Cultura

Monica Guerritore: «La mia Sally una donna forte che si oppone al maschio traditore»

In “Mariti e mogli”, adattamento teatrale del film di Woody Allen, l’attrice romana interpreta il complesso personaggio che fu di Judy Davis: «Le ho dato un tono più leggero ma risoluto»

Abbiamo incontrato Monica Guerritore poco prima che entrasse in scena al Teatro ABC di Catania per interpretare il suo ultimo spettacolo, “Mariti e Mogli”, da lei diretto sull’adattamento dell’omonimo film di Woody Allen.

La Sally interpretata nel film da un’immensa Judy Davis è mora, lei invece splendidamente bionda. Ci parla del suo personaggio?

«Sono bionda anche per scostare un po’ di drammaticità dal personaggio. Judy Davis ha già un viso molto americano e poco drammatico. Io vengo da “La lupa”, da “Non Uccidere”, per cui sempre da personaggi molto complessi. Avevo bisogno di schiarire anche per aiutarmi a trovare un tono molto più leggero. Aiuta anche il fatto che ci sia Francesca Reggiani, che subito sdogana la comicità e mette il pubblico a proprio agio, altrimenti avrei avuto un po’ più di difficoltà. Interpreto il ruolo di Sally che ha sicuramente una personalità molto forte ed è anche colei che si contrappone al maschio traditore, al maschio Alpha. Un personaggio che ragiona molto, che è continuamente alle prese con un lavorio celebrale, anche se non ai livelli estremi del film di Woody Allen. Spero di comunicare la leggerezza di una donna ferita, tradita ma risoluta e dinamica».

Terreno d’elezione di Allen sono le passioni, i tradimenti e le crisi coniugali. Secondo lei, la vita di coppia è davvero come ce la racconta Woody?

«Ho tentato di alleggerire il copione in qualche modo ma la cosa bella di Woody Allen sono i dialoghi fulminanti, che raccontano tutta l’inadeguatezza umana nelle relazioni. Dialoghi memorabili che raccontano come non si riesca a rapportarsi pienamente con l’altro sesso,.C’è sempre qualcosa che manca. Questo è molto umoristico, femminile e fa riflettere sorridendo. Per cui il pubblico si sente partecipe. Nello spettacolo, però, ho rifuggito la nevrosi alleniana, quella estenuante».

In “Mariti e Mogli” c’è molto Strindberg e “Scene da un matrimonio”, che ha segnato la fine della relazione tra Liv Ullmann e Ingmar Bergman, così come quella tra lei e Gabriele Lavia…

«Sì, esattamente. Stavolta sinceramente non so con quale partner devo divorziare… (ride). A parte Jack, il partner sulla scena. È inteso…»

Dal caso Weinstein è poi stato tutto un susseguirsi di denunce. Il mondo dello spettacolo è davvero come lo dipingono? Allen è stato tirato nuovamente in ballo. Molti artisti hanno annunciato che non lavoreranno più con lui. Pensa sia giusto ritirare premi e riconoscimenti artistici, ostracizzare, demonizzare e mettere al bando le opere di un genio?

«Lui lo dice anche in questa commedia: sono sempre stato attratto dalle ragazze molto giovani. Il che non implica poi un reale interesse o fatti ben più gravi. Si è sposato con questa ragazzina ma si tratta di una coppia che dura da ormai trent’anni e, devo presumere, si tratti di un incontro del destino. Personalmente non penso che il mondo dello spettacolo sia Sodoma e Gomorra. Sicuramente è un mondo che non presuppone, almeno all’apparenza, una professionalità tale da parte delle donne, per cui vengono spesso ricattate, instradate in altre dinamiche al fine di ottenere lo scopo. Questo si fonda sul bisogno e sulla sudditanza che il mondo femminile ha sviluppato inconsciamente dopo duemila anni di sopraffazione o comunque di potere da parte dei maschi. Il che era comprensibile nel medioevo ma adesso tutto si fonda sull’intelligenza e la forza fisica non è poi così rilevante. Gli uomini e le donne dovrebbero essere due facce della stessa medaglia».

Qual è stata la difficoltà maggiore nel curare l’adattamento e la regia del cult del ’92?

«L’ambientazione dei luoghi. Non ci sono gli uffici, non c’è il ristorante, né la Quinta Strada. Vengo dal teatro di regia e le scene risultano effimere se costruite con il cartongesso. Così ho pensato che un luogo dove queste persone si potessero frequentare fosse una sala da ballo. Ho deciso quindi di far incontrare settimanalmente un gruppo che si conosce ma che in realtà non si conosce. Il fatto che venga a piovere mentre sono chiusi dentro determina una serie d’imprevisti per cui a un certo punto si vengono a scoprire cose che altrimenti sarebbero rimaste nascoste: i tradimenti, le relazioni, le crisi, i pianti e le ubriacature».

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Marco Fallanca

Cosa ho fatto in tutti questi anni? Sono andato a letto presto. Ma soprattutto a teatro e al cinema. Partigiano del Web, opinabile e pedante opinionista, arbitro di calcio, disilluso podista, precoce e accanito cinefilo che possiede a casa una videoteca con oltre 9000 film. Già giurato del 61º TaorminaFilmFest, seguo da vicino festival e rassegne. Troppo fuori per quelli dentro e troppo dentro per quelli fuori, in realtà sono un genio ma è molto più comodo non darlo troppo a vedere. Attenzione! Preso troppo sul serio può nuocere gravemente alla salute.

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