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Una finale europea e il talento Della Valle, il basket italiano riparte dopo la delusione della nazionale

La finale di Eurocup tra Venezia e Avellino, Amedeo Della Valle nel miglior quintetto della competizione e, oltreoceano, un Belinelli che fa faville. Il basket italiano non stava così bene da un po’. E adesso si aspetta di rivedere una grande nazionale

C’erano Pozzecco, Soragna, Marconato, Bulleri, Galanda e l’intramontabile capitan Basile. Era il 2004, le olimpiadi di Atene e il nostro basket raggiungeva per l’ultima volta un’importante traguardo internazionale. Allora fu argento, dietro un’Argentina troppo forte e con giocatori come Ginobili, Nocioni e Scola. Tuttavia da quel momento la nostra nazionale non ha saputo più ottenere risultati. Neanche con i big 3 “americani”, Bargnani, Belinelli e Gallinari, che nonostante le buone fortune ottenute oltreoceano, non sono riusciti a imporre il loro superiore livello tecnico anche con gli azzurri. Ma adesso la storia potrebbe cambiare. Il basket italiano è di nuovo vivo.

TRADIZIONE DA RISTABILIRE. L’Italia non è solo calcio. La tradizione cestistica nostrana ha radici antiche e può vantare successi importanti in campo europeo e internazionale, sia a livello di club che di nazionale. Titoli continentali e intercontinentali hanno reso alcune squadre leggendarie e creato un movimento forte in città come Bologna, dove il tifo per la Virtus e la Fortitudo ha diviso più di una famiglia. E poi la nazionale, capace di ergersi più volte sul tetto d’Europa grazie a campioni come Riva, Meneghin, Marzoratti, Myers e Fuçka. E come nel calcio, dal Bel Paese sono passati campioni generazionali capaci di incidere prepotentemente anche in Nba. Come dimenticare infatti D’Antoni, oggi coach di quegli Houston Rockets che iniziano a spaventare seriamente i campioni in carica dei Golden State Warriors? Per non parlare di un padre famoso, quel Joe Bryant che portava a spasso sul lungomare di Reggio Calabria un figlio di nome Kobe, che qualche anno dopo sarebbe diventato uno dei più forti cestisti di tutti i tempi. Ma non solo America. In Italia ha giocato quello che è considerato da tutti gli esperti tra i massimi esponenti del gioco, Oscar Schmidt, “A Mao Santa”, brasiliano che a tutt’oggi è il secondo miglior marcatore nella storia della serie A con oltre 13 mila punti segnati, dietro solo ad Antonello Riva che però giocò il doppio degli anni. Insomma, magari in questo caso gli “italians don’t do it better”, ma certamente ne sanno. E fa specie pensare che un nostro club non vince una competizione europea degna di nota dal 2001, anno in cui la Fortitudo Bologna trionfò in Eurolega. Per la nazionale non va meglio. Siamo rimasti fermi a quell’argento ateniese, fine di un ciclo per una squadra che era stata capace di vincere l’Europeo del ’99 e arrivare terza a quello del 2003. Insomma, il movimento cestistico italiano è in crisi. Ma negli ultimi tempi qualcosa sta cambiando.

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L’EUROPA CHE PIACE. Quest’anno abbiamo assistito a qualcosa di veramente incredibile: due squadre italiane in una finale europea. Venezia e Avellino si stanno infatti contendendo in questi giorni la Eurocup e con essa stanno riportando lustro a tutto il movimento. Ma non terminano qui le belle notizie. Nello stesso torneo, infatti, Amedeo Della Valle, giocatore di Reggio Emilia e figlio di Carlo che fu leggenda del Torino, è stato inserito nel miglior quintetto della stagione. Ed è anche in odore di passaggio in Nba. Ma a confermare il buon momento del basket tricolore, ci pensa anche da oltreoceano Marco Belinelli. La guardia di San Giovanni in Persiceto si sta rendendo autore di una stagione atipica ma che gli sta portando diverse soddisfazione. Ormai veterano negli Usa, dove ha già vinto un titolo con i San Antonio Spurs e la prestigiosa gara del tiro da 3 all’All Star Game (Chris Paul, playmaker degli Houston Rockets e supersar mondiale che di giocatori forti ne ha visti, lo considera il miglior tiratore), Marco ha iniziato una nuova avventura agli Atlanta Hawks. Tuttavia in Georgia le fortune sono state poche. Una squadra sfiduciata e senza prospettive playoff ne ha limitato le capacità, e così, a metà stagione, ecco il cambio della svolta: il passaggio ai Philadelphia 76ers. Nella città dell’amore fraterno il Beli ha trovato un organico composto da tantissime future superstar a cui, però, mancava l’esperienza sicura di un veterano. Ed eccolo qui il nostro asso, che prestazione dopo prestazione si sta rendendo protagonista di una delle pagine cestistiche più belle degli ultimi anni. Ci rialziamo dunque, ma solo a livello di singoli e di club, perché la nazionale continua a deficitare.

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NAZIONALE A METÀ. Come accade alla cugina calcistica, la nazionale di basket non riesce ad ottenere risultati da un po’. Come detto, siamo fermi all’argento olimpico di Atene risalente, ormai, a 14 anni fa. Per il resto solo piazzamenti neanche troppo lusinghieri agli Europei e ai Mondiali e, onta difficile da digerire, sono ormai tre le edizioni consecutive del torneo olimpico da cui l’Italia manca. Non siamo riusciti a qualificarci nemmeno per Rio, nonostante giocassimo un torneo preolimpico complicato sì, ma non impossibile, in casa. La sconfitta in finale con la Croazia ha rappresentato il manifesto di una nazionale che, acquistato il blasone datole dai giocatori provenienti dall’Nba, si è riscoperta piccola e fragile. Non sono bastati i big 3, oltretutto perché il movimento cestistico giovanile azzurro vive le stesse difficoltà del corrispettivo calcistico. Così, in serie A e non solo le squadre sono piene zeppe di stranieri che sbarcano il lunario da noi perché difficilmente ci riuscirebbero da qualche altra parte. Insomma, se negli anni ’80 sui parquet dello stivale gli stranieri erano campioni assoluti, oggi, se va bene, sono dei discreti giocatori. Inoltre i nostri giovani sono limitati e solo poche virtuose realtà restituiscono loro il palcoscenico che meritano. Una di queste è Reggio Emilia, da cui proviene proprio Della Valle, ma per il resto difficilmente i ragazzi italiani trovano lo spazio che meritano e, nonostante alcuni siano veramente talentuosi, o non giocano o vengono mal gestiti in un campionato che sempre più negli ultimi anni si è fatto poco competitivo. Un esempio di cattiva gestione è incarnato da quell’Alessandro Gentile considerato il golden boy del basket tricolore ma reso il Balotelli della palla a spicchi da allenatori e dirigenti poco capaci. Comunque sia, in tempi di vacche magre è giusto riempirsi gli occhi delle piccole cose che la pallacanestro italiana riesce a darci, sperando anche qui in una rivoluzione del modo di pensare che ci riporti a esultare, tutti insieme, per i successi della nazionale.

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