Italia

Professori bullizzati: la scuola dei violenti e il fallimento educativo

È allarme bullismo: da Lucca a Velletri, dai professori ai coetanei, si moltiplicano le vittime dei violenti. Serve una punizione esemplare o bisogna ripartire dall'educazione. Intanto, il ministro dell’istruzione Fedeli evoca il pugno duro sui ragazzi autori dei soprusi

La violenza ha preso il posto del dialogo, gli alunni il sopravvento sui professori. La scuola italiana è in crisi e non servivano certo gli episodi dei professori bullizzati di Lucca e Velletri per ricordarcelo, per aprirci gli occhi. Quante volte ci siamo ritrovati a commentare scene di violenza su un ragazzino indifeso o sul professore di turno negli ambienti scolastici? Sono in tanti oggi ad utilizzare il verbo “punire”, pochi purtroppo quelli che hanno parlato, al contrario, del verbo “educare”. Il ministro dell’istruzione, Valeria Fedeli, sceglie la linea dura: «Chi infrange le regole, chi ricorre alla violenza verbale o fisica nei confronti di professoresse e professori va sanzionato secondo le norme vigenti, che prevedono la sospensione dalle lezioni per periodi di tempo diversi a seconda della gravità delle azioni compiute e, nei casi più gravi, anche la non ammissione allo scrutinio finale».

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COSA SUCCEDE ALLA NOSTRA SCUOLA. Un ragazzino che intima al proprio professore sessantaquattrenne di inginocchiarsi assomiglia ad una scena del film “Un giorno di ordinaria follia”, nell’istituto tecnico commerciale “Carrara” di Lucca era invece un’ordinaria routine. Nelle ultime ore sono usciti altri video che riguardano lo stesso plesso in cui i docenti venivano presi a testate da alunni col capo coperto da un casco o su cui veniva riversato il contenuto dei cestini dell’immondizia. L’emergenza educativa che attanaglia il nostro Paese non è mai finita, anzi, sembra si stia acuendo negli ultimi anni. «Te faccio scioglie in mezzo all’acido, te mando all’ospedale professoré», aveva detto un allievo dell’istituto Tecnico di Velletri a un docente. L’episodio, su cui la procura ha aperto un’indagine per oltraggio a pubblico ufficiale e minacce, è accaduto nel dicembre del 2016 ma è diventato virale nelle ultime ore. Tutto ripreso da uno smartphone e condiviso sui social network.

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EMERGENZA EDUCATIVA. Non è soltanto retorica affermare che il patto educativo tra famiglie, scuola ed istituzioni si è rotto. Mentre in passato genitori e docenti remavano entrambi nella stessa direzione per assicurare una crescita umana prima ancora che culturale ai nostri ragazzi, oggi sono spesso i primi ad aggredire i secondi per futilità come una valutazione troppo bassa o una punizione un po’ troppo severa inflitta ai propri pargoli. La cultura del successo a tutti i costi, l’urgenza dell’ostentazione che corre sui binari digitali, l’aggressività di un ambiente sociale dove la furbizia e la prevaricazione diventano valori mentre il rispetto delle regole viene percepito come forma di debolezza, rappresentano fenomeno insidiosi e corrosivi della crescita generazionale delle nuove leve. Fa davvero specie osservare come la questione sia stata spesso rimossa dal dibattito pubblico e politico. Si sente parlare soltanto di punizioni e poco di strumenti educativi. Da dove ripartire? Forse, semplicemente, dal buon esempio di cui gli adulti devono farsi portatori. Se gli adulti di oggi non si porranno nuovamente, e con autorevolezza, come guida di ragazzi spesso smarriti e troppo inclini a trovare rifugio nella violenza e nella prevaricazione, difficilmente si avranno gli adulti di domani. Da non sottovalutare appare anche il ruolo del docente nella nostra società. Svilito, sottopagato, demotivato. La scuola è stata troppo spesso oggetto di interventi legislativi peggiorativi e lontani da una logica del merito mentre si sarebbe forse dovuto investire sulla valorizzazione di una figura che in tutt’Europa è sempre più al centro di processi di sviluppo e crescita sociale.

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LE REAZIONI DEL MINISTRO E DEI GENITORI. «I docenti non devono subire simili episodi di violenza – ha detto il ministro all’Istruzione Fedeli – e vanno sostenuti non solo dalle loro colleghe e dai loro colleghi e dalle e dai loro dirigenti, ma dall’insieme della società. La figura del docente deve essere adeguatamente riconosciuta, rispettata, valorizzata. Il tema non è usare il linguaggio del pugno di ferro ma minacce e offese sono inaccettabili: serve una linea rigorosa e l’attuazione delle sanzioni già previste». Ma la ministra si è spinta oltre: «Vanno sospesi e sanzionati anche i ragazzi che hanno girato il video e che hanno guardato quanto avveniva in classe». Sgomento anche tra i genitori degli alunni dell’istituto dove tutto è avvenuto. «Sembra tutto sottosopra – afferma uno dei papà- ora sono gli alunni che comandano sui professori». “Non è questione di essere deboli o forti – afferma invece una mamma – è questione che questi ragazzi non sono completamente educati dalle famiglie».

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