Politica

Il governo non c’è. Salvini e Di Maio chiedono altro tempo

Tra Lega e M5s ci sono ancora molti punti di divisione ma su una cosa sono d’accordo: il nuovo esecutivo si reggerà sui temi. «Vengono prima i temi di coloro che ne saranno gli esecutori» per il capo pentastellato. «Non mi appassiona il toto-nomi, mi appassiona il toto-cose» conferma il leder del Carroccio

Si va ai tempi supplementari. I leader di Lega e Movimento Cinque Stelle hanno chiesto ancora qualche giorno per mettere a punto il contratto di governo. E Mattarella ha acconsentito. La partita tra Lega e M5S si gioca quindi sui temi e sui nomi. «Con Salvini siamo d’accordo di non fare pubblicamente nomi – ha detto Di Maio dopo il colloquio con il presidente della Repubblica – Abbiamo chiesto a Mattarella qualche altro giorno per poter chiudere definitivamente la discussione sui temi. Se parte questo governo, parte la Terza Repubblica». «Stiamo facendo uno sforzo enorme per dare un governo stabile al Paese – ha commentato il leader della Lega – se avessimo ragionato in termini di sondaggi e di opportunismi avremmo potuto lasciare tutto nelle mani del presidente con la prospettiva di un rapido ritorno al voto. Invece siamo qui».

TEMPI SUPPLEMENTARI. Nonostante la buona volontà di «trovare una quadra» i programmi delle due forze politiche su alcuni punti sono ancora distanti. Perfino «molto distanti», come ha sottolineato Matteo Salvini a proposito per esempio del tema immigrazione, su cui chiede «mani libere per fermare il business dello sfruttamento». Salvini ha sottolineato la necessità di individuare una linea comune sull’Europa che parta dal presupposto di una rimozione o di un forte allentamento dei vincoli di bilancio. E ha indicato come essenziali nell’accordo l’eliminazione della legge Fornero, il diritto all’autodifesa dei cittadini e la riduzione dei tempi dei processi. I tempi supplementari non servono solo per chiudere il contratto con la Lega, ma anche a consultare gli iscritti al Movimento: saranno loro «a decidere con il voto online – ha precisato Di Maio -se fare partire il governo con questo contratto oppure no». essa formula, ma nelle piazze italiane, sceglie la Lega che sabato e domenica prossimi organizza un referendum nei gazebo per sondare il gradimento degli italiani sul contratto di governo.

NIENTE NOMI. Tra Salvini e Di Maio ci sono ancora molti punti di divisione ma su una cosa entrambi i leader hanno concordato lasciando il Colle: i programmi sono alla base del nuovo governo che vedrà la luce. «L’ultima cosa che vogliamo è prendere in giro gli italiani dicendo che va tutto bene quando ci sono ancora punti da verificare – ha chiarito Salvini – Non mi appassiona il toto-nomi, mi appassiona il toto-cose. Con Di Maio stiamo lavorando giorno e notte e sono contento che ci si stia prendendo tutto il tempo necessario». Se non si raggiunger un accordo sul contratto il governo M5S-Lega non partirà neppure. «Stanno cambiando i riti della politica – ha sottolineato Di Maio – vengono prima i temi di coloro che ne saranno gli esecutori». Di nomi, tuttavia, ne erano circolati almeno due nelle ultime ore: Giuseppe Conte e Guido Sapelli, uno segnalato dal M5S e l’altro dalla Lega. Ma dagli incontri al Colle non esce alcun nome di futuro premier. Non ancora.

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