Politica

Il duro e la pasdaran, ecco chi sono i nuovi presidenti di Camera e Senato

Fedelissimi rispettivamente di M5S e Forza Italia, Roberto Fico e Maria Elisabetta Alberti Casellati sono usciti da vincitori al tavolo delle trattative. Si apre ufficialmente la Terza Repubblica ma il cammino verso il nuovo Governo appare ancora lungo e complesso

Habemus presidaes camerorum. Maria Elisabetta Alberti Casellati al Senato e Roberto Fico alla Camera. Ecco finalmente elette la seconda e la terza carica dello Stato. E nonostante un progetto di governo sembri ancora complesso e di difficile realizzazione, l’elezione dei presidenti delle camere è il primo atto ufficiale della XVIII legislatura della Repubblica Italiana. Dopo il colpo di scena del primo giorno, quando la Lega aveva proposto a sorpresa il nome di Anna Maria Bernini per il Senato, il centrodestra e il Movimento 5 Stelle hanno trovato una convergenza sul nome di Maria Elisabetta Alberti Casellati, lasciando via libera alla Camera a Roberto Fico del M5S. Due profili distanti ma che da oggi si ritroveranno seduti sugli scranni prestigiosi di palazzo Madama e palazzo Montecitorio.

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SEMPRE CON FORZA ITALIA. Maria Elisabetta Alberti Casellati. Sembra una filastrocca ma è il nome del nuovo presidente del Senato, la prima donna nella storia repubblicana. Nata a Rovigo nel 1946, la 71enne avvocatessa laureata in diritto canonico non è una novellina della politica. È ininterrottamente in parlamento dal 1994, eccezion fatta per la legislatura del 1996, ed è una berlusconiana della prima ora. Appena eletta nel primo governo Berlusconi, divenne immediatamente segretaria al Senato per Forza Italia, ed è inoltre stata sottosegretario alla giustizia e alla salute. Un numero di titoli che neanche un club calcistico di rilievo può vantare, con palmares di tutto rispetto, impreziosito dalla nomina a vice-capogruppo del partito dal 2001 al 2006. La Casellati è considerata figura vicina all’ex cavaliere Berlusconi, grande deluso della tornata elettorale, e ne ha dato prova difendendolo a spada tratta in Tv. Habitué dei salotti politici, infatti, la neo presidente del Senato è nota per le sue liti televisive, come quella con Marco Travaglio alla trasmissione “Otto e ½”, e per le sue difese strenue del fu cavaliere. Ospite del programma “Coffee Break” di La7, la Caselli definiva la condanna definitiva in Cassazione del proprio leader come un “colpo di stato, un vero e proprio golpe”. Il curriculum da berlusconiana convinta però non si esaurisce nel tubo catodico. Così l’avvocatessa nativa di Rovigo, ha svolto la sua opera maggiore in difesa del capo di Forza Italia rendendosi protagonista di spicco delle famose leggi “ad personam”, insieme al suo grande amico Nicolò Ghedini, avvocato personale di Berlusconi. Non certo una figura strettamente in linea con quella “Terza Repubblica” il cui inizio era stato trionfalmente annunciato da Di Maio già il 5 marzo, soprattutto se, tornando indietro all’ormai lontano 2005, si osserva uno scandalo da pura vecchia politica che coinvolse la Casellati, rea di aver favorito la figlia Ludovica nell’ascesa a capo della segreteria del dicastero della salute. Familismo in una sola parola. Che dire poi delle accanite battaglie contro le unioni civili? La presidente del Senato affermava con convinzione che “lo Stato non può equiparare matrimonio e diritti civili […]. Le diversità vanno tutelate ma non possono diventare identità se identità non sono”. Insomma, un ragionamento non proprio tipico della futuristica “Terza Repubblica”. E che dire poi del suo sprezzo nei confronti di quei pentastellati che hanno contribuito ad eleggerla? Poco prima del 4 marzo, in occasione dello scandalo dei rimborsi che aveva coinvolto il Movimento, dichiarava “la macchina del fango si è ritorta loro contro”, riferendosi al post di un candidato 5 stelle che invitava il suo staff a cercare e pubblicare le nefandezze dei propri avversari politici. Ecco dunque la “filastrocca vivente” a capo del Senato, una figura che sembra non proprio super partes. Ma alla Camera?

