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L’ingovernabilità non è scritta nel Rosatellum

In molti danno la colpa alla legge elettorale per la situazione di stallo che si è creata dopo il voto del 4 marzo. YouTrend ha simulato cosa sarebbe successo con gli altri sistemi. Il risultato? La maggioranza non si sarebbe raggiunta comunque

Succede sempre così: dopo il voto chi perde va a caccia di un capro espiatorio che, quasi sempre, è la legge elettorale. Il Rosatellum non fa eccezione. Il sistema misto, proporzionale e maggioritario, con cui abbiamo votato il 4 marzo, è sul banco degli imputati per non aver garantito la maggioranza di governo. Una parte della politica e numerosi giornalisti sostengono che il Rosatellum sia stato scritto con lo scopo di arginare la vittoria dei populisti e portare l’Italia verso una nuova stagione di larghe intese. Gli analisti di YouTrend, società che produce ricerche politiche e demoscopiche, hanno simulato quello che sarebbe accaduto con i diversi sistemi elettorali. Il risultato? La maggioranza non si sarebbe raggiunta comunque.

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NESSUNA MAGGIORANZA. La distribuzione tripolare del voto degli italiani – tra centrodestra con il 37%, il Movimento 5 Stelle con il 32% e il centrosinistra con il 23% – non avrebbe prodotto maggioranze chiare con nessun sistema elettorale proporzionale, maggioritario o misto. Non è stata certo la legge elettorale ad aver influenzato il voto degli italiani: i sondaggi condotti dagli istituti demoscopici segnalavano che esisteva un tripolarismo già molti mesi prima che il Rosatellum fosse concepito e approvato. Il meccanismo misto della legge elettorale approvata nell’ottobre del 2017, con la sua quota di collegi uninominali maggioritari, permetteva a tutte le forze politiche di ottenere la maggioranza dei seggi, sia alla Camera che al Senato, a condizione, però, di avvicinarsi al 40% dei voti. Nessuna coalizione o partito è riuscito nell’impresa. Il risultato non sarebbe stato diverso se avessimo scelto una legge elettorale di impianto “simil-tedesco”. Il sistema proporzionale tedesco, con lo sbarramento del 5%, avrebbe tagliato fuori tutti i partiti ad eccezione dei quattro maggiori (M5S, Lega, Forza Italia e PD). Per formare una maggioranza ci sarebbe stato bisogno di un accordo tra il M5S e un altro partito, oppure tra tutti ad esclusione del Movimento. Il sistema spagnolo, che assegna i seggi provincia per provincia, avrebbe prodotto risultati pressoché identici: nessuna maggioranza a meno di accordi post-voto. Anche il sistema greco, che prevede un “premio di governabilità” in seggi per la lista vincente, non avrebbe garantito al Movimento 5 Stelle la possibilità di governo.

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IL ROSATELLUM È INNOCENTE. Anche con un sistema maggioritario, la situazione non sarebbe cambiata. Con il modello inglese “first-past-the-post”, ad esempio, il centrodestra, la coalizione che ha ottenuto il maggior numero di preferenze, otterrebbe la maggioranza al Sento ma non alla Camera. Con il doppio turno alla francese, in entrambe le camere il M5S sarebbe arrivato al secondo turno nella maggioranza dei collegi. Ma il raggiungimento della maggioranza non sarebbe stato scontato: molte sfide al secondo turno sarebbero state “triangolari” (con un esponente del M5S, uno del PD e uno del centrodestra) con una dispersione di voti. Anche i sistemi elettorali adottati in precedenza dall’Italia non avrebbero portato alla maggioranza. Il Porcellum avrebbe prodotto, così come successo dal 2006 al 2013, una coalizione maggioritaria a Montecitorio ma non a Palazzo Madama. Né l’Italicum, in virtù della bocciatura del ballottaggio da parte della Corte Costituzionale, né il Consultellum, con la soglia di sbarramento al 3% e premio di maggioranza solo in caso di raggiungimento del 40% da parte di una singola lista, avrebbero prodotto una maggioranza chiara. «Insomma – dicono gli analisti di YouTrend – se nessuna delle forze politiche riesce ad ottenere abbastanza voti prendersela col sistema elettorale è piuttosto privo di senso».

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