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Giornata mondiale della libertà di stampa, l’Italia tra giornalisti aggrediti e criticità strutturali

Si celebra il 3 maggio la ricorrenza sulla tutela dell’incolumità e dell’autonomia dei giornalisti di tutto il mondo. L’Italia viene ancora considerato un Paese “parzialmente libero” sotto il profilo della libertà di stampa. Tanti gli episodi di violenza contro cronisti e reporter negli ultimi mesi

Trecentosettantacinque anni. Tanto è il tempo trascorso dalla pubblicazione di “Aeropagitica” di John Milton con cui lo scrittore inglese si scagliava contro la censura sulla stampa britannica perpetrata dal “Press Ordinance” (l’editto sulla stampa) approvato dal parlamento. La stampa, e la libertà d’espressione in genere, sono sempre stati, ciclicamente, sotto attacco da questo o quel potere interessato a silenziare qualsiasi forma di dissenso. È corretto affermare che una stampa libera costituisce un formidabile anticorpo contro la nascita di forme di governo autoritarie, dispotiche o, peggio, totalitarie. Non è un caso che le Nazioni Unite abbiano deciso di dedicare a questo tema una giornata ad hoc, identificata nel 3 maggio per celebrare l’anniversario della dichiarazione di Windhoek sui principi della stampa libera. Anche l’Italia si prepara ad unirsi alle celebrazioni con diverse iniziative tra cui spiccano quelle organizzate a Roma, tra gli altri, dall’Ordine dei Giornalisti e dalla Federazione Nazionale della Stampa.

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IN ITALIA. Freedom House è tra le Ong più stimate al mondo per le proprie analisi, tra gli altri argomenti, sulla libertà di stampa che caratterizza i vari Paesi del globo. Il suo giudizio sul caso italiano, negli anni, è stato sempre molto severo. Fino all’ultimo report pubblicato l’anno scorso, il nostro Paese continua ad essere considerato come parzialmente libero. Le criticità evidenziate da Freedom House sono molteplici. In primis, il dito viene puntato sulle attuali normative inerenti la diffamazione a mezzo stampa. Secondo gli analisti, la possibilità di intimorire i cronisti con le cosiddette “querele temerarie” esponendoli al pagamento di ingenti spese legali o ad eventuali condanne “facili” costituirebbe un forte freno verso il giornalismo d’inchiesta. Un altro enorme deficit strutturale riguarda la concentrazione nelle mani di pochi della proprietà dei principali mezzi d’informazione. Il caso più eclatante riguarda la proprietà da parte della famiglia Berlusconi di Mediaset, del gruppo editoriale Mondadori e del quotidiano “Il Giornale”. Ma si potrebbero citare altri esempi come quello dell’ex governatore della Sardegna (in carica dal 2004 sino al dicembre 2008) Renato Soru, fondatore della società di telecomunicazioni Tiscali. Questi, dopo la sua elezione, ha lasciato il controllo della società, pur continuando a mantenerne il 18% del capitale. Ulteriori critiche vengono mosse alla struttura dell’autorità garante per le telecomunicazioni, l’Agcom. Il fatto che la nomina del suo direttore e del Cda sia di esclusiva pertinenza politica determinerebbe una cruciale mancanza di neutralità nello svolgimento del suo lavoro di controllo. Si aggiunga infine la lunghissima lista di attentati ed intimidazioni subita da vari cronisti e testate giornalistiche da parte di esponenti della criminalità organizzata o da parte di esponenti politici.

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LA CASO SPADA. Come dimenticare la violenza con cui Roberto Spada, esponente dell’omonimo clan mafioso di Ostia, ha colpito con una testata al volto il giornalista Daniele Piervincenzi, inviato del programma “Nemo”, fratturandogli il setto nasale. Vittima dello stesso clan è la giornalista Federica Angeli che per le sue inchieste e denunce vive sotto scorta da 5 anni ed è stata più volte fatta oggetto di minacce di morte. A febbraio di quest’anno, a seguito dell’inchiesta sulla gestione dei rifiuti in Campania realizzata dalla testata online “Fanpage.it”, la cognata del direttore dello stesso quotidiano si è vista bruciare il proprio appartamento a Napoli. Molto più recente, invece, il ceffone che l’ex ministro Mario Landolfi ha rifilato al giornalista Danilo Lupo reo di averlo avvicinato per un’intervista.

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LE INIZIATIVE. Da registrare l’intervento dell’Alta rappresentante per la Politica estera e di sicurezza dell’Unione europea, Federica Mogherini, che con le sue parole ha voluto riaffermare l’impegno concreto dell’Ue sull’argomento: «Condanneremo sistematicamente le violenze contro i giornalisti e ci opporremo – sia nei contatti bilaterali con i paesi terzi sia nelle sedi multilaterali e regionali – a tutte le leggi, normative o pressioni politiche che limitano la libertà di espressione e adotteremo misure concrete per prevenire e rispondere agli attacchi contro giornalisti e blogger, tra cui l’assistenza emergenziale volta a proteggere i difensori dei diritti umani esposti a grandi rischi, a volte tramite una nuova sistemazione. Oggi ribadiamo la determinazione dell’Ue a continuare a proteggere e promuovere l’esercizio della libertà di opinione e di espressione da parte di tutti e ovunque, in base ai principi di uguaglianza, non discriminazione e universalità, attraverso ogni mezzo, entro e oltre le nostre frontiere». A Roma, diverse sigle tra cui la Federazione nazionale della Stampa italiana, Usigrai, Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Articolo21, Odg Lazio, Amnesty International Italia e Rete NoBavaglio hanno organizzato un incontro che si svolgerà dalle 10 alle 13 al liceo statale “Terenzio Mamiani” sulla libertà di stampa in cui sarà proiettato un video sui giornalisti di Cumhuriyet sotto processo in Turchia. Sempre oggi, l’associazione “Ossigeno per l’informazione”, con il patrocinio dell’Unesco, del Comune di Roma e dell’Ordine dei giornalisti del Lazio, organizza un evento alla Casa del Jazz dove alle ore 11 si renderà omaggio alle vittime delle mafie e ai giornalisti uccisi a causa del loro lavoro. «La Casa del Jazz – si legge in una nota di Ossigeno – è un bene confiscato alla mafia e la scelta di questo luogo per celebrare la giornata intende rendere sempre più visibile la capacità delle istituzioni di sottrarre alla criminalità organizzata i proventi illeciti e di restituirli ai cittadini attraverso attività di pubblica utilità».

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