Economia

Uscire dall’euro per riconquistare la sovranità monetaria. Cosa accadrebbe in Italia?

Quali sarebbero gli effetti del ritorno alla lira per la nostra economia? Che conseguenze avrebbe per le tasche dei cittadini? Pro e contro della tanto dibattuta ipotesi di fuoriuscire dall'Euro

Il modo più efficace per far apparire vero il falso è quello di non raccontarla tutta. Dire che l’euro ci ha procurato soltanto dei guai e che la soluzione sia rappresentata dalla sempreverde “sovranità monetaria” è in parte vero e in parte falso. E per capire se è cosa buona o cosa cattiva bisogna valutare la questione nella sua interezza, considerando quale delle due componenti, tra costi e benefici, ha il peso maggiore. Ovviamente, sarà necessario conoscere i fatti e possedere le competenze tecniche per poterli adeguatamente interpretare. Fatta questa breve premessa, cominciamo col dire che le critiche contro la moneta unica non sono affatto gratuite, anzi.

SVALUTAZIONE E DEFICIT. Ingabbiare 19 Stati diversi in un regime di cambi fissi (di questo si tratta, in realtà), senza poi procedere ad una unificazione fiscale e politica degli stessi Paesi, è stato di certo un grave errore. Il problema maggiore si è evidenziato nel fatto di non poter più utilizzare la leva monetaria, strumento che consente ad uno Stato in difficoltà di recuperare competitività tramite quelle svalutazioni pilotate già ampiamente utilizzate in passato dai nostri governanti. Inoltre, l’introduzione dell’euro ha imposto rigidi vincoli di bilancio, tra cui un tetto del 3% al deficit che non consente quella elasticità di cassa utile a stimolare l’economia nei periodi di crisi. Se questi sono i problemi (svalutazione e deficit), la sovranità monetaria apparirebbe la logica soluzione. Vedremo adesso, seguendo il metodo sopra richiamato, di effettuare una valutazione degli intuitivi vantaggi della supposta reintroduzione della lira contrapponendoli, però, adeguatamente ai relativi costi, onde evitare quelle pericolose e fuorvianti mezze verità a cui abbiamo accennato.

LEGGI ANCHE: Gli oracoli della finanza e l’inutilità del market timing

LE SVALUTAZIONI COMPETITIVE. Quando uno Stato sovrano svaluta la propria moneta, le aziende domestiche traggono un beneficio nelle esportazioni in misura correlata all’entità della svalutazione stessa. Se il dollaro si rivaluta del 30% rispetto alla lira, per esempio, i consumatori americani potranno acquistare i prodotti Italiani con uno “sconto” del 30%. Circostanza che, intuitivamente, produrrà un conseguente aumento di competitività alle aziende nostrane. Per contro, le svalutazioni producono, altre ai vantaggi anzidetti, un aumento dell’inflazione che inevitabilmente si materializza per effetto dell’aumento dei prezzi di acquisto delle merci provenienti dall’estero. Ora, al fine di soppesare proficuamente vantaggi e limiti della questione dobbiamo considerare che l’Italia non possiede quasi per nulla materie prime che vengono dunque acquistate all’estero per poi essere trasformate in prodotti finiti. Basta fare due conti per constatare che i vantaggi nelle esportazioni difficilmente sarebbero sufficienti a controbilanciare il peso di un aumento delle materie prime considerando anche gli effetti della conseguente lievitazione dei costi energetici. La storia, anche recente, ci offre svariati esempi, in varie zone del mondo, di Stati dotati di piena sovranità monetaria alle prese con incontrastabili e dirompenti fiammate inflazionistiche. Degno di rilievo il fatto, inoltre, che la spirale dell’Inflazione andrebbe a colpire soprattutto i salari e quindi i ceti meno abbienti. Ciò in quanto le aziende, per recuperare competitività, dovranno ridurre i salari reali e/o procedere alla riduzione del personale per ridurre i costi.

