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Le mani della ‘ndrangheta sull’omicidio di Jan Kuciak

Il giornalista slovacco indagava su un giro di corruzione messo in piedi nell’Est europeo. Arrestati e poi rilasciati sette italiani, tra i quali l'imprenditore Antonino Vadalà, sospettati di avere legami con la criminalità calabrese

«L’Est Europa è da sempre colonizzato dalle organizzazioni criminali italiane» dice lo scrittore Roberto Saviano, condannato a morte dalla camorra per le sue inchieste sulla mafia campana, nello studio di Enrico Mentana. Sembra sempre la solita storia: le mafie investono nell’economia di un Paese permeabile come la Slovacchia, dove non esiste il reato di associazione mafiosa, e cercano la sponda della politica per costruire sistemi criminali basati sul malaffare, sulla corruzione e sulla violenza. La traccia che stava seguendo il giovane giornalista Jan Kuciak, 27 anni, portava esattamente su questa pista. Un amore per la verità e per la sua professione pagato a carissimo prezzo. Kuciak è stato ucciso insieme alla sua compagna Martina Kušnírov. Un’esecuzione in piena regola. Altri due morti sulla scia sanguinosa che la corruzione sta lasciando in un’Europa troppo inerme. L’ultimo caso eclatante e drammaticamente simile a quello di Kuciak è stato il barbaro omicidio della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia, fatta saltare in aria nella sua auto per le sua inchieste sugli intrecci politico-mafiosi a Malta.

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L’INCHIESTA DI KUCIAK. Il giovanissimo giornalista slovacco stava indagando su alcuni investimenti che sarebbero stati realizzati distraendo somme dai fondi europei per l’agricoltura a cui molte aziende a questi collegate avrebbero avuto accesso. Al centro del reportage l’imprenditore Antonino Vadalà, sospettato di legami con la ‘ndrangheta e alcuni componenti dello staff del premier slovacco Robert Fico. Il giochetto ipotizzato era molto semplice: gli imprenditori sfruttavano il “disinvolto” sistema fiscale slovacco per gonfiare le spese impegnate grazie ai finanziamenti e dirottarne il grosso su investimenti immobiliari o finanziari. A confermare la pista calabrese e le connessioni con la politica che conta nel paese dell’Est Europa è anche Antonio Papaleo, giornalista d’inchiesta che ha vissuto per parecchi anni in Slovacchia e da cui è dovuto fuggire per evitare la stessa fine del giovane Jan. Quello di Kuciak è stato il primo vero omicidio di un giornalista in Slovacchia per motivi politici ed ha profondamente scosso un Paese che si è ritrovato nelle strade a manifestare la propria indignazione nei confronti di ciò che appare come una squallida collusione tra politica, mafia e potere economico. Jan Kuciak lavorava per la testata “Aktuality” da circa tre anni prima che fosse trovato ucciso da un colpo di arma da fuoco insieme alla sua ragazza Martina Kušnírova, nella sua casa di Velka Maca, una località dell’ovest della Slovacchia, poco lontana dalla capitale Bratislava.

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GIALLO SUGLI ARRESTI. I sette sospettati per il duplice omicidio, arrestati dagli inquirenti slovacchi, tra cui l’imprenditore Vadalà, il fratello Bruno e il cugino Pietro Catroppa, sono stati rilasciati per la scadenza dei termini delle misure cautelari senza che fosse possibile formulare un’accusa formale nei loro confronti. Al contrario, sembra che il mondo della politica abbia accusato il colpo viste le dimissioni illustri formalizzate dal ministro della cultura, Marek Madaric, di Maria Troskova, ex fotomodella e oggi assistente del premier Robert Fico, e del segretario del Consiglio di sicurezza, Vilian Jasan, coinvolti nell’inchiesta di Kuciak. A muoversi adesso è anche il Parlamento europeo: «Si sta studiando di costituire ed inviare una commissione parlamentare d’indagine – ha dichiarato il presidente Antonio Tajani – per mandare un messaggio fortissimo in favore del rispetto della libertà di stampa».

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