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Giro d’Italia 2018, partito da Gerusalemme nel segno di Bartali

La prima tappa a cronometro del Giro 2018, vinta da Tom Dumoulin, è stata preceduta dalla cerimonia dedicata al campione italiano di ciclismo, salvatore di centinaia di ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale e “Giusto tra le Nazioni” dal 2013

Gerusalemme crocevia di popoli, Gerusalemme e i profumi d’Oriente, Gerusalemme e il Giro d’Italia 2018, Gerusalemme da oggi patria anche di Gino Bartali. La città santa ha conferito il titolo di cittadino onorario d’Israele a “Ginettaccio”, com’era soprannominato il campione fiorentino. In questo inizio simbolico della competizione, al via per la quarta volta fuori dal territorio italiano, Israele ha voluto riconoscere l’eroismo di un umile ma grande uomo, prima ancora che sportivo, il cui coraggio ha permesso il salvataggio di circa 800 ebrei a cavallo tra il 1943 ed il 1945. Bartali, prestandosi come corriere di documenti d’identità falsi lungo i 350 km della tratta Firenze-Assisi, ha più volte rischiato di essere scoperto dall’Ovra, i servizi segreti fascisti, ed una volta fu anche temporaneamente arrestato prima del successivo rilascio per mancanza di prove. Nella sua mitica bici, Bartali ha custodito sapientemente le speranze di salvezza di tanti uomini e donne, ebrei italiani scampati all’eccidio. Si racconta che dopo il tentato omicidio di Togliatti nel 1948, De Gasperi e Andreotti chiamarono Ginettaccio per chiedergli di vincere il Tour de France e distogliere così l’attenzione popolare da un clima che minacciava di esplodere in guerra civile. Nel pirotecnico duello col rivale di sempre, Fausto Coppi, durato per tutta la sua carriera riuscì a vincere tre Giri d’Italia e due Tour de France.

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IL LATO OSCURO DEL GIRO. Non è tutto oro ciò che luccica. Nonostante il simbolismo e la patina suggestiva di cui si è ammantata l’edizione attuale del Giro, non sono mancate le polemiche, anche aspre. Proprio la scelta di Gerusalemme non ha messo proprio tutti d’accordo. A partire dalla scelta iniziale, poi ritratta, di inserire nel percorso ufficiale del Giro la dicitura “Gerusalemme Ovest” che ha scatenato le ire del governo israeliano, il quale aveva minacciato di lasciare la competizione prima ancora della sua partenza. Era tuttavia scontato che la scelta opposta, quella della dicitura “Gerusalemme”, avrebbe sollevato le ire dei palestinesi e di molte Ong che non hanno mai riconosciuto l’occupazione della parte Est della città da parte degli israeliani, in violazione tra l’altro di innumerevoli risoluzioni delle Nazioni Unite. Le diatribe non si sono però limitate al semplice aspetto sportivo, sono stati in tanti a criticare la partecipazione alla competizione del corridore inglese Chris Froome, al centro di un’indagine ancora non chiarita su un possibile utilizzo di doping durante l’ultima Vuelta, la competizione nazionale spagnola. Fra i primi ad attaccarlo il rivale Tom Dumoulin, vincitore oggi della prima cronometro individuale e del Giro 2017, fra i principali accreditati per la vittoria finale insieme a Froome: «La presenza di Froome qui non è un bene per il ciclismo. Magari vincerà e dopo poche settimane decideranno che perderà il successo. Non sarebbe gradevole neppure per lui – spiega l’olandese – La mia squadra aderisce al movimento del ciclismo credibile e prevede la sospensione di un corridore positivo. Io al posto di Froome non avrei partecipato a questa edizione del Giro».

LE TAPPE. 21 tappe per 23 giorni di gara. 3.562,9 Km totali, una media di circa 170 per tappa, 2 crono individuali, 7 gli appuntamenti per i velocisti e 8 quelli per gli scalatori. Le prime 5 tappe, tra Israele e Sicilia, saranno tappe veloci con pochi ostacoli degni di nota dal punto di vista delle scalate. Il tragitto toccherà luoghi simbolici come quelli in cui vissero Ben Gurion (fondatore di Israele) e Sde Boker. In Sicilia si passerà dalla bella Caltagirone con le sue ceramiche e da Santa Ninfa per celebrare il 50° anniversario del terremoto del Belice, senza dimenticare la valle dei templi nell’agrigentino. Sempre in Sicilia la sesta tappa porterà i corridori a scalare il primo grande ostacolo rappresentato dall’Etna, arrivo in salita a quota 1736 mt presso l’osservatorio astrofisico. Significativa anche l’ottava tappa che attraverserà il Cilento per arrivare al santuario di Montevergine di Mercogliano, a quota 1260. Si replica alla tappa successiva con la sfida del Gransasso, 2135 mt d’altitudine. La decima tappa, la più lunga con i suoi 239 km passerà per i luoghi della tragedia del Rigopiano. Ma la tappa forse più decisiva sarà la quattordicesima con la temutissima salita del Monte Zoncolan, 1730 mt d’altitudine con pendenze fino al 22%. Anche la diciannovesima tappa presenta salite molto impegnative come il Colle delle Finestre, arrivo a Bardonecchia. Passerella finale a Roma il 27 maggio con i corridori che affronteranno per 10 volte un circuito tracciato nel centro cittadino.

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