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Una rivoluzione che sa di semplicità: cinque anni con Francesco

Il Papa «venuto dalla fine del mondo» ed arrivato nelle periferie del mondo con piccoli gesti e parole semplici ha cambiato la Chiesa: dalla guerra ai pedofili alla difesa dei migranti. Ed ora è già pronto a nuove sfide

Sono trascorsi cinque anni da quel «Fratelli e sorelle, buonasera!» che ha cambiato la Chiesa. Erano le 19.06 del 13 marzo 2013 quando, dal quinto scrutinio, uscì la fumata bianca. Jorge Mario Bergoglio era il nuovo Papa, dopo la rinuncia di Benedetto XVI. Arcivescovo di Buenos Aires, di origini piemontesi, Bergoglio assunse il nome del Santo di Assisi, Francesco, prima volta nella storia della chiesa. Non è passato tanto tempo per capire che il cardinale «venuto dalla fine del mondo», così si è presentato ai fedeli dalla Loggia della basilica di San Pietro, sarebbe diventato il Papa dei primati. Primo Papa latino-americano, primo Papa gesuita, primo Papa ad essere eletto dopo un Papa dimissionario. Ma anche il Papa delle riforme e delle aperture. Indice il giubileo straordinario della Misericordia, istituisce la prima Giornata Mondiale dei Poveri, diffonde un messaggio centrato sul dialogo e l’accoglienza.

LE RIFORME. Una misericordia che passa dai migranti, dai peccatori, dalle prostitute, dai divorziati, dagli omosessuali, dalle donne costrette ad abortire. Ne è un esempio l’esortazione apostolica “Amoris Laetitia”, in cui Papa Bergoglio tenta la via della riammissione alla Comunione, attraverso un percorso di discernimento, per i divorziati risposati. Tra le prime aperture i Sinodi, nel 2015 e del 2016, sulla famiglia che richiamano più attenzione sulle unioni civili e coppie di fatto. «Se una persona cerca il Signore in buona volontà, chi sono io per giudicarla?» dice in merito agi omosessuali. Con Francesco è partita anche la commissione di nove cardinali incaricata di riformare e snellire la Curia romana. Ha continuato l’operazione di pulizia e trasparenza allo Ior e la lotta ai preti pedofili. Su un binario parallelo il Papa ha lavorato per una «riforma spirituale», quella del ritorno allo spirito evangelico. Un pontificato tra i poveri e per i poveri iniziato con la decisione di non risiedere nell’appartamento papale ma in un monolocale di 60 metri quadrati a Casa Santa Marta.

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CINQUE ANNI CON FRANCESCO. E poi ci sono i continui appelli per affrontare «la sfida epocale» dei migranti e i numerosi viaggi nelle periferie del mondo. In questi cinque anni, Papa Francesco ha compiuto sette viaggi europei e 23 intercontinentali, il primo all’isola di Lampedusa dopo la morte di centinaia di migranti nel canale di Sicilia. Inoltre. ha scritto due encicliche, ha promulgato due esortazioni apostoliche, ha presieduto quattro concistori ordinando 61 cardinali. Sul fronte della politica internazionale ha cercato di costruire ponti tra i popoli. È grazie a lui se le relazioni diplomatiche tra Cuba e Stati Uniti sono ripartite dopo 70 anni di interruzione, ed è grazie alla fine diplomazia vaticana se in Colombia la violenza comincia a lasciare spazio alla riconciliazione.

NUOVE SFIDE. Adesso si apre un periodo ancora ricco di sfide. In primo piano ci sono i giovani, ai quali il pontefice ha voluto dedicare il prossimo Sinodo dei vescovi, “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, in programma per ottobre. Già la settimana prima di Pasqua li ha convocati in Vaticano per preparare l’appuntamento sinodale di ottobre, a metà agosto incontrerà i giovani italiani e a gennaio 2019 si terrà la Giornata Mondiale delle Gioventù a Panama. Il suo prossimo viaggio internazionale, il 21 giugno, avrà come meta Ginevra. Da qui Papa Francesco potrebbe lanciare una grande iniziativa per il Medio Oriente, e per la Siria in particolare, ancora sotto le bombe. In estate, inoltre, sarà in Irlanda per il nono Incontro Mondiale delle Famiglie. Un magistero intenso, sempre a grande velocità, nel quale il Papa, ormai ottantenne, continua a tenere un gran passo.

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LA RIVOLUZIONE DELLA SEMPLICITÀ. La “rivoluzione” di Bergoglio inizia, dunque, con quel sorprendente «buonasera» per decollare con grandi e piccolo gesti, fin dal giorno dopo l’elezione quando va alla Casa del Clero per saldare il conto della stanza che aveva affittato in precedenza, per recarsi dopo, come un pellegrino “qualsiasi”, a pregare davanti all’icona della Vergine Salus Populi Romani. Una rivoluzione che sa di normalità. Sceglie come dimora Santa Marta dove celebra Messa come un normale parroco di quartiere. Quando si sposta lo fa con una semplice utilitaria, porta la vecchia borsa di pelle nera usata in Argentina, telefona ad amici e conoscenti in occasione di feste e ricorrenze. Incontra i senzatetto che gravitano intorno a San Pietro per i quali fa allestire servizi di assistenza sanitaria, docce, barberia. E allo stesso tempo in Vaticano riceve capi di Stato, leader politici, re, regine. A tutti parla di pace come un infaticabile pastore, parroco del mondo.

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