Italia

Una strage quotidiana: oltre 150 morti sul lavoro dall’inizio del 2018

Tornano a crescere le vittime sui luoghi di lavoro. I dati pubblicati dall'Osservatorio indipendente di Bologna segnano un trend negativo rispetto ai primi mesi del 2017. Un effetto dell’economia che riparte

«Ci vediamo questa sera». Poi si esce per andare a lavoro, verso un cantiere o verso una fabbrica, senza farvi più ritorno. Un saluto normale, quasi scontato, che avranno pronunciato anche Giuseppe e Giambattista prima di uscire di casa la mattina di Pasqua, morti in seguito all’esplosione di un serbatoio in un’azienda di mangimi di Treviglio. Con loro sale a 155 il numero di vittime sui luoghi di lavoro nel 2018. I dati pubblicati dall’Osservatorio indipendente di Bologna, che da dieci anni monitora gli infortuni mortali, segnano un trend negativo rispetto ai primi tre mesi dello scorso anno: un numero notevolmente superiore rispetto alle 113 morti bianche dello stesso periodo. Se si considera tutto il 2017 le vittime sono state 632, con una media di quasi due al giorno.

I NUMERI DELLA MATTANZA SUI LUOGHI DI LAVORO. Giuseppe e Giambattista non sono più tornati nelle loro case di Casirate d’Adda e Treviglio. E prima di loro il 28 marzo Lorenzo e Nunzio sono rimasti vittime di una esplosione nel porto di Livorno. E il 20 marzo Dario e Giorgio hanno perso la vita mentre facevano il loro lavoro di vigili del fuoco a Catania. E prima ancora non sono tornati a casa più di 150 lavoratori dall’inizio di quest’anno, oltre 600 hanno lasciato il luogo di lavoro dentro una bara lo scorso anno e altrettanti l’anno precedente. Tredici mila negli ultimi dieci anni. Caduti dall’alto senza il caschetto protettivo in edilizia. Schiacciati da mezzi pesanti in agricoltura. E poi ci sono i tanti morti nelle fabbriche. Una strage infinita che l’Osservatorio indipendente di Bologna monitora dal primo gennaio 2008 su iniziativa di un operaio in pensione, Carlo Soricelli, che ha voluto così onorare la memoria dei sette lavoratori morti alla Thyssenkrupp di Torino. L’Osservatorio conta sia i morti nei luoghi di lavoro sia quelli che hanno perso la vita sulle strade, mentre raggiungevano fabbriche e uffici. Il 2017 si sarebbe chiuso con 632 decessi nei luoghi di lavoro (641 nel 2016), 1.350 se si considerano anche quelli nel tragitto tra casa e lavoro (oltre 1.400 nel 2016). Al primo aprile le tragedie del 2018 avrebbero già toccato quota 155. Con 20 morti è il Veneto la Regione che conduce la triste classifica, seguita da Lombardia (17), Piemonte (12), Campania e Toscana (10). È Milano, con otto decessi, la provincia con più morti sul lavoro.

SICUREZZA SUL LAVORO. Basta un po’ di ripresa economica per far risalire il numero di infortuni e di morti sul lavoro e per tornare a dubitare dei progressi realizzati dal nostro Paese per mettere in sicurezza fabbriche e cantieri. Prevenzione e controlli hanno subito una battuta d’arresto durante gli anni della crisi. E adesso che la crisi sembra essere passata è quasi normale che il maggior numero di ore di lavoro ci consegni un proporzionale aumento di incidenti. Difficile che il disoccupato di lungo corso che trova finalmente lavoro, anche se precario, si metta a questionare se in un cantiere c’è scarsa protezione sui ponteggi o se in fabbrica la pressa meccanica non ha un sistema di arresto in caso di guasto. Dietro queste morti si nascondono la spasmodica riduzione dei costi di produzione, l’accelerazione dei ritmi di lavoro, la produttività d’impresa. La vita umana diventa, sempre più spesso, una variabile dipendente dal profitto.

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