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Stadi di proprietà: Italia contro il resto d’Europa

Anche se lo Juventus Stadium incassa tra i 40 e i 50 milioni di euro l’anno la partita con gli campi di calcio europei è persa a tavolino. Lo stadio più redditizio è l’Emirates dell’Arsenal con oltre 130 mln di ricavi. Seguono il Bernabeu, il Nou Camp e l’Old Trafford

«Non si può essere marchio globale senza stadio di proprietà». Queste parole lapidarie le ha pronunciate il presidente della A.S. Roma, James Pallotta, durante il meeting “Leaders in Sport” tenutosi a Londra il mese scorso. Frasi che sottolineano come nel calcio di oggi, considerati gli enormi volumi d’affari che circolano nel settore, sia davvero difficile per un club calcistico mantenere prestazioni qualitative importanti ed i conti in ordine senza la solidità di uno stadio di proprietà alle spalle.

UN CALCIO SOSTENIBILE. Stadio di proprietà fa rima con “sostenibilità”. Sono sostenibili i bilanci di quei club che hanno la fortuna di potersi affidare alle cospicue entrate regolari che garantisce un’infrastruttura propria. La Juventus, ad esempio, che viene sempre indicata come il modello qualitativo più elevato nel contesto italiano, a fronte dei 140 milioni di euro investiti nella sua nuova casa, lo Juventus Stadium, ne incassa tra i 40 e i 50 all’anno. Un investimento già praticamente ripagato e pronto a fruttare utili importanti per le casse della società. Inoltre, i nuovi modelli di stadio, in Italia ed in Europa, consentono di differenziare le entrate. Gli stadi non sono soltanto infrastrutture sportive ma sempre più spesso ospitano negozi, musei, official store del club e tante altre attività che producono economie positive per il club. A pesare sulle possibilità di generare utili in scala da parte degli stadi sono anche i risultati sportivi dei club. Appare ovvio, infatti, come più avanti si vada nelle coppe a cui i club sono iscritti più si ha possibilità di generare introiti. Alcune particolari statistiche, in aggiunta, metterebbero in correlazione la proprietà degli stadi con la capacità di generare punti nei match casalinghi per le squadre che li utilizzano. Al momento sono soltanto 5 le società italiane, tra serie A e serie B, a poter disporre di stadi di proprietà. Vi troviamo infatti la Juventus, il Frosinone, l’Atalanta, il Sassuolo e l’Udinese. Nel campionato italiano la proprietà di uno stadio viene ancor più in rilievo per i club che non militano nella massima serie. Nelle parole del presidente del già citato Frosinone, Maurizio Stirpe, ai margini di un convegno sul tema è venuto in rilievo l’impatto del nuovo impianto della società nel colmare l’enorme gap con i club della massima serie. Nelle stime di Stirpe il nuovo stadio consentirebbe al Frosinone di aumentare i ricavi del 20%, numeri niente male che uniti ad un florido settore giovanile dovrebbero assicurare una prospettiva a medio-lungo termine più che “sostenibile” ai laziali.

BRANDING E RIFERIMENTI EUROPEI. Gli stadi di proprietà rappresentano anche e soprattutto immagine, “brand”, per tornare ai concetti espressi da Pallotta. Non è un caso che gli stadi di ultima generazione abbiano un numero di posti ridotti e siano costruiti a misura di telecamera. Nell’era dei mass media rendono più i diritti TV che lo sbigliettamento. Inoltre strutture più “concentrate” aumentano l’incisività del pubblico di casa. Alessandro Del Piero ebbe a dichiarare che il nuovo Stadium valeva almeno 5 punti a campionato per la Juventus e, a giudicare dallo score casalingo della Vecchia Signora, forse la sua stima è stata fatta al ribasso. Le nuove strutture consentono inoltre al pubblico di essere molto più vicini al campo di gioco, con molte meno barriere ed ostacoli alla visuale, rimanendo sull’esempio della Juventus, le prime file sono ad appena 5 metri dal prato verde. Nonostante le cifre importanti che lo Stadium ha portato in dote ai campioni d’Italia, il calcio nostrano non regge il confronto con il resto d’Europa. Lo stadio più redditizio è l’Emirates dell’Arsenal con oltre 130 mln di euro di ricavi. Seguono a ruota il mitico Bernabeu, il Nou Camp e l’Old Trafford, menzione d’onore anche per il leggendario Anfield Road del Liverpool. A questo proposito, non è un caso l’approvazione della legge del 27 dicembre 2017, n. 205, c.d. “pacchetto sport”, da parte del governo per stimolare la costruzione di nuovi stadi o l’ammodernamento e messa in sicurezza di quelli già esistenti. È evidente la volontà di investire su un settore strategico per il nostro calcio in prospettiva Europea ed a lungo termine.

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