Cultura

Eurovision, vince Netta: «La mia sfida ai cliché»

La cantante israeliana trionfa all'Eurovision Song Contest di Lisbona con una canzone in linea con #MeToo. «Tutti mi dicevano che una ragazza grassa non poteva fare pop». È la rivincita delle "curvy", anche a The Voice la vincitrice è un po' rotondetta

Lisbona. Israele aveva vinto l’Eurovision Song Contest più volte dalla prima partecipazione nel 1973, l’ultimo trionfo vent’anni fa, quando Dana International strappò la corona di reginetta d’Europa a Birmingham con il suo iconico inno da discoteca “Diva”. Ma il 1998 è stato molto tempo fa, e Israele aveva voglia di riportare l’Eurovision Song Contest fra le sacre mura di Gerusalemme. Netta Barzilai si è mostrata subito la carta vincente. Una miscela avvincente di Björk, Yelle e MIA, Netta si è distinta dal gruppo dei concorrenti ed ha conquistato il voto popolare e quelle delle giurie, battendo il supermacho austriaco e la superdonna cipriota con la sua “Toy”, un misto di eccentrici loop vocali, maneki-neko, riferimenti Pokemon e mosse di danza del pollo, con riferimenti al movimento femminile #MeToo nel testo: «Io non sono il tuo giocattolo, stupido ragazzo» si ascolta nel ritornello. «La canzone ha un messaggio importante: il risveglio del potere femminile e della giustizia sociale, avvolto da un’atmosfera colorata e felice» spiega lei ancora incredula per la vittoria all’Altice Arena di Lisbona. «Sapevo che stavamo creando qualcosa di unico e diverso, ma mai in un milione di anni avrei pensato che la canzone avrebbero avuto una risposta così positiva».

«COME MI VEDEVANO GLI ALTRI». Netta si è portata a casa il suo Pikachu, come canta in “Toy” pur non avendo il physique du rôle della star. «Sono una bambina molto papavero» ride. «All’inizio non potevo essere papavero perché sai, le stelle del pop sono sottili, belle e leggere, e non mi sono mai sentita bella, magra e leggera. Quando sei una ragazza grassa e vuoi essere una musicista devi avere una voce “big mama”, devi cantare come Adele o Aretha Franklin. La gente si aspetta di essere “commossa” dalla tua voce. Ci sono cascata per molto tempo. Mi è stato detto d’indossare vestiti neri perché snelliscono, che le gonne corte non fanno per me. Le maniche corte non fanno per me. Non sei sexy o bella. “Sei divertente, questo è quello che sei” mi ripetevano. Le persone sono bloccate in questo stato d’animo. Finché ho deciso di essere me stessa, di sfidare i cliché. Ho sempre voluto esplorare la cultura pop e non mi veniva offerta la possibilità… Non esiste».

«COME MI VEDO IO». Così quando si è presentata a HaKokhav HaBa (Rising Star – la versione israeliana di X Factor, dove il premio è una possibilità di rappresentare il Paese all’Eurovisione) «ho deciso di essere me stessa». E con una macchina looper Netta ha cominciato a «fare rumori divertenti» sbaragliando gli avversari. «Vedo la mia musica come una cosa visiva. Quando sono sul palco sono molto espressiva con la mia faccia e attraverso la mia esibizione: un po’ come un’attrice ma non proprio». Soprattutto, Netta ha «imparato a non aver paura di dire “hey, facciamolo in questo modo” e a non aver paura di mettere una gonna corta».

GRASSO è BELLO. La vittoria di Netta fa seguito a quella di Maryam Tancredi al talent di Rai2 “The Voice 2018”. Anche la diciannovenne napoletana è una ragazza “curvy”, lontana dalle misure di una top model. Al contrario della collega israeliana, però, Maryam ha ceduto ai cliché, inseguendo le tracce che portano a modelli come Adele ed entrando a far parte del team di un cantante tradizionale come Al Bano.

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Giuseppe Attardi

Laureato in Lettere moderne. Giornalista professionista. Ha collaborato con Ciao2001, Musica Jazz, Ultimo Buscadero, Il Diario di Siracusa. È stato caposervizio agli spettacoli al quotidiano "La Sicilia". Nel 2018 ha curato il libro "Perché Sanremo è (anche) Sicilia". Ha assistito a tutte le prime dei tour mondiali degli U2.

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