ROBERTO L’OLTRANZISTA. Grillino purosangue, Roberto Fico nasce nel 1974 a Napoli, quartiere Vomero. A differenza della sua omologa a palazzo Madama, non può vantare un curriculum troppo ricco, essendo appena alla seconda legislatura. È laureato in Scienze della Comunicazione e non viene dagli alti uffici della politica italiana, ma da un call-center, dove lavorava prima della elezione del 2013 in parlamento. Tuttavia è uno degli alfieri più fidati di Grillo, facente parte di quella sorta di Beatles pentastellati che erano lui, Di Battista, la Ruocco e il forse futuro premier Di Maio. Un personaggio di spicco del Movimento e leader dei duri e puri a 5 stelle. Capitano di quella che è chiamata “sinistra” del M5S, ha criticato nel corso degli anni più volte le scelte dei suoi colleghi, specialmente quelle di Di Maio. La crisi di coppia che ha diviso i due è dovuta alla ortodossia rigorosa del neo presidente della Camera, eletto al secondo tentativo (già nel 2013 era stato proposto per lo stesso ruolo ma aveva perso), che non è stato troppo d’accordo col cambio di pelle che ha fatto divenire il Movimento un partito di governo. Fico è infatti stato definito “più grillino di Grillo”, e non ha visto di buon occhio la gestione di alcune delle situazioni più delicate che hanno coinvolto i pentastellati, come quella riguardante l’assessore Paola Muraro a Roma. La differenza di vedute con Di Maio sul caso che scosse il Campidoglio nel 2016, aveva causato la prima spaccatura nel rapporto tra i due. Ma il gelo è calato definitivamente quando alla convention “Italia a 5 stelle”, Di Maio è stato nominato nuovo capo politico e candidato premier del partito. Fico non ha gradito questa nomina e si è addirittura rifiutato di salire sul palco della manifestazione. Ma checché se ne dica, i 5 stelle non sono stupidi, men che meno il pope ortodosso del grillismo. Troppo ghiotta l’occasione delle elezioni del 4 marzo per il Movimento, che mai come in quel momento aveva la concreta ambizione di governare. Così, messo da parte l’attrito che lo separava da Di Maio, Fico ha sostenuto in prima persona la candidatura del designato premier, scendendo in campo, ricostruendo un rapporto che, con la sua nomina allo scranno di presidente di Montecitorio, ha fatto nuovamente scoppiare l’amore tra i due. A suggellare il definitivo riavvicinamento, il lungo e commosso abbraccio che li ha uniti dopo l’elezione di Fico. Roberto e Luigi, Luigi e Roberto. Sempre loro due, sempre insieme. Due facce di un partito che ha conquistato l’Italia. Non ancora il governo.

QUARTA REPUBBLICA. Ci resta di questi primi giorni di legislatura la nomina dei presidenti delle camere. Poco male visti i tempi. Ma questa “Terza Repubblica” di cui tanto si è parlato, stenta a decollare. Alleanze ambigue si stagliano all’orizzonte. Specialmente la nomina della Casellati lascia aperte numerose discussioni. Come si è potuto votare nella Repubblica delle novità un personaggio così vecchio politicamente? Molti parlano di un definitivo allontanamento di Berlusconi, con la nomina di una sua fedelissima che servirebbe solo a dargli un contentino. Ma l’ex cavaliere non è tipo che si accontenta e questi ultimi 24 anni dovrebbero averne dato prova. È nebulosa per ora questa “Terza Repubblica”. Forse sarebbe meglio fare come Maccio Capatonda: il comico abruzzese fece terminare la prima stagione della sua serie, “Mario”, preannunciandone una seconda, che tuttavia si svolse in un singolo episodio passando direttamente alla terza. Ecco, quello dell’elezione dei presidenti delle camere potrebbe essere quell’episodio unico che ci descrive la “Terza Repubblica” facendoci passare direttamente alla “Quarta Repubblica”, nuova ma vecchia. Del resto, avete visto quel senatore della Lega col sigaro in bocca? Sì, è proprio Bossi. Quant’è giovane questa vecchia politica.

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