Politica

Lunedì nuove consultazioni: l’ultima carta di Mattarella per un nuovo governo

Dopo i tentativi falliti il presidente della Repubblica tenta un giro conclusivo di colloqui al Colle per verificare «se i partiti abbiamo altre prospettive di governo». Nel frattempo si fa strada l’ipotesi di un governo di “tregua”

Il tempo concesso ai partiti per dare una maggioranza a questo Paese sembra essere scaduto. Lunedì, quando saranno ormai trascorsi due mesi dal voto, Mattarella convocherà di nuovo tutti i partiti per un ultimo giro di consultazioni in un solo giorno. Il presidente della Repubblica non ha atteso nemmeno l’esito formale della direzione del Pd, ormai ininfluente viste le spaccature interne, per scendere in campo. Sarà l’ultima chance per verificare «se i partiti abbiamo altre prospettive di governo».

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NUOVE CONSULTAZIONI. «A distanza di due mesi le posizioni di partenza dei partiti sono rimaste immutate – fa sapere il Quirinale in una nota – Non è emersa alcuna prospettiva di maggioranza di governo. Nei giorni scorsi è tramontata anche la possibilità di una intesa tra il M5s e il Pd. Il presidente Mattarella svolgerà nuove consultazioni, in un’unica giornata, quella di lunedì, per verificare se i partiti propongano altre prospettive di maggioranza di governo». Insomma il presidente della Repubblica prova per l’ultima volta la carta delle consultazioni per capire se esistono altre intese possibili per arrivare alla formazione dell’esecutivo. Sarà lunedì il nuovo possibile giorno di svolta. Il capo dello Stato ha deciso di lasciar passare il weekend per consentire ai partiti un nuovo margine di riflessione.

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PREINCARICO O GOVERNO DI TREGUA. Dopo i falliti tentativi di Casellati e Fico di trovare una maggioranza tra centrodestra-M5s e M5s–Pd, sembra del tutto fuori discussione conferire un preincarico sia a Salvini che a Di Maio. I sessanta giorni trascorsi dal voto sono stati sprecati in un noioso tira e molla tra M5S e Lega, mentre continua a rimbalzare nei palazzi la voce di un esecutivo guidato dal leghista Giorgetti e appoggiato dal centrodestra e da una parte del Pd. Ma la premessa generale è che il presidente della Repubblica non darà mai un incarico al buio, cioè senza che ci siano numeri solidi in Parlamento per una fiducia. Esclusa anche l’ipotesi di un voto a giugno, resa impossibile anche dalle regole che disciplinano le elezioni all’estero. L’ultima carta da giocare resta quella di un governo di “tregua” in grado di approvare la legge di stabilità e affrontare gli importanti impegni europei in attesa di un ritorno alle urne nella primavera del 2019. In questo caso, si potrebbe arrivare alle nuove elezioni con un prolungamento del governo Gentiloni o con un nuovo esecutivo guidato da una figura istituzionale.

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