Cultura

«La forza di Manal»: intervista ad Alessio Mamo candidato al World Press Photo 2018

Il fotografo siciliano è tra i 42 finalisti di uno dei più importanti concorsi di fotogiornalismo con uno scatto realizzato durante un reportage sull'ospedale di Amman in Giordania

L’immagine in bianco e nero di una bambina sfigurata in viso e costretta a portare una maschera. Con questo scatto Alessio Mamo, fotografo catanese, è tra i finalisti del World Press Photo 2018 per la categoria ‘People’. «Questo scatto mi sta a cuore – racconta Alessio Mamo – perché Manal, una bimba sorridente e che non si lamenta mai, mi sta a cuore». Manal è una bambina di undici anni nata tra gli orrori della guerra e sfregiata in volto a causa di un’esplosione avvenuta nella città di Kirkuk, in Iraq. «La foto selezionata per il World Press Photo 2018 – continua il fotografo siciliano – appartiene ad un lavoro più ampio sull’ospedale di Amman, in Giordania, una delle esperienze più toccanti in assoluto». Una foto forte che riesce a trasmettere, al di là della maschera, la gioia di vivere in un territorio minato dalla guerra.

TEMI SOCIALI. L’obiettivo di Alessio Mamo è sempre puntato sui temi sociali, politici ed economici del nostro tempo, come il fenomeno della migrazione, che da anni documenta dalla Sicilia al Medio Oriente e all’Asia. Dal 2008 quando ha preferito la fotografia al lavoro da chimico chiuso in un laboratorio, Alessio Mamo ha ottenuto numerosi riconoscimenti e le sue foto sono state pubblicate sulle più importanti riviste internazionali come Times, Le Monde, Der Spiegel, The Sunday Times, National Geographic, Geo, L’Espresso, The Guardian. E adesso, a dieci anni dall’inizio della sua carriera nel fotogiornalismo, arriva la candidatura al World Press Photo. «Essere tra i finalisti di uno dei premi più importanti di fotogiornalismo è una grande emozione – spiega il fotografo siciliano -ma credo che questo sarà per me un nuovo inizio piuttosto che il raggiungimento di un traguardo».

WORLD PRESS PHOTO 2018. 312 scatti, 42 i fotografi di 22 paesi: la giuria ha selezionato i candidati delle otto categorie, tra cui la nuova categoria ambientale, alla 61esima edizione del World press Photo. Per la prima volta, quest’anno sono stati presentati tutti i finalisti e non direttamente i vincitori, che saranno, invece, annunciati il prossimo 12 aprile in un’apposita cerimonia ad Amsterdam. Le foto, come ogni anno, offrono uno spaccato del nostro mondo con le categorie Attualità, Ambiente, General News, Progetti a lungo termine, Natura, People, Sports, Spot News. Solo 150 immagini saranno le protagoniste del più prestigioso concorso di fotografia, nato ad Amsterdam nel 1955 e selezionate da una giuria internazionale presieduta da Magdalena Herrera, direttrice della fotografia a Geo France. E mentre si aspetta di conoscere i nomi dei vincitori Alessio Mamo si prepara a tornare in Iraq per continuare un lavoro sulle corti che giudicano i miliziani Isis.

Alessio Mamo

Cosa prova ad essere stato selezionato come finalista di uno dei più importanti concorsi di fotogiornalismo?
«Provo una grande emozione ma credo che questo sarà per me un nuovo inizio piuttosto che il raggiungimento di un traguardo».

La foto selezionata per il ‘World Press Photo 2018’ ritrae una bambina costretta a portare una maschera che le nasconde il volto sfigurato. Come nasce lo scatto?
«La foto di Manal appartiene ad un lavoro più ampio sull’ospedale MSF di Amman. Un ospedale che cura tutti i feriti di guerra del Medio Oriente, dove ho passato diversi mesi nel 2016 e poi nel 2017. Questo scatto mi sta a cuore perché Manal, una bimba sorridente e che non si lamenta mai, mi sta a cuore, come molti bimbi che ho fotografato in ospedale in quei mesi».

«Fotografare è mettere sulla stessa linea di mira la testa, l’occhio e il cuore» diceva Henri Cartier-Bresson. Cosa è per lei la fotografia?
«La fotografia rappresenta un linguaggio che mi calza perfettamente. L’arte visiva che più si mescola col mondo e col giornalismo. Non sarei mai in grado di raggiungere certi livelli con la scrittura per esempio».

Qual è stato il suo percorso fotografico?
«Ho iniziato da autodidatta ed ho studiato tanto guardando libri di grandi fotografi e sperimentando sul campo la tecnica. Poi ho iniziato a viaggiare e mandare i miei lavori alle redazioni. Dal 2011 collaboro con una importante agenzia americana che valorizza i miei lavori».

Attento ai temi sociali, politici ed economici del nostro tempo, in particolare, da cosa viene attratto maggiormente il suo obiettivo?
«Il mio lavoro si concentra sulle persone. Spesso quelle più sofferenti o discriminate. Per questo sono felice che la mia foto abbia vinto un premio nella categoria “People”».

Tra suoi ultimi lavori il reportage sull’ospedale di chirurgia ricostruttiva ad Amman, che esperienza è stata?
«Una stupenda esperienza. Forse la più forte e toccante. Ci tornerò di certo a festeggiare con lo staff dell’ospedale a cui dedico questo importante riconoscimento».

Quali sono, invece, i suoi progetti futuri?
«Credo che tornerò in Iraq a continuare un lavoro sulle corti che giudicano i miliziani Isis già iniziato mesi fa».

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