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Vaccini: copertura al 95%, raggiunta l’immunità di gregge

La soglia di sicurezza raccomandata dall’Istituto Superiore di Sanità è stata superata, ma le polemiche non sembrano esaurirsi: sono ancora molti i genitori che non si fidano dei vaccini e, intanto, i casi di morbillo aumentano

Ci siamo: la copertura vaccinale ha raggiunto il 95% che rappresenta la così tanto anelata “immunità di gregge”, ossia una forma di protezione indiretta che tende a coinvolgere anche chi ha deciso di non vaccinarsi. Ma gli italiani, si sa, sono un popolo di santi, poeti, navigatori e polemisti di professione. Ecco allora che una procedura di routine, normale per uno stato sviluppato del ventunesimo secolo, diventa occasione di polemica. Tra forze politiche, studiosi e semplice gente comune, quella dei vaccini è una questione spinosa che rischia di monopolizzare il dibattito pubblico.

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VACCINAZIONI AUMENTATE. Anni addietro, nessun genitore si sarebbe mai sognato di non vaccinare i propri figli. Grazie alla scoperta dell’immunologo britannico Edward Jenner, nel lontano XVIII secolo, alcune tra le malattie più pericolose per l’essere umano sono state debellate. Per fare un esempio, la difterite, che nel 1921 contava negli Stati Uniti 206mila casi, nel 2009 ha registrato una diminuzione del 99,9%, col risultato che nessuno in quell’anno è stato colpito da un morbo che, nel peggiore dei casi, rischia di portare alla morte. Nel nostro paese, dopo un periodo di diminuzione della copertura vaccinale che ha contribuito ad aumentare nel 2017 del 600% i casi di morbillo, con addirittura 4 morti (fonte: Ministero della Salute), il numero delle vaccinazioni è di nuovo aumentato. Non per un cambio di vedute della stragrande maggioranza degli anti-vaccinisti, ma soprattutto a causa del ddl promosso dal ministro della salute Beatrice Lorenzin, con le conseguenti discussioni che hanno seguito l’approvazione del decreto, secondo il quale, in parole povere, chi tra i bambini non ha ricevuto i vaccini obbligatori, che sono passati da 4 a 12, non potrà accedere alle scuole dell’infanzia.

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LE CRITICHE DEL MOIGE. Naturalmente questa conseguenza ha provocato le reazioni dei genitori che non si sono uniformati alla legge e, più in generale, il Moige, Movimento Italiano Genitori, ha denunciato una situazione che rischia di non tutelare la privacy dei piccoli che non saranno vaccinati, col pericolo di una “caccia all’untore” come afferma il portavoce del movimento in una nota. Infatti, nel momento in cui si procede all’atto d’espulsione del bambino non vaccinato, l’identità dello stesso viene per forza di cose resa pubblica, con buona pace della legge stilata ormai nel lontano 2004 in materia di riservatezza. A proposito, il Codacons è pronto a presentare un esposto contro Asl e scuole in 104 procure proprio per violazione della privacy. Insomma, una situazione molto intricata che è lontana dall’essere risolta.

PEGGIO SOLO DELLA ROMANIA. Intanto, cerchiamo di tornare su livelli accettabili di copertura, visto che nel 2017 il Bel paese ha registrato un numero di casi di morbillo secondo solo a quello della Romania. Tuttavia, tra questioni etiche e scientifiche, con l’antiscienza che oggi come non mai fa presa sempre di più su persone impaurite, quella dei vaccini sembra essere diventata una delle questioni più annose in Italia. Un muro contro muro che sembra impossibile da interrompere. Eppure è grazie ai vaccini che malattie un tempo altamente invalidanti, come la poliomelite, oggi fanno molto meno paura. Bisognerebbe aprire un dialogo più costruttivo, con le parti disponibili a discutere l’una con l’altra, così da tutelare il bene superiore della salute dei più piccoli. Sperando che i genitori tornino a vaccinare i propri figli, la cosa più preziosa del mondo, per scelta e non per dovere. Bisogna dunque informare, perché informazione vuol dire salute.

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