LEGGI ANCHE: Pericolo Derivati per l’Italia

I VINCOLI NEL DEFICIT DI BILANCIO. L’elasticità di cassa è molto importante per uno Stato in quanto può consentire di poter adeguatamente affrontare le fasi di contrazione economica tramite misure di politica monetaria espansive, evidentemente mirate a stimolare la domanda interna nonché ad effettuare quegli investimenti necessari che, a regime, potranno produrre benefici superiori ai costi che si sono resi necessari.
Se questo è vero, ed è vero, esiste però una condizione necessaria affinché tali misure espansive abbiano gli effetti sperati: l’efficienza del sistema nel suo complesso. Diversamente, detti interventi producono ulteriori danni in quanto vanno ad aumentare lo stock del debito senza, di contro, apportare alcun beneficio. E può forse dirsi efficiente il nostro sistema? A tal proposito, contrariamente a quanto si è facilmente portati a credere, un’analisi dei fatti corretta e scevra da condizionamenti di carattere ideologico, conduce alla ragionevole conclusione che il nostro enorme debito pubblico è essenzialmente frutto di corruzione, evasione fiscale estrema, sprechi vari, clientele, privilegi, burocrazia, lentezza esasperante nella giustizia, ecc. E se la moneta unica ha determinato le notevoli criticità a cui abbiamo prima accennato è facile ipotizzare che, in assenza della protezione dell’euro, ben difficilmente avremmo potuto superare le gravissime crisi finanziarie del recente passato.

LEGGI ANCHE: Febbre da bitcoin: moneta del futuro o bolla speculativa?

LE CONSEGUENZE DELL’USCITA DALL’EURO. Se anche fosse vero (e non lo è) che l’euro ha portato più svantaggi che benefici, è davvero difficile poter dimostrare un ipotetico ripristino della moneta nazionale in Italia in assenza di gravissime conseguenze. Si consideri, tra l’altro, che un passaggio tanto delicato e complesso non potrebbe certo avvenire dalla sera al mattino. Le inevitabili procedure democratiche imporrebbero ampie e complicate discussioni di carattere operativo, sia al nostro interno che con gli altri Paesi membri. Nel frattempo, chiunque fosse titolare di Titoli di Stato italiani avrebbe la certezza di una loro imminente e imponente perdita per effetto della loro ridenominazione in una moneta destinata a subire una forte svalutazione. È ovvio che la naturale conseguenza sarebbe una colossale corsa alla vendita di tali titoli con i nefasti esiti che facilmente possiamo immaginare. Inoltre, ogni cittadino italiano, nella circostanza appena ipotizzata, avrebbe enormi vantaggi a trasformare immediatamente in altra valuta estera ogni euro posseduto e, pertanto, si assisterebbe ad un massiccio spostamento di capitali verso altri Paesi, al giorno d’oggi difficilmente contrastabile. E ancora, chiunque fosse titolare di un debito in euro (mutui casa compresi) lo vedrebbe aumentare nella stessa misura della svalutazione della nuova lira contro euro che, verosimilmente, non sarebbe inferiore al 30/40%. In definitiva, non si capisce come l’uscita dall’euro possa concretizzarsi senza gravissime conseguenze di portata inimmaginabile per i cittadini Italiani e non solo. Ciò che serve davvero è una spinta verso l’efficienza interna, con l’eliminazione delle nostre ataviche criticità unitamente ad una profonda rivisitazione dei Trattati europei con cui procedere verso una reale e completa federazione di Stati, integrati e solidali tra di loro. Siamo condannati a guardare avanti. Piaccia o no, la verità è questa.

Tags

Giuseppe Cannizzaro

Laureato in economia aziendale, svolge l’attività di Consulente Finanziario dal 1984, per professione e per passione. È consulente dell’attuale Amministrazione Comunale del Comune di Messina, C.T.U. presso il Tribunale di Messina, C.T.P. (consulente tecnico di parte) nell'ambito di contenziosi bancari. Ritiene fondamentale la collaborazione con professionisti di altri settori al fine di fornire alle famiglie servizi polispecialistici, integrati e sinergici di consulenza patrimoniale globalmente intesa. È esperto in contratti derivati che ritiene una pericolosa minaccia (sottostimata) per la tenuta del sistema economico/sociale mondiale.

Related Articles

Close