel 1925, portano al trionfo l’ASV 03 nel campionato nazionale, entrambi in veste d’atleti. Ma non finisce qui: un altro titolo tedesco viene conquistato, nel 1928, sempre con l’ASV 03, con Herman atleta e Julius nei nuovi panni di allenatore. Due golden boy, insomma. Ma non si può lottare per sempre, e allora arriva il momento in cui i fratelli Baruch, le stelle di Bad Kreuznach, si ritirano dall’attività agonistica. Comincia una nuova, e più difficile, vita. Molto, troppo, breve.

PECORE TRA I LUPI. Per uno sportivo professionista, a quei tempi specialmente, è sempre complicato ricominciare dopo la fine della carriera agonistica. I Baruch, però, riescono in fretta a trovare un’alternativa alla lotta, e ripiegano su professioni che gli garantiscono una vita tranquilla. Herman, che da ragazzo aveva imparato il mestiere di tappezziere, apre una tappezzeria, mentre Julius, parallelamente alla carriera da allenatore che lo porta a formare alcuni dei futuri campioni di lotta greco-romana in Germania, cerca di riciclarsi come stampatore di libri, ma trova il successo negli affari costituendo una società di autonoleggio che gli fa fruttare una discreta fortuna. Così, Herman e Julius conducono un’esistenza borghese e agiata, che permette loro di avere un tenore di vita sopra la norma. Ma la bella vita è destinata a durare poco: è il 1933, e al termine della tornata elettorale il maresciallo Von Hindenburg, seppur scettico, assegna l’incarico di cancelliere a quel tale che delirava sulla superiorità della razza bianca di cui abbiamo parlato poco sopra, il leader del partito nazista Adolf Hitler. Tutti gli ebrei, Baruch compresi, sono adesso a rischio. I nazisti, dichiaratamente antisemiti, mettono in atto un boicottaggio di tutte le attività gestite da ebrei. Anche i Baruch ne risentono: quegli affari così floridi che gli avevano permesso di vivere in maniera agiata, adesso vanno male, molto male. La tappezzeria di Herman è ormai sempre deserta, mentre Julius è costretto dalle leggi razziali a interrompere il suo lavoro di allenatore presso quella ASV 03 che aveva contribuito a rendere famosa. Per sopravvivere Herman, con la collaborazione di un tedesco non ebreo, inizia a costruire mobili con scomparti segreti che serviranno ai rifugiati, che sempre più spesso vengono privati dei loro averi dai nazisti, a nascondere parte dei loro possedimenti. Ma viene scoperto. È il 1937, e il campione d’Europa di lotta greco-romana è costretto a fuggire in Belgio in clandestinità, eroe dimenticato dalla stessa gente che lo aveva reso celebre. Per Julius le cose non vanno meglio: nonostante la crescente ostilità nei confronti degli ebrei, decide di restare a Bad Kreuznach, convinto anche che il suo matrimonio misto (si era infatti sposato con una cristiana) potesse garantirgli una qualche sorta di immunità da quello che stava accadendo. Ma si sbaglia. Viene chiamato a rendere conto dell’attività del fratello e, impossibilitato a fuggire come aveva fatto Herman per motivi economici, viene imprigionato per 9 mesi: è il 1938. Scontata la pena, Julius ritorna a casa emaciato e in condizioni pessime. In carcere non gli è stato perdonato di essere ebreo, ancora meno quando le guardie hanno scoperto che nel ’33 una macchina del suo autonoleggio aveva permesso la fuga nella Saar al sindacalista comunista Hugo Salzmann. Ma non ha ancora visto tutto.

L’OLOCAUSTO. Per gli ebrei le cose vanno sempre peggio: se fino ad ora erano stati vessati e boicottati, adesso vengono sistematicamente deportati e uccisi. E da questo infame destino la famiglia Baruch non è esclusa. Johanna Baruch, la più piccola dei 5 figli, viene arrestata e deportata da Francoforte a Minsk, dove trova la morte. Allo stesso modo anche Emma, la sorella maggiore, viene strappata dalla città sulle rive del Meno per incontrare una triste fine ad Auschwitz, in Polonia. I nazisti non hanno pietà nemmeno della signora Karoline, nel frattempo rimasta vedova, e la conducono al campo di Theresienstadt, dove morirà di fame. Aveva 81 anni. Della famiglia Baruch sopravvive solamente il fratello maggiore, Adolf, che riesce nel ’38 a emigrare in Argentina. Sì, sopravvive solo lui, perché neanche Herman e Julius ce la faranno. Il campione d’Europa viene arrestato ad Anversa nel ’40, quando i nazisti invadono il Belgio. Inizialmente viene internato a Gurs, nel sud della Francia, per poi essere inviato nel ’42 ad Auschwitz, dove verrà assassinato nello stesso anno. Il “gigante con la mente da bambino” (così veniva chiamato Julius), invece, riesce a sopravvivere più a lungo rimanendo a Bad Kreuznach durante tutto il periodo delle persecuzioni. La sua deportazione è più volte posticipata, forse grazie alla sua fama in città. Ma i nazisti non hanno rispetto per i vecchi campioni: nel settembre del ’44 Julius viene arrestato, e nel ’45 verrà inviato a Buchenwald, dove morirà di sfinimento durante la terribile “marcia della morte”, pochi giorni prima che i russi liberino il campo. Al termine della guerra e dell’Olocausto, dei Baruch in Germania non rimane traccia. Vengono dimenticati da tutti, persino da quella ASV 03 che era diventata grande principalmente grazie a loro. Di Herman e Julius restavano solamente i nomi in quell’albo d’oro dell’Europeo del ’24, che li aveva elevati al rango di celebrità. Erano forti i fratelli Baruch, fortissimi, ma non più forti della barbarie umana che ne ha distrutto le vite ben prima del dovuto. Grazie all’opera però di alcuni appassionati, le gesta dei due sono state riportate alla luce e, nel ’96, venne dedicata loro la via di Bad Kreuznach dove si trovava la loro casa d’infanzia. Lì, adesso, in quella via un po’ anonima e uguale a tante altre, c’è una lapide in cui viene raccontata la loro storia: quella di due fratelli che diedero lustro e combatterono per una nazione che si macchiò le mani del loro stesso sangue. Mai più.

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