Italia

Silvio Berlusconi e l’eredità fantasma, la fake news che ha ingannato l’Italia

La storia del fantomatico lascito milionario di una signora abruzzese al leader di Fi, del tutto falsa, è rimbalzata sui principali siti d’informazione italiana prima di essere smascherata come bufala

Cambiano i governi e passano le stagioni ma al centro del dibattito pubblico italiano c’è sempre lui, Silvio Berlusconi. Questa volta, però, al centro delle cronache il leader di Forza Italia c’è finito involontariamente, a causa di una fake news confezionata ad arte su una fantomatica eredità di 3 milioni di euro. Prima le consultazioni e le liti con gli alleati di governo, poi la riabilitazione ottenuta dal tribunale di sorveglianza di Milano, la gaffe sessista durante la campagna elettorale in Valle D’Aosta ed infine l’eredità fantasma: Silvio ed il berlusconismo rimangono al centro dei riflettori, nonostante tutti, nonostante tutto.

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LA BUFALA CHE HA INGANNATO LA RETE. È raro che le principali testate giornalistiche caschino così facilmente in una notizia palesemente infondata, eppure hanno abboccato in tanti. Come Il Fatto, il Corriere, il Giornale o il Tempo, solo per citarne alcuni. Lo scoop sarebbe stata la pingue eredità di 3 milioni di euro che una fantomatica Anna C., ex dipendente della Segreteria Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, avrebbe lasciato a Berlusconi per ringraziarlo degli anni di collaborazione professionale trascorsi insieme. A darne notizia sarebbe stato il millantato avvocato Andrea Ferrari attraverso la Fir, Fondazione Italiana Risparmiatori, che il Corriere ha definito «la fabbrica italiana delle fake news». Nel sito web della fondazione questa è presentata come «un’associazione di consumatori e utenti, liberamente costituita, autonoma, senza fini di lucro e a base democratica e partecipativa». La sezione “contatti”, però, riporta soltanto un numero di cellulare anonimo e la Fir non risulta nel registro delle fondazioni lombarde, non ha codice fiscale né partita Iva. Lo stesso sito web è stato registrato appena quattro mesi fa, nella Repubblica Ceca. La sede fisica è indicata in via Tortona 37 a Milano, in pieno centro del capoluogo lombardo. Per approfondire la vicenda, lo stesso Corriere aveva chiamato qualche giorno fa al numero anonimo indicato nel sito, ha risposto un certo «Andrea Rossi, avvocato»: che aveva promesso al giornale di «spedire via mail carta d’identità, atto fondativo e statuto della fondazione, riferimenti dei notai coinvolti». Chiaramente, nessuna risposta è ancora pervenuta. Ciò che sorprende è il modo assai banale con cui molti giornali importanti si sono fatti gabbare da questa fake news tanto che, ad esempio, il Fatto si è scusato con i lettori per la grave mancanza di professionalità.

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ALLARME FAKE NEWS. La vicenda dell’eredità fantasma a Silvio Berlusconi riapre l’annosa questione dell’attendibilità delle informazioni che circolano sui media ed, in particolare sul web. Recentemente è stata pubblicata sul tema una ricerca dal titolo “Misurare la portata delle fake news e della disinformazione online in Europa” elaborata dai ricercatori Richard Fletcher, Alessio Cornia, Lucas Graves, and Rasmus Kleis Nielsen, per il Reuters Institute for the Study of Journalism. Le rilevazioni degli studiosi si sono concentrati su due Paesi in particolare, la Francia e proprio l’Italia. Gli esiti dell’indagine hanno appurato che i principali siti che diffondono fake news sono seguiti da un numero davvero esiguo di internauti, i problemi sorgono quando queste notizie vengono diffuse sui social network e raggiungono numeri importanti di interazioni e visualizzazioni. Una diffusione virale, dunque, che non risparmia nessuno, come abbiamo visto. Non è infatti possibile tracciare una distinzione manichea tra utenti che si approvvigionano soltanto su siti poco attendibili ed utenti “virtuosi” che scelgono soltanto canali “attendibili”. Spesso i due comportamenti si sovrappongono creando un limbo difficile da decifrare. La ricerca si conclude con una stoccata finale al nostro Paese: «alcuni attori politici sono ampiamente considerati come importanti produttori e distributori di disinformazione»

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