Cultura

Invasione di smartphone ai concerti, gli artisti si ribellano

Dalle liti di Patti Smith e Adele con il pubblico a Jack White che blocca il funzionamento dei cellulari. I cantanti provano a respingere l'invasione degli schermi luminosi durante i concerti. Ma gli U2 vanno controcorrente: per il nuovo tour pronta un'app che permette esperienze in realtà aumentata

Il compianto David Zard, il primo organizzatore in Italia di eventi rock, voleva vietare i telefonini nei teatri. Non per problemi di diritto d’autore: «Le persone non si godono lo show e spesso disturbano gli altri» spiegava. «È inaudito che si guardi uno spettacolo attraverso lo smartphone. Tanto vale prendere il dvd e restare a casa. Ai miei spettacoli ci sarà il divieto assoluto». Dalle parole ai fatti: durante le repliche del musical “Notre Dame” o ai concerti di Gianna Nannini impartiva severi ordini al personale di sala perché impedissero scatti e filmini.

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SPUTI, RIMPROVERI E SCHERMATURE. Leggendaria Patti Smith durante il suo concerto al Teatro antico di Taormina nell’estate del 2013 quando cominciò a sputare sulle prime file del pubblico contro chi filmava col cellulare. «Siete qui, io sono qui, state vivendo uno spettacolo, perché vederlo attraverso uno schermo» urlava e implorava. Memorabile, in tal senso, anche il cazziatone di Adele a una fan dal palco dell’arena di Verona: «Puoi smettere di filmare? Perché io sono veramente qui, nella vita reale» aveva detto smettendo di cantare.
Ai concerti gli smartphone sono il male anche secondo Jack White: non solo e non tanto per ragioni di violazione del copyright, quanto per quella nebulosa fluttuante di piccoli schermi illuminati che spezza la premessa scenica del buio, smorza gli applausi (per i quali, se siete abbastanza vecchi da ricordarlo, servono entrambe le mani), impedisce l’immediatezza della fruizione. Così l’ex White Stripes ha studiato il modo per rendere le sue esibizioni “phone free”. Niente telefonini, niente macchine fotografiche, niente ansia da social, una «100% human experience», ha promesso White invitando i fan a «levare lo sguardo dai loro gadgets per godersi l’esperienza della musica di persona». Per farlo, White si è affidato a Yondr, una startup made in Portland che scherma gli smartphone per tutta la durata del concerto.

GLI U2 E LA REALTÀ AUMENTATA. Controcorrente vanno invece gli U2 che non solo invitano i loro fan a venire dotati di smartphone agli show del loro “Experience+Innocence Tour”, in partenza il 2 maggio da Tulsa, ma a guardare il concerto attraverso il cellulare dopo aver installato una particolare app. Si chiama U2 Experience, può essere applicata su sistemi iOS e Android e può essere usata sia ai concerti sia a casa. Durante gli show, prima che la band arrivi sul palco, basterà puntare lo smartphone verso la scenografia a Led sullo sfondo. Da quel momento si potrà fare esperienza di «audio e immagini esclusive, in tempo reale e per tutta la durata del concerto. Per uno spettacolo rock mai visto prima, con una realtà aumentata», promettono gli ideatori dell’app. A casa, invece, basterà avere l’ultimo album degli U2, “Song of Experience”: puntando la videocamera sulla copertina, sullo schermo del cellulare si avvia una serie di video legati ai brani dell’album. E, in effetti, puntando lo smartphone sulla cover di “Songs of experience” si forma l’ologramma di Bono mentre canta “Love Is All We Have Left”. «Questo – spiega la band – per avere un assaggio di quello che sarà il tour». È la nuova frontiera dei concerti? Come gli occhialini al cinema in 3D, ora con gli smartphone ai concerti? (e così si vede e non si filma).

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Giuseppe Attardi

Laureato in Lettere moderne. Giornalista professionista. Ha collaborato con Ciao2001, Musica Jazz, Ultimo Buscadero, Il Diario di Siracusa. È stato caposervizio agli spettacoli al quotidiano "La Sicilia". Nel 2018 ha curato il libro "Perché Sanremo è (anche) Sicilia". Ha assistito a tutte le prime dei tour mondiali degli U2.

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