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Mobile payment: dalla Cina alla Svezia il futuro è senza contanti. E l’Italia resta indietro

I consumatori cinesi che pagano con il cellulare hanno superato quota 400 milioni. A Stoccolma i pagamenti “cash” sono scesi sotto il 2%. Mentre l’Italia resta fanalino di coda nella classifica europea della Cashless Revolution

C’è un Paese molto lontano dove il contante sembra destinato a sparire per sempre. È la Cina. Nell’ultimo anni pagamenti con Alipay, la piattaforma cinese per le transazioni digitali, hanno raggiunto ormai la cifra di 8,7 trilioni di dollari. I consumatori che pagano con il cellulare (Mobile payment) hanno superato quota 400 milioni. Ed è difficile non accorgersene. All’ora di pranzo, in qualsiasi locale di Pechino, si sente risuonare il ‘beep’ di uno smartphone che avvisa dell’avvenuto pagamento. C’è dell’ironia in questa storia: il Paese che ha visto nascere le banconote come moderno strumento di pagamento durante il regno dell’imperatore Hien Tsung nell’806 d.C. potrebbe diventare il primo al mondo a disfarsi del contante.

DALLE BANCONOTE ALLO SMARTPHONE. Dai ristoranti ai negozi, passando per musei e librerie, la domanda ricorrente è una sola: prendete Alipay? Tra i motivi dello straordinario successo dei nuovi pagamenti digitali non vanno dimenticati la crescita esponenziale dell’e-commerce, la diffusione pervasiva degli smartphone quale primo canale di accesso al web (per il 92,5% degli utenti Internet cinesi) e la scarsa o nulla presenza delle banche. In un Paese grande due volte più dell’Unione Europea e trentuno volte più dell’Italia, esistono infatti solo 8 filiali bancarie ogni 100 mila individui adulti, rispetto alle 28 filiali in media nell’Ue e alle 49 in Italia. La diffusione degli smartphone e l’accesso alle nuove piattaforme online di gestione dei pagamenti, nate al di fuori del tradizionale circuito bancario, hanno fatto sì che oggi un numero sempre più crescente di consumatori cinesi possa trasferire denaro, condividerlo con i propri contatti della rubrica telefonica e pagare in ogni momento e in ogni luogo, senza dover andare alla ricerca di una filiale. In questo scenario, non sorprende il fatto che la quasi totalità dei pagamenti transiti su Alipay, la piattaforma di pagamento online lanciata colosso dell’e-commerce cinese Alibaba, e WeChat, nata come app di messaggistica istantanea e solo successivamente abilitata al trasferimento di denaro. La Cina è così diventata leader mondiale nei pagamenti digitali. Basti pensare che il 61,2% di chi fa acquisti senza contanti nel mondo è cinese.

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LA RIVOLUZIONE SVEDESE. Ma se vogliamo rimanere in Europa la Svezia si aggiudica il primato di società cashless. Dal biglietto del bus alla toilette tutto si paga con carte di credito e smartphone. A Stoccolma e in altre città scandinave si moltiplicano le «cash free area» dove non si accettano contanti. Negli ultimi cinque anni, secondo la banca centrale Riksbank, gli svedesi hanno dimezzato gli acquisti con banconote e monete. Il loro importo complessivo è sceso tra l’1 e il 2% del totale dei pagamenti. Una rivoluzione che ha interessato anche il sistema bancario con una netta riduzione degli sportelli che distribuiscono contanti, con una progressiva scomparsa del bancomat e con stipendi accreditati solo con modalità elettroniche. Di conseguenza gli istituti di credito si sono rapidamente adeguati a questa febbre tecnologica finanziaria, creando carte di credito e debito. Poi è stato il momento di Swish, un’app per i pagamenti digitali, che ad oggi conta oltre 5,5 milioni di utenti.

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I VANTAGGI DELLE CASHLESS SOCIETY. Se le cashless society siano o meno la soluzione a tutti i mali collegati al danaro contante è ancora presto per dirlo. Certamente una società cashless presenta sfide e criticità. I pensionati devono interfacciarsi con il digital divide. La privacy diventa un bene sacrificabile a fronte della comodità dei pagamenti online. Inoltre, assistiamo ad un aumento delle truffe informatiche. Ma ci sono anche dei risvolti positivi. Uno dei motivi che spingono le nazioni di tutto il mondo ad andare verso la circolazione esclusiva di monete elettroniche è il risparmio, in termini di costi, della carta moneta. Per dare un’idea: il contante costa 133 euro l’anno per abitante, le carte di credito non arrivano a 11 euro. Un secondo vantaggio, forse il più importante, è legato alla riduzione dell’evasione fiscale, dell’economia sommersa. Carte e smartphone rendono tracciabili tutti i pagamenti, disincentivando il riciclaggio del denaro sporco, la corruzione e l’illegalità. Infine, il sistema cashless incentiva il rilancio dei consumi. Ci sono alcune statistiche che parlano di aumenti, tra il 10 e il 15 per cento, degli acquisti nei circuiti della grande distribuzione grazie alla diffusione capillare del pagamento elettronico.

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L’ITALIA NON ABBANDONA I CONTANTI. Se il mondo intero va nella direzione delle cashless society, l’Italia resta aggrappata al contante. È questa la fotografia del nostro Paese scattata dall’ultimo report sulla Cashless Revolution realizzato da The European House – Ambrosetti.

Cashless Society – Rapporto 2018

Nell’ultimo anno in Italia solo il 14% dei pagamenti è stato effettuato in modalità cashless (quindi con carte di credito o attraverso strumenti di pagamento digitale). L’86%, invece, è stato effettuato con denaro in contante. Un dato che ci posiziona agli ultimi posti della classifica europea dove la peggior performance appartiene alla Grecia (12% in cashless, 88% in contante), mentre la media Ue per i pagamenti con carte ed altri strumenti elettronici è del 74%. Dal report emerge anche che l’utilizzo del contante, nel nostro Paese, continua a crescere. Nel solo periodo che va dal 2016 al 2017 è aumentato del 3,8%, passando da 190,4 a 197,7 miliardi di euro. Un aumento che si riflette sul rapporto fra denaro contante e Pil, che nel 2017 arriva a toccare il record storico dell’11,6% (la media Ue è del 10,1%). Un altro dato molto significativo è quello relativo ai prelievi presso gli Atm. L’Italia è il Paese dove la cifra di denaro prelevato agli sportelli fa registrare la crescita più alta rispetto ai “big five” (Germania, Regno Unito, Italia, Francia e Spagna). Nel nostro Paese, infatti, nell’ultimo decennio i prelievi sono aumentati dell’8,9%, passando da 97,9 a 193,6 miliardi di euro. Di pari passo, rimaniamo nelle retrovie (quartultimi prima di Grecia, Romania e Bulgaria) per utilizzo di carte di pagamento: sono state 43,1 le transazioni pro-capite effettuate con carta in Italia. In Danimarca e Svezia questo dato sfiora i 350. I pagamenti attraverso device mobili sono invece in aumento: si passati da 0,8 a 3,9 miliardi di euro negli ultimi cinque anni. Tuttavia, l’incidenza di questo dato sul totale è ancora irrilevante, con un valore dello 0,05%.